Salute 29 Marzo 2019 17:38

Professioni sanitarie, Nicola Titta (Anep): «Equivalenza titoli, Ministero ha 60 giorni per dare risposte ai 40mila educatori a rischio»

Dopo la decisione del TAR del Lazio spetta a Miur e Ministero della Salute avviare il percorso per il riconoscimento dei titoli. Il presidente dell’Associazione Nazionale Educatori Professionali continua la sua battaglia: «Abbiamo circa 35-40mila persone che esercitano questa posizione ma non possono entrare nell’Ordine perché non hanno un titolo abilitante, non possiamo più aspettare»

Professioni sanitarie, Nicola Titta (Anep): «Equivalenza titoli, Ministero ha 60 giorni per dare risposte ai 40mila educatori a rischio»

«Miur e Ministero della Salute hanno 60 giorni di tempo. Ci aspettiamo di essere sentiti: farò passare qualche altro giorno dopo di che sarò io a scrivere alla Direzione professioni sanitarie che Anep non permetterà che i tempi si allunghino ulteriormente». Nicola Titta, Presidente dell’Associazione Nazionale Educatori Professionali, è combattivo dopo la sentenza del TAR del Lazio che ha accolto il ricorso presentato per conto di ANEP imponendo al Ministero della Salute, al Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca ed alla Presidenza di Consiglio di avviare iniziative dirette a far sì che, come avvenuto per altre figure professionali dell’Area Sanitaria, si proceda all’individuazione dei criteri e delle modalità per il riconoscimento dell’equivalenza dei titoli conseguiti con il precedente ordinamento al diploma universitario di Educatore professionale.

LEGGI ANCHE: EQUIVALENZA TITOLI, TAR LAZIO ACCOGLIE RICORSO ANEP. L’AVVOCATO CROCE: (CONSULCESI&PARTNERS): «RISULTATO APRE STRADA ANCHE ALLE ALTRE FIGURE»

«La sentenza chiarisce in modo chiaro chi è la responsabilità – continua Titta –. Il Ministero della Salute per tanti anni ha continuato a dire che la responsabilità, dato che i bandi sono su base regionale, è delle regioni che devono fare una proposta al Ministero. La sentenza, al contrario, stabilisce che la responsabilità è del Governo centrale che deve sentire le Regioni ma non deve aspettare il placet di queste. Noi ci auguriamo che questo avvenga molto velocemente».

La decisione del Tribunale amministