Salute 3 Maggio 2019

Hiv, la terapia antiretrovirale protegge come un condom. Lo rivela una ricerca europea

Quello che accade è che il virus non viene eliminato ma “bloccato” e il contagio fra partner non avviene. In pratica la carica virale è azzerata

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La terapia antiretrovirale blocca il contagio da Hiv, rendendo un rapporto sessuale sicuro anche senza preservativo. La conferma arriva da una ricerca europea, durata 8 anni, su circa 1.000 coppie omosessuali che hanno fatto sesso senza condom. Lo studio, pubblicato su The Lancet è stato ripreso dal sito di Reppublica.it.

Nei casi presi in esame il partner era sieropositivo e in terapia antiretrovirale soppressiva (ART) e l’altro negativo all’Hiv. I partecipanti sono stati sottopposti ad esami e non sono stati registrati casi di trasmissione. Quello che accade è che il virus non viene eliminato ma “bloccato” e il contagio fra partner non avviene. In pratica la carica virale è azzerata. Un bilancio positivo che conferma i dati prelimanari dell’analisi presentati poco meno di un anno fa al congresso mondiale sull’Aids di Amsterdam.

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Secondo i ricercatori, la terapia antiretrovirale soppressiva (ART) ha impedito complessivamente 472 trasmissioni di Hiv. I dati emersi da questo studio (PARTNER2), pubblicato su The Lancet, sono un ulteriore elemento a sostegno della campagna U=U ovvero undetectable=untrasmissible, sostenuta da più di 780 organizzazioni che si occupano di Hiv in 96 paesi. L’obiettivo è fornire ai pazienti la consapevolezza che questi medicinali possono permettere alle persone con Hiv di avere relazioni sessuali senza la paura di trasmettere il virus agli altri.

«I risultati forniscono prove concrete per i pazienti gay che il rischio di trasmissione dell’Hiv con la terapia AR soppressiva è pari a zero. In questo modo – spiega il professor Alison Rodger dell’UCL, nel Regno Unito, coordinatore dell’analisi – sosteniamo la campagna U=U: una carica virale non rilevabile rende l’Hiv non trasmissibile. Questo messaggio può aiutare a porre fine alla pandemia dell’Hiv, prevenendo la trasmissione e contrastando così lo stigma e la discriminazione che molte persone con Hiv affrontano. Oggi servono ancora più sforzi su una più ampia diffusione di questo messaggio e garantire che tutte le persone sieropositive abbiano accesso ai test, alle terapie e al supporto per aderire in modo corretto alle cure».

Dal 2010 al 2014 è stata avviata la prima fase dello studio PARTNER che ha esaminato 1.116 coppie in 14 paesi europei. Si trattava di persone che non usavano il preservativo. Fra loro c’erano sia eterosessuali che gay. La seconda fase di questo stesso studio (PARTNER2) ha invece reclutato solo coppie gay che sono state seguite per 8 anni. Ogni 6-12 mesi dovevano rispondere a questionari sul comportamento sessuale e sottoporsi ad analisi mediche.

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