Salute 19 Maggio 2020 07:24

Il premio scientifico “Open Innovation Award” a due realtà italiane nelle categorie “Ricerca” e “Community”

Ricerca italiana promettente per i tumori gastrointestinali: «Supportare la ricerca fa parte della mission della nostra Azienda e vogliamo continuare su questa strada», sottolinea Rita Cataldo, Amministratore Delegato di Takeda Italia

L’”Open Innovation Award” è un concorso nato con lo scopo di premiare l’innovazione e l’originalità di progetti rivolti all’area terapeutica della gastroenterologia che hanno come obiettivo il miglioramento della gestione delle patologie e della qualità di vita del paziente.

L’azienda giapponese presente in oltre 80 Paesi concentra la sua attività su Oncologia, Malattie Gastrointestinali, Neuroscienze, Malattie Rare, Terapie Derivate dal Plasma e Vaccini; in Italia opera anche in ambito cardiovascolare e diabetologico. Il premio promosso da Takeda si rivolge a due categorie: “Ricerca”, destinato alle strutture ospedaliere e alle società scientifiche, e “Community”, rivolto alle associazioni di pazienti e agli enti no profit. Il riconoscimento ammonta a 35mila euro per la categoria Ricerca e 15mila euro per la categoria Community.

LEGGI ANCHE: COVID-19, ON LINE LA PRIMA COLLANA FORMATIVA. ZUCCHIATTI (SANITÀ IN-FORMAZIONE): «NOZIONI FONDAMENTALI PER PREVENIRE IL CONTAGIO»

«Siamo da sempre orientati in progetti che mirino a migliorare la qualità della vita non solo del paziente ma anche del caregiver – sottolinea Rita Cataldo, Amministratore Delegato di Takeda Italia. – Ci è sembrata una logica conseguenza di questa nostra filosofia sostenere un progetto di innovazione come questo. Supportare la ricerca fa parte della mission della nostra azienda. Infatti investiamo a livello mondiale 4,5 miliardi di dollari in R&D e ed è nostra intenzione continuare su questa strada».

Per la categoria “Ricerca” la giuria ha assegnato il premio al progetto “Modello integrato di matrice extracellulare-organoidi derivati dal paziente per predire la risposta chemioterapica nei pazienti affetti da metastasi epatica da cancro colo-rettale”, presentato dall’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza, Padova. Obiettivo del progetto vincitore è sviluppare un modello tumorale 3D in vitro, da poter studiare in laboratorio, per migliorare le terapie e, di conseguenza, la qualità di vita del paziente.

«La chemioterapia di prima linea dà una risposta solo nel 64% dei casi – spiega Marco Agostini, ricercatore autore del progetto. – Il restante 36% deve sottoporsi a un nuovo ciclo di cure, con efficienza molto più bassa. Per studiare un modello cellulare più completo è necessario realizzare una terza dimensione che prenda in considerazione il microambiente del paziente stesso. Per questa operazione abbiamo prelevato il tessuto tumorale dal paziente e ne abbiamo mantenuto solo la struttura, su cui va riprodotta la risposta al farmaco somministrato. In altri termini, simuliamo in laboratorio il trattamento. Se riuscissimo ad arrivare a una correlazione tra il modello in vitro in laboratorio e il modello umano, potremmo conoscere in anticipo gli effetti del trattamento e valutare la miglior combinazione possibile di farmaci. L’innovazione del modello 3D permetterà di scegliere la miglior combinazione di farmaci, offrendo al paziente una migliore qualità di vita, situazione di cui si potrà giovare anche il SSN».

Per la categoria Community si è aggiudicato il premio il progetto “Misurazione del fabbisogno energetico tramite calorimetria nel paziente oncologico con compromissione del tratto gastrointestinale”, presentato da Fondazione ANT Italia Onlus. Il progetto ha lo scopo di migliorare l’assistenza del servizio nutrizionale ANT con un supporto nutrizionale in pazienti oncologici con compromissione del tratto gastrointestinale seguiti dal programma di cure palliative domiciliari di Fondazione ANT Italia ONLUS.

