Salute 7 Marzo 2019

Donne, Margiotta (Farmaciste Insieme): «Con “Progetto Mimosa” aiutiamo le vittime di violenza» »

La vincitrice del titolo “Farmacista dell’Anno” 2018 spiega ai nostri microfoni in cosa consiste il progetto a tutela delle donne maltrattate e quali sono le prossime iniziative dell’associazione

di Cesare Buquicchio e Arnaldo Iodice
Donne, Margiotta (Farmaciste Insieme): «Con “Progetto Mimosa” aiutiamo le vittime di violenza» »

«L’80% della clientela delle farmacie è composto da donne. Entrano come madri, figlie e mogli. Quale miglior canale dunque della farmacia per veicolare informazioni che possono aiutare una donna in difficoltà ad uscire da una brutta situazione?». La dottoressa Angela Margiotta, Presidente dell’associazione “Farmaciste Insieme”, spiega così ai nostri microfoni l’idea nata alcuni anni fa di allestire nelle farmacie napoletane degli angoli informativi con brochure a disposizione di donne che subiscono violenza. Questi volantini informativi contengono indicazioni e contatti di associazioni che aiutano le donne ad uscire da situazioni del genere. Ma il “Progetto Mimosa” (questo il nome dell’iniziativa) è stato ormai esteso a tutto il territorio italiano ed ha riscosso così tanto successo da valere alla dottoressa Margiotta il titolo di “Farmacista dell’anno”, premio conferitole nel corso di Cosmofarma 2018.

Dottoressa, siamo agli Stati Generali della Farmacia per testimoniare l’importanza di trovarsi e comunicare con i colleghi e con le istituzioni…

«Sono venuta insieme ad un folto gruppo di “Farmaciste Insieme” perché credo che essere agli Stati Generali della Farmacia sia un momento di aggregazione in cui condividere idee e interfacciarci al direttivo nazionale, visto che spesso non è facile farlo se non in momenti come questi. Sono quindi onorata e contenta di essere qui anche per cercare di capire quello che sarà il futuro della farmacia».

Ha citato l’associazione di cui è Presidente, ovvero “Farmaciste Insieme”. Quali sono i progetti che state portando avanti e le priorità individuate?

«L’iniziativa principale della nostra associazione, nata in Campania ma che oggi opera a livello nazionale, è senza dubbio il “Progetto Mimosa” a favore delle donne che subiscono violenza. Ma l’associazione non fa solo questo. Ad esempio abbiamo organizzato per il prossimo 17 maggio una serata di beneficenza a Villa Doria d’Angri, un’antica villa napoletana, il cui ricavato sarà devoluto al Don Orione per costruire una saletta multisensoriale per i disabili gravi. Questo è l’anno dedicato proprio ai disabili e quindi ci faceva piacere scendere in campo e dare loro il nostro contributo».

Ecco, lei ha citato il “Progetto Mimosa”, in questi giorni di grande attualità. Si tratta di un’iniziativa molto importante in cui la farmacia diventa il punto di contatto con le donne e un presidio fondamentale per i cittadini sul territorio.

«La farmacia è ovunque, ma questo lo sappiamo. Come dico sempre, in farmacia non si entra chiedendo il permesso, non si entra bussando alla porta. Si tenga conto inoltre che circa l’80% dell’indotto in farmacia è formato da donne. Entrano come madri, come figlie, sorelle o mogli. Quindi quale miglior veicolo se non la farmacia per le donne? Loro sanno che di noi si possono fidare. Spesso ci è capitato di veder entrare in farmacia donne che chiedevano un cerone, affermando di essere cadute. Forse avevano avuto un pugno, noi non lo sappiamo. Quel che sappiamo con certezza è che siamo state di grande aiuto in tutti questi anni in cui il “Progetto Mimosa” è andato avanti. Di questo siamo orgogliose e ringraziamo sia la Federfarma Nazionale che la Fofi per il loro appoggio e il loro patrocinio».

Per i pochi che non dovessero sapere come funziona concretamente l’idea, cosa succede se una donna che ha subito violenza entra in farmacia?

«In farmacia ci sono delle brochure su cui sono stampati un vademecum molto semplice e alcuni numeri di telefono. Cosa succede? Che mettiamo queste brochure nelle nostre farmacie e in una ventina di giorni finiscono. Non ne troviamo più. Non sappiamo chi le ha prese ma sicuramente abbiamo informato. Questo è il nostro compito: passare alle donne vittime di violenza le informazioni necessarie per aiutarle ad uscirne».

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