Salute 2 Gennaio 2020

Napoli, petardo scoppia sotto ambulanza ferendo un medico. “Nessuno tocchi Ippocrate”: «Due aggressioni in 24 ore»

A pochi minuti dallo scoccare della mezzanotte una dottoressa internista dell’ospedale Santobono è stata «aggredita verbalmente e fisicamente». Commenta il fondatore di “Nessuno tocchi Ippocrate”, il dottor Manuel Ruggiero: «È un bilancio già pesante in partenza»

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Il 2020 si apre con due nuove aggressioni al personale sanitario. Pochi minuti dopo lo scoccare della mezzanotte una dottoressa internista dell’ospedale Santobono di Napoli è stata «aggredita verbalmente e fisicamente con una bottigliata in faccia, da un paziente probabilmente psichiatrico, senza un apparente motivo». A registrarlo è la pagina Facebook dell’associazione Nessuno tocchi Ippocrate.

«È raccapricciante aprire il nuovo anno con un episodio di violenza proprio contro una donna» si legge ancora nel post Facebook. Non è l’unico episodio di violenza censito in questi due primi giorni del 2020. Nella tarda mattinata del 1 gennaio il personale sanitario di un’ambulanza 118 del Chiatamone è stato investito dallo scoppio di un petardo. «Nell’aprire lo sportello del mezzo di soccorso, il medico viene investito da una deflagrazione causata da un fuoco d’artificio (a Napoli chiamato “cipolla”)» racconta ancora l’associazione. «Il medico colpito dallo scoppio si farà refertare, attualmente accusa ipoacusia ed acufeni».

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Sono state 105 le aggressioni ai danni del personale sanitario nel 2019 solo nella città di Napoli e in provincia, 23 in più rispetto all’anno precedente. Sono i dati ancora una volta pubblicati dall’associazione “Nessuno tocchi Ippocrate”. Gli ospedali più colpiti sono stati il Pellegrini e il Santobono, entrambi di Napoli. Il 50% delle aggressioni ha coinvolto personale del servizio 118. In media c’è stata un’aggressione ogni 3 giorni.

«Sono numeri in aumento vertiginoso» commenta il fondatore di “Nessuno tocchi Ippocrate”, il dottor Manuel Ruggiero, raggiunto telefonicamente da Sanità Informazione. «Avere in 24 ore due aggressioni è un bilancio già pesante in partenza. Il problema è reale. Purtroppo ci sono ancora colleghi che non denunciano e di conseguenza questi numeri sono solo la punta di un iceberg». «Molti di questi fenomeni come le aggressioni verbali non vengono proprio più prese in considerazione perché dicono che fanno parte del rischio del nostro lavoro. Invece no, – ribadisce Ruggiero – continuiamo a segnalare, affinché il Ddl Antiviolenza prendi forma».

Sollecita l’approvazione del Ddl Antiviolenza anche il ministro della Salute Roberto Speranza con un tweet di solidarietà ai medici colpiti. «Le aggressioni a chi ogni giorno si prende cura di noi sono semplicemente inaccettabili. Bisogna approvare al più presto la norma, già votata al Senato, contro la violenza ai camici bianchi. Non si può aspettare».

«Il Parlamento sta procedendo con l’iter di approvazione del Disegno di Legge contro la violenza sugli operatori sanitari, e già questo mese auspichiamo che riprenda l’esame del provvedimento» fa eco il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli che in una nota esprime la vicinanza dell’intera Federazione ai colleghi colpiti. «Apprezziamo l’intervento del Ministro della Salute Roberto Speranza, che ancora oggi ne ha sollecitato l’approvazione. Tra gli interventi che riteniamo utili e necessari, l’ampliamento della procedibilità d’ufficio; la ricollocazione degli ambulatori di guardia medica in ambiente protetto; l’istituzione, presso ciascun pronto soccorso, di un presidio fisso di polizia e quindi idoneo a garantire un’adeguata tutela dell’incolumità e della sicurezza del personale, composto da almeno un ufficiale di polizia e da un numero di agenti proporzionato al bacino di utenza e al livello di rischio della struttura interessata – prosegue -. Appare urgente fronteggiare con strumenti efficaci il tema dell’aggressione ai medici e al personale sanitario in servizio, con un piano comprensivo di interventi, che contempli anche misure di sicurezza come videosorveglianza a circuito chiuso negli spazi comuni e altre misure di protezione”.

«Sono 1200 l’anno le aggressioni denunciate, – prosegue Anelli, riferendosi al numero complessivo di violenze denunciate su tutto il territorio nazionale – quasi tre volte di più quelle reali. Una vera carneficina silenziosa, perché spesso esse non vengono rese note per vergogna, per senso di pudore verso una denuncia che porterebbe allo scoperto situazioni di inadeguatezza o perché, addirittura, le aggressioni sono considerate una naturale componente del rischio professionale».

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