«Il progetto prevede l’utilizzo di uno strumento idoneo a valutare il fabbisogno calorico ed energetico, diverso da un soggetto normale, nei pazienti affetti da tumore – spiega Enrico Ruggeri, responsabile del progetto – L’aspetto della nutrizione è molto importante, in quanto correlato con l’aspettativa e la qualità di vita. La malnutrizione è assai frequente, tanto che colpisce l’80% di questi pazienti, che sono spesso affetti da disfagia o da occlusione intestinale. Queste condizioni li portano a non alimentarsi a sufficienza e a dimagrire, generando in ultima istanza un peggioramento della qualità di vita e una minore aspettativa di vita».

 

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SANITÀ INFORMAZIONE PER RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO

 

 

Articoli correlati
Parte l’edizione 2025 dei Bandi Gilead dedicati alla ricerca scientifica italiana e alle Associazioni di pazienti
Sono arrivati alla 14esima edizione Fellowship Program e Community Award Program, i Bandi con cui Gilead premia e finanzia i progetti italiani di ricerca scientifica e socio-assistenziale nell’ambito delle malattie infettive epatiche, oncologiche ed ematologiche. Fino al 16 aprile i ricercatori e le associazioni interessate potranno candidarsi sul sito www.gilead.it
La Sanità è diventata un bene di lusso, cresce l’impoverimento delle famiglie
Secondo il 19° Rapporto del CREA Sanità "al Ssn servono 15 miliardi per non aumentare il distacco dal resto dell’UE, personale carente e sottopagato. Rispetto ai partner EU, il nostro Paese investe meno nella Sanità, aumenta la spesa privata ed è a rischio l’equità del sistema". Digitalizzazione necessaria per le “nuove cronicità"
Donne “cenerentole” della ricerca in Europa, anche se metà dei laureati e dottorati è “rosa”
Le donne rappresentano circa la metà dei laureati e dei dottorati in Europa, ma abbandonano progressivamente la carriera accademica, arrivando a costituire appena il 33% della forza lavoro nel mondo della ricerca, e solo il 26% dei professori ordinari, direttori di dipartimento o di centri di ricerca. È il quadro tratteggiato in un articolo sulla rivista The Lancet Regional Health
Tumori: Rai e AIRC insieme per trasformare la ricerca in cura
"La ricerca cura". E' questo lo slogan della grande maratona di Rai e Fondazione Airc che, come ogni anno, uniscono le forze per trasformare la ricerca sul cancro in cura
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Advocacy 2030

Dati clinici e “dati di esperienza”: così Novartis porta la voce dei pazienti dentro le decisioni

Dalle barriere organizzative al burden su caregiver: l’advocacy come leva per una valutazione più completa del valore e per percorsi di cura più equi. Chiara Gnocchi per Advocacy 2...
di Corrado De Rossi Re
Advocacy e Associazioni

Giornata Mondiale del Malato: “Il prendersi cura sia responsabilità condivisa”

Il messaggio di Papa Leone XIV per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato richiama la parabola del Buon Samaritano come chiave per leggere la cura oggi. Un invito alla compassione che diventa responsab...
di Isabella Faggiano
Advocacy e Associazioni

Fibromialgia nei LEA, FIRA: “Un passo avanti, ma resta cruciale migliorare la diagnosi”

L’inserimento della fibromialgia nei LEA rappresenta un primo riconoscimento istituzionale per i pazienti, ma resta cruciale migliorare diagnosi, percorsi di cura e personalizzazione terapeutica
di I.F.
Pandemie

Long Covid e cervello: il ruolo dell’infezione nelle complicanze neurologiche e psicologiche

Una collaborazione tra il Centro di ricerca coordinata Aldo Ravelli dell’Università Statale di Milano e università internazionali come Yale, University of California e University o...
di Viviana Franzellitti