Salute 4 agosto 2014

Fecondazione eterologa: grazie a un decreto entrerà nei Lea e nei centri pubblici

Lorenzin: “Strumento necessario per una rapida e uniforme applicazione”

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Un decreto legge in arrivo per regolare la nuova disciplina della fecondazione eterologa in Italia. E’ questo il progetto illustrato dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in audizione nei giorni scorsi presso la Commissione Affari Sociali.

In seguito alla pronuncia della Consulta, avvenuta nei mesi scorsi, che ha sancito l’illegittimità costituzionale delle legge 40/2004 nella parte in cui vietava il ricorso alla PMA di tipo eterologo, e alla luce dell’accelerata di alcune Regioni – in primis la Toscana – sull’attuazione del nuovo percorso, il ministro Lorenzin ha annunciato che la materia sarà inserita nei Livelli essenziali di assistenza, e che a tale scopo sarà vincolata una porzione del Fondo sanitario nazionale per consentire l’accesso a tale tecnica nei centri pubblici.

“La forma del decreto – spiega il ministro – consente di recepire con completezza la direttiva europea 17/2006 e di procedere, quindi, allo stanziamento immediato dei fondi necessari per realizzare l’eterologa”. L’obiettivo è quello di evitare il più possibile lungaggini, mettendo le Regioni ed i centri nelle condizioni di partire il prima possibile non appena arriverà il via libera. “Questo strumento normativo – continua Lorenzin – garantisce uno standard uniforme e valido per tutti i cittadini, e una pari opportunità dei diritti su tutto il territorio”.  Anche per questo motivo il decreto, come annunciato dal ministro, sarà piuttosto scarno e permetterà di essere operativi già da settembre, subito dopo la pausa estiva.

Uno degli aspetti su cui il ministro esorta una riflessione parlamentare particolarmente approfondita è quello della tracciabilità e dell’accesso ai dati medici del donatore. Secondo Lorenzin, un approccio di tipo laico alla questione è auspicabile, in quanto “sapere di essere nati da eterologa – ha spiegato – serve non solo per un diritto alla verità sulla propria nascita, ma anche per questioni di carattere sanitario, per l’anamnesi a cui tutti sono sottoposti nella vita o nel caso di necessità di trapianto da persone compatibili. Fermo restando il rispetto della privacy e dell’anonimato del donatore”.

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