Salute 20 settembre 2018

OMS premia ospedale da campo del Piemonte, la ‘cittadella della salute’ pronta ad operare in scenari difficili

Conferimento durante la 68esima sessione del Regional Committee for Europe. Il direttore della Maxiemergenza 118 Mario Raviolo: «Siamo gli unici in Italia ad avere la certificazione di secondo livello, sono nove in tutto il mondo»

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Ha ricevuto la certificazione di secondo livello e ha fatto mostra di sè a Roma durante l’assemblea europea dell’Organizzazione mondiale della Sanità. L’Ospedale da campo della Regione Piemonte è un fiore all’occhiello della sanità italiana e ne va giustamente orgoglioso il direttore della Maxiemergenza 118 Piemonte Mario Raviolo. A livello due in questo momento sono soltanto nove i campi di emergenza nel mondo: quattro in Europa (inglesi, spagnoli, russi oltre a quello italiano). Durante la 68esima sessione del Regional Committee for Europe dell’OMS sono state allestite due tende con alcune delle strumentazioni più significative necessarie in un campo di questo tipo, a cominciare dalla sala operatoria. Ma una struttura come questa ha bisogno anche di un potabilizzatore di acqua, un inceneritore per smaltire i rifiuti e strumenti per garantire la continuità elettrica. Un vero e proprio ospedale autosufficiente che in 12 ore è pronto per essere operativo in tutto il mondo in caso di necessità.

«In Italia siamo l’unico ospedale da campo certificato – spiega a Sanità Informazione il direttore Mario Raviolo – In questa tenda che noi usiamo come sala operatoria siamo in grado di svolgere tutti gli interventi di chirurgia d’emergenza quindi salvavita all’interno di uno scenario catastrofico. Fondamentale replicare la sala operatoria di un ospedale: il cuore pulsante di una sala operatoria sono gli strumenti che garantiscono la sicurezza elettrica perché è molto difficile replicare le strutture murarie all’interno di una tenda. Poi tutte le strumentazioni che servono all’interno di una sala operatoria. Abbiamo allestito un manichino attaccato a un monitor defibrillatore, gli aspiratori chirurgici, il ventilatore, le pompe siringhe, una lampada scialitica, il coagulatore, lo strumentario per svolgere l’intervento e tutti i cassoni all’interno dei quali noi abbiamo riposto tutto quello che serve per svolgere l’intervento oltre ovviamente alla sterilizzatrice che ci consente di sterilizzare i ferri molto velocemente tra un intervento e un altro e quindi di poter cominciare in maniera molto rapida l’intervento che segue».

Fondamentale, nei difficili scenari in cui questi medici sono chiamati ad operare, avere l’autosufficienza idrica: tra le strumentazioni il campo è dotato di un potabilizzatore in grado di produrre 2800 litri di acqua al giorno partendo da qualsiasi tipo di acqua.

«È una delle strumentazioni che chiede l’OMS per poter essere certificati – spiega Raviolo – Dobbiamo avere un’autosufficienza totale che va dalla possibilità di approvvigionarci di acqua, poter avere un equipaggiamento idoneo che ci consenta di produrre i pasti, incenerire tutti i rifiuti, noi non dobbiamo assolutamente creare nessun problema sullo scenario in un paese ospite, quindi tutto quello che produciamo, anche i rifiuti prodotti all’interno di una sala operatoria, devono poter essere inceneriti in modo tale da lasciare la scena pulita come siamo arrivati».

Nella seconda tenda è invece presente una dimostrazione dei principali strumenti elettromedicali usati per fare test di laboratorio.

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«Uno degli strumenti che non può mancare è il test per fare l’emocromo, il numero dei globuli rossi e dell’emoglobina che ci guida molto nel decidere se un paziente deve o non deve essere sottoposto a un intervento chirurgico insieme alla diagnostica ecografica e radiologica – continua Raviolo – Ma abbiamo la possibilità anche di svolgere tutti i test dell’HIV, dell’epatite, della sifilide, coagulazione, urine. Un fiore all’occhiello di questo ospedale da campo è la strumentazione che abbiamo realizzato per poter eseguire le trasfusioni. Noi siamo in gradi di prelevare i campioni di sangue e quindi anche le sacche di sangue da eventuali volontari presenti sulla scena, soprattutto di solito familiari, poter fare analisi del gruppo sanguigno e eventuali test infettivologici e di trasfondere in sicurezza queste sacche. Ci sono poi apparecchiature digitale da campo in grado di effettuare tutte le radiografie di tutti i segmenti scheletrici del corpo e se ne avessimo bisogno possiamo anche inviare queste immagini nell’ospedale della nostra ASL, quello di Savigliano, per ricevere il referto online di un radiologo e quindi avere anche sul campo un test refertato».

 

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