Salute 13 marzo 2018

Obbligo vaccini: sì o no. Il dibattito prosegue anche dopo la campagna elettorale e investe il mondo scientifico 

Giulio Tarro, ex professore di virologia oncologica dell’Università di Napoli: «La necessità dell’obbligo deriva dall’ignoranza scientifica degli italiani, per i quali la persuasione non funziona». Livio Giuliani, ex Dirigente di ricerca SSN: «Il principio di precauzione va tutelato. Il 95% è la soglia di copertura per garantire l’immunità di gregge per il morbillo, per gli altri va calcolato in base all’infettività»

A più di otto mesi dalla approvazione della legge che introduce l’obbligo delle vaccinazioni per bambini e ragazzi al di sotto dei 16 anni, continuano ad essere diverse le opinioni sulla misura adottata. Tra chi la ritiene necessaria a fronte del calo della copertura di gregge e dell’aumento del numero di morti dovuti alla mancata vaccinazione e chi ritiene discutibili le sanzioni previste per chi non rispetta l’obbligo, quello dei vaccini è stato anche uno dei temi portanti della campagna elettorale che si è appena conclusa.

Una contrapposizione che è emersa anche al convegno organizzato per il cinquantenario dell’Ordine Nazionale dei Biologi, dove sono intervenuti, tra gli altri, Livio Giuliani e Giulio Tarro. Il primo è stato dirigente di ricerca del Servizio Sanitario Nazionale ed è un fisico di fama internazionale, soprattutto per i suoi contributi sull’elettromagnetismo; Giulio Tarro è stato invece professore di Virologia oncologica all’Università di Napoli, è primario emerito dell’Ospedale “D. Cotugno”, Presidente a vita della Fondazione de Beaumont Bonelli per le ricerche sul cancro e della Commissione sulle Biotecnologie della Virosfera dell’UNESCO.

«La possibilità di utilizzare i vaccini – sostiene il Professor Tarro – dovrebbe essere suggerita con la persuasione; tuttavia la persuasione dipende dalla conoscenza e dalla cultura, e quindi può essere efficace negli Stati Uniti, nei Paesi scandinavi o nei Paesi Anglosassoni. In Italia, purtroppo, c’è una notevole ignoranza scientifica e abbiamo quindi bisogno che queste misure ci vengano imposte, vengano rese obbligatorie. Anche se poi abbiamo visto che la Francia, ad esempio, ha optato per l’obbligatorietà di 11 vaccini».

«Per quanto riguarda l’efficacia della misura – prosegue Tarro -, abbiamo purtroppo l’esempio del morbillo: io non posso che ricordare l’ultima lezione fatta nel 1991 da Albert Bruce Sabin, il medico e virologo famoso per aver sviluppato il più diffuso vaccino contro la poliomielite, in cui accusò l’allora Ministro della salute, l’Assessore della sanità della Regione Campania e il Sindaco di Napoli di non aver utilizzato l’obbligatorietà del vaccino per il morbillo mentre avevano di recente adottato quella per l’epatite B. A distanza di anni, siamo tornati allo stesso punto: quando vado negli Stati Uniti mi chiedono se in Italia c’è un’epidemia di morbillo. Se sappiamo che c’è un caso su 20 di polmonite, un caso su 2mila di encefalite e un caso su 3mila di mortalità per il morbillo allo stato brado, è ovvio che il vaccino sia fondamentale», conclude.

Diversa la posizione espressa da Livio Giuliani: «Sul tema dei vaccini esiste un problema di precauzione perché, come tutti i farmaci, sono idonei e ottimi per il 99,9% della popolazione ma c’è sempre qualche caso per cui non sono idonei. Questi sono naturalmente ben conosciuti – prosegue – tant’è che non vengono vaccinati e proprio per questo è importante l’immunità di gregge; ma qualche caso potrebbe sfuggire e potrebbe non essere incluso nella categoria dei non vaccinati. Il principio di precauzione va riconosciuto a coloro che ritengono di non vaccinarsi. Ecco perché, secondo me, l’introduzione dell’obbligo vaccinale è discutibile: introdurre delle sanzioni per chi non lo rispetta inverte, tra l’altro, la tendenza della dottrina e della giurisprudenza che dai primi anni ’90 aveva di fatto reso non più sanzionabile il mancato rispetto dell’obbligo vaccinale, obbligo che è poi stato abbandonato. Io capisco che la reintroduzione di questa misura è legata al calo dell’immunità di gregge che è certamente importante; ma l’immunità di gregge – conclude – andrebbe calcolata in base all’infettività e alle formule per ogni malattia. Quella del 95% è la soglia per il morbillo, ma non può essere assunto come obbligatorio per tutti».

 

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