Salute 1 Agosto 2019 10:46

“Liberiamoci dalla violenza”: primo centro pubblico in Italia per uomini autori di maltrattamenti. Ecco come funziona

Nato a Modena nel 2011 segue il modello norvegese: «I norvegesi – spiega Alessandro De Rosa, psicologo e psicoterapeuta del Centro – sono stati i primi, già 25 anni fa, a mettere a punto una psicoterapia ad hoc per uomini violenti»

di Isabella Faggiano
“Liberiamoci dalla violenza”: primo centro pubblico in Italia per uomini autori di maltrattamenti. Ecco come funziona

Ogni settimana, in Italia, in media, tre donne sono vittime di femminicidio. Madri che avrebbero potuto continuare a prendersi cura dei propri figli, giovani che avrebbero potuto realizzare i propri sogni, se solo qualcuno le avesse allontanate in tempo dal proprio assassino.

Ed è proprio per “curare” gli uomini violenti, per guidarli verso il cambiamento prima che diventino dei killer che è nato “Liberiamoci dalla Violenza”  (Ldv), il primo esempio in Italia di struttura pubblica dedicata al trattamento di uomini autori di maltrattamenti. Gestito direttamente dall’U.O Consultori Familiari in integrazione con il servizio di Psicologia dell’azienda Usl di Modena è ad accesso gratuito (ha sede presso il Consultorio Familiare di viale Don Minzoni 121 a Modena, riceve su appuntamento ed è contattabile sia al numero telefonico 366-5711079 che alla mail ldv@ausl.mo.it).

«È  stato inaugurato il 2 dicembre del 2011 – racconta  Monica Dotti, coordinatrice del Centro Ldv – e ad una settimana dall’apertura è stato accolto il primo uomo. In tre mesi l’affluenza è aumentata, soprattutto grazie alle donne che, trovando i nostri volantini, incitavano i propri partner al cambiamento».

Ma è l’uomo a dover contattare personalmente il Centro:  «Nella prima fase di accoglienza – spiega Alessandro De Rosa, psicologo e psicoterapeuta di Ldv –  è necessario valutare la motivazione: l’uomo, per poter intraprendere questo cammino al nostro fianco, deve innanzitutto riconoscere di avere dei comportamenti violenti».

Il percorso che ci si troverà ad affrontare segue il modello norvegese: «I norvegesi -aggiunge De Rosa – sono stati i primi, già 25 anni fa, a mettere a punto una psicoterapia ad hoc per uomini violenti. Solo di recente l’Europa ha provveduto ad emanare delle linee guida specifiche».

Tutti i professionisti che lavorano all’interno del Centro hanno seguito un percorso di formazione: «Gli esperti norvegesi – dice De Rosa – si occupano in prima persona della nostra preparazione e, durante il corso dell’anno, supervisionano il nostro lavoro e provvedono al nostro aggiornamento professionale».

Dall’inaugurazione ad oggi, il Centro ha lavorato costantemente a pieno regime, accogliendo circa 300 uomini: «Attualmente  –  sottolinea De Rosa –  ce ne sono 4 in attesa del colloquio di accoglienza».

Chiunque intraprenda il suo percorso di cambiamento, superata la prima fase, quella dell’acquisizione della consapevolezza, seguirà sedute di psicoterapia individuali e/o di gruppo per una durata, in media, di 12-18 mesi. «Attraverso questo percorso – aggiunge lo psicoterapeuta – aiutiamo gli uomini ad eliminare ogni comportamento violento in tutte le sue forma, non solo fisica. Insieme ripercorriamo gli anni passati, fino all’infanzia, per individuare eventuali traumi o retaggi culturali possibili cause di comportamenti maltrattanti».

Le sedute di psicoterapia si svolgono una o due volte alla settimana: «Nel frattempo – specifica lo psicologo  – questi uomini svolgono una vita normale: di solito sono inclini alla violenza solo in famiglia e risultano molto ben integrati sia nella vita sociale che in quella lavorativa».

Il modello norvegese prevede il contatto con la partner attuale o ex, ma non la sua presa in carico.  «Terminato il percorso di psicoterapia –  dice De Rosa – sono previsti degli incontri di follow up a distanza di 6,12 e 24 mesi. Contemporaneamente, si ascolterà anche la compagna per verificare l’effettivo cambiamento ed il suo mantenimento».

Risultato? «Constatiamo l’interruzione delle violenza nella maggior parte dei casi –  risponde lo psicologo -, la dimostrazione che per aiutare chi subisce i maltrattamenti -conclude – bisogna tendere una mano anche a chi è l’artefice di questa stessa violenza».

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