Salute 21 Ottobre 2019

Più di 200 ceppi batterici abitano la superficie oculare: scoperto il microbioma degli occhi

Tra i principali temi di discussione del 6° Congresso su Nutraceutica e Occhio che si è svolto a Roma, si tratta di un’area di ricerca emergente da cui ci si aspetta nuovi approcci terapeutici per il trattamento e la prevenzione di malattie e condizioni oculari

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Anche gli occhi hanno un microbioma che può avere degli effetti sulla loro salute e sulla capacità visiva. Il microbioma oculare è un’area di ricerca emergente da cui ci si aspetta nuovi approcci terapeutici per il trattamento e la prevenzione di malattie e condizioni oculari. Il ruolo del microbioma oculare è uno dei temi del 6° Congresso su Nutraceutica e Occhio che si è svolto a Roma presso la sala convegni di Eataly con il patrocinio della “Sapienza” Università di Roma e della SiNut (Società Italiana Nutraceutica). Al Congresso hanno partecipato i maggiori esperti di questo settore tra cui farmacologi, biochimici, nutrizionisti ed oculisti, e verranno trattate le principali tematiche legate all’alimentazione, all’ integrazione alimentare e alle più diffuse applicazioni cliniche dei prodotti nutraceutici nelle patologie oftalmiche.

«Ormai diversi studi – spiega Gianluca Scuderi, professore associato del Dipartimento di Neuroscienze, Salute Mentale e Organi Di Senso-Nesmos della Sapienza Università di Roma e responsabile dell’Unità operativa di oculistica dell’Ospedale Sant’Andrea – hanno dimostrato che esiste un asse intestino-occhio tant’è vero che chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile in molti casi ha anche dei problemi di irritazione della superficie oculare».

Un recentissimo studio pubblicato di recente sulla rivista The Ocular Surface ha confermato che nell’occhio umano coesistono numerosi microhabitat batterici, la cui composizione riflette i livelli di esposizione all’ambiente esterno. Il genere più rappresentato sulla superficie oculare è il Corynebacterium, seguito da Staphylococcus, Streptococcus, Acinetobacter e Pseudomonas. Con una elevata diversità: sarebbero infatti 221 specie in media per soggetto.

Ma qual è il ruolo del microbiota della superficie oculare? «L’equilibrio del microbioma – prosegue Scuderi – è importante non solo per il benessere intestinale ma anche per quello dell’apparato visivo e quando quest’equilibrio si rompe il microbioma può entrare in gioco nell’insorgenza di alcune patologie infiammatorie dell’occhio».

Il microbioma è collegato anche al glaucoma. A fare da filo conduttore è la presenza di uno stato infiammatorio che colpisce sia l’intestino che la superficie oculare. Nella sua forma acuta, infatti, il glaucoma viene oggi considerata una malattia infiammatoria: l’alta pressione intraoculare provoca una perdita. Non solo: oggi è ormai accertato che il glaucoma va pensato come una malattia neurodegenerativa al pari di Alzheimer, il Parkinson o la SLA.

«Sono tutte malattie nelle quali neuroni localizzati in sedi diverse iniziano a invecchiare precocemente, morendo progressivamente: nella malattia di Alzheimer il processo inizia nell’ippocampo, nella malattia di Parkinson nella cosiddetta substantia nigra, nella SLA nei neuroni motori della corteccia cerebrale e del midollo spinale ed infine nel glaucoma nelle cellule gangliari della retina», spiega Piero Barbanti, Professore di Neurologia presso l’Università San Raffaele di Roma. «Sono dunque malattie diverse ma accumunate da analoghi meccanismi di stress ossidativo e degenerazione del neurone».

Al Congresso si è parlato proprio di come si può contrastare lo stress ossidativo anche attraverso i nutraceutici, sostanze alimentari che si trovano in natura e che sono presenti nell’alimentazione di tutti i giorni ma concentrati in capsule o pillole per incrementarne i benefici in maniera esponenziale. «In oculistica – affema Scuderi – gli alimenti nutraceutici trovano oggi un impiego sempre più diffuso sia nella prevenzione che nel trattamento, di diverse patologie oculari, tra cui la degenerazione maculare senile e il glaucoma».

In particolare, il Coenzima Q10 ha mostrato una sua funzione protettiva. Si tratta di una molecola che viene prodotta anche dal nostro organismo ma purtroppo i livelli di Coenzima Q10 nella retina umana si riducono del 40% con l’età. «Da studi condotti su modelli animali per patologie neurodegenerative, il Coenzima Q10 ha mostrato proprietà benefiche ed effetti protettivi molto promettenti in trial clinici riguardanti: Morbo di Parkinson, Corea di Huntington, Atassia di Friedreich e anche nel glaucoma» spiega Barbanti.

Attualmente il Coenzima Q10, oltre che in formulazione collirio, è disponibile anche in formulazione, oltre ad avere un alto profilo di sicurezza, potrebbe migliorare l’aderenza alla terapia nei pazienti anziani che hanno difficoltà a mettere i colliri.

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