Salute 26 Febbraio 2019

Professioni sanitarie, festa per i 20 anni della legge 42. Beux (TSRM e PSTRP): «Passaggio fondamentale, ha anticipato i tempi. Ora sfida è sinergia tra competenze»

Alla Camera evento con tutti i protagonisti della norma che ha cancellato il carattere ausiliario delle professioni sanitarie. Il presidente dell’Ordine dei Tecnici Sanitari Radiologia Medica e delle Professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione: «Abbiamo più di 140mila preiscritti, quasi 60mila iscritti: ora devono interagire tra di loro per far sì che si crei quella sinergia valoriale, relazionale, di competenze professionali che possa poi avere quella ricaduta positiva nella qualità delle cure»

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Una grande festa delle professioni sanitarie, ripercorrendo le tappe che hanno portato alla creazione del grande Ordine multialbo TSRM e PSTRP con la legge 3 del 2018 e guardando al futuro, alle nuove sfide che attendo le 19 professioni rappresentate dal Presidente Alessandro Beux. Tutto questo è avvenuto nell’incontro “I primi vent’anni della legge 42 del 1999” che ha visto sfilare nella Nuova Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati tutti i protagonisti in Parlamento e fuori di un percorso lungo, complesso ma alla fine vincente che ha rivoluzionato la sanità italiana.

Oltre ad Antonio Bortone e Fernando Capuano, presidente e responsabile degli eventi istituzionali del Conaps, il Coordinamento nazionale associazioni professioni sanitarie, e a Francesco Saverio Proia, consulente Aran ed Agenas e già dirigente e consulente del Ministero della Salute, tanti i protagonisti della sanità e delle istituzioni presenti: il Presidente della Fnomceo Filippo Anelli, la presidente della Fnopo Maria Vicario, e poi gli ex ministri della Salute Mariapia Garavaglia e Beatrice Lorenzin agli ex parlamentari Augusto Battaglia, Ferdinando Di Iorio, Antonio Tomassini, e ancora i protagonisti della politica di oggi Rossana Boldi (Lega), Maria Teresa Bellucci (Fdi), Vito De Filippo (Pd), è stato lungo l’elenco delle persone intervenute. Ma i protagonisti della festa sono stati i rappresentanti delle associazioni maggiormente rappresentative delle professioni sanitarie: gli educatori professionali, i fisioterapisti, i logopedisti, gli ortottisti, i podologi, i tecnici della riabilitazione psichiatrica, i terapisti della neuro psicomotricità dell’età evolutiva, gli igienisti dentali, i terapisti occupazionali, i dietisti, gli audiometristi, gli audioprotesisti, i tecnici della fisiopatologia cardiocircolatoria, i tecnici ortopedici, i tecnici di laboratorio biomedico, i tecnici sanitari di neurofisiopatologia, i tecnici sanitari di radiologia medica, gli assistenti sanitari, i tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro. Al presidente Alessandro Beux il compito di fare la sintesi e di traghettare questi professionisti verso il nuovo ordine: sono 140mila i preiscritti, una fase transitoria che terminerà nel settembre del 2019.

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Presidente Beux, 20 anni dalla legge 42 del 1999 che è stata una pietra miliare per le professioni sanitarie. Cosa è cambiato in questi anni, a parte l’istituzione dell’Ordine che lei rappresenta, ma anche culturalmente…

«Venti anni da quella legge che appartiene a quel gruppo di norme che anticipano i tempi. Contengono elementi che hanno l’obiettivo di modificare il contesto all’interno del quale sono state promulgate e sul quale vogliono intervenire modificandolo in meglio. È cambiata la consapevolezza delle professioni sanitarie che anche grazie alla legge 42 hanno superato il loro passato di ausiliarietà e si sono sempre più sentite chiamate in modo direttamente responsabile a dover rendere conto del proprio operato all’interno del sistema sanitario. La legge 42 è stata ovviamente affiancata e sostenuta dal passaggio della formazione dalla dimensione regionale a quella universitaria che ha dato strumenti affinché la maggior piena responsabilità delle professioni riconosciute dalla legge potesse compiersi in termini sostanziali, qualitativi. Resta ancora una parte della dimensione culturale da compiere, da perfezionare perché non ancora tutti i professionisti hanno aderito in modo pieno e completo al paradigma della legge 42, e quindi non ancora tutti i professionisti riescono a partecipare all’attività sanitaria quotidiana con quell’autonomia, quel senso di responsabilità , quella consapevolezza che dovrebbero invece garantire a se stessi, al sistema sanitario e attraverso di questo alla qualità delle cure e quindi delle persone assistite. Il percorso oramai ventennale è stato tracciato, è irreversibile, stiamo davvero parlando di un’opera di cesello per andare a perfezionare chi più di due decenni fa in modo molto sensibile, lungimirante e politicamente e istituzionalmente responsabile aveva pensato si dovesse realizzare».

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L’Ordine che lei presiede è ormai consolidato, migliaia di professionisti sono iscritti. Quali sono le sfide per il futuro?

«La sfida per noi principale era e continua ad essere l’integrazione. Noi adesso abbiamo un Ordine che era un contenitore che non c’era e adesso c’è. Abbiamo più di 140mila preiscritti, quasi 60mila iscritti, cioè persone che sono uscite dal percorso dematerializzato innovativo che abbiamo costruito la scorsa primavera. Questi professionisti che sono stati anche formalmente inseriti all’interno del contesto istituzionale devono cominciare ad interagire tra di loro per far sì che si crei quella sinergia valoriale, relazionale, di competenze professionali che possa poi anche qui nel medio lungo periodo avere quella ricaduta positiva nella qualità delle cure, quindi delle prestazioni sanitarie perché ricordiamoci che a prescindere dai contesti, dai contenuti normativi, istituzionali e formativi, il focus è quello poi di convergere sempre sulle persone che hanno bisogno di assistenza sanitaria all’interno del Sistema sanitario per garantire loro il meglio di ciò che oggi è possibile apportare».

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