Salute 30 Maggio 2019

Fake news in sanità, 1 italiano su 2 non le riconosce. Conte (FNOMCeO): «Serve attenzione alla qualità»

In campo per combatterle il portale della FNOMCeO “Dottore… è vero che?”. Il coordinatore del progetto Alessandro Conte: «Ben vengano tutte le iniziative che con fonti e con trasparenza fanno informazione in ambito salute»

di Cesare Buquicchio e Diana Romersi
Immagine articolo

Contro le fake news in ambito sanitario è scesa in campo la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) con “Dottore… è vero che?”. Il portale nasce con un duplice obiettivo: offrire alla popolazione un’informazione accessibile, scientificamente solida e sempre trasparente, mentre ai Colleghi strumenti comunicativi nuovi, in linea con i tempi, proficui nell’attualizzare lo scambio che è alla base del rapporto tra medico e paziente. A poco più di un anno dalla sua apertura abbiamo intervistato il coordinatore del progetto Alessandro Conte.

“Dottore… è vero che” ha compiuto un anno e qualche mese. Un progetto di grande successo, con numeri interessanti. Quali sono le novità all’orizzonte, sia dal punto di vista della fruizione web sia sul campo?

«Di nuovo c’è una squadra con qualche elemento in più. Confermati invece per la maggior parte gli elementi che ci hanno portato i risultati fin qui raggiunti. Tra le novità per il futuro, sicuramente arricchire la sezione dedicata ai media, potenziare ancora di più quello che è il fiore all’occhiello di “Dottore… ma è vero che?”, cioè la sezione dedicata alla navigazione consapevole e ovviamente nuovi contenuti con le solite caratteristiche di trasparenza e accessibilità che sono la nostra marca stilistica».

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Accennava un progetto per lavorare anche sul campo con le università…

«Questo progetto è in una fase embrionale. Abbiamo fatto un primo passo con la collaborazione di due ricercatori dell’Università di Firenze insieme agli studenti iscritti a medicina al primo anno per validare, passaggio purtroppo necessario, gli strumenti di valutazione per capire che effetto faccia navigare su “Dottore… ma è vero che?”. È capace di modificare il tipo di navigazione che noi facciamo sui temi della salute? Di influenzare la nostra consapevolezza quando si tratta di giudicare una fonte attendibile? Ovviamente è ancora tutto da costruire. Abbiamo la collaborazione di persone molto preparate. Speriamo che da questo possono derivate dati anche molto interessanti in tutto lo scenario del paese».

Qual è il panorama della salute sul web in Italia?

«I dati ci dicono che il panorama per quanto riguarda l’utenza è abbastanza complesso. Sappiamo che un italiano su due fa fatica a rapportarsi in maniera consapevole e autonoma ai dati o ai temi di salute che trova sul web. Quindi ben vengano tutte le iniziative che con fonti e con trasparenza, con attenzione per la qualità e la codifica del messaggio, fanno informazione in ambito salute. Da questo punto di vista c’è tanto di buono in Italia, purtroppo c’è ancora e ce ne sono tanti che cercano di lucrare su questi temi e quindi bisogna sempre avere le antenne ben dritte».

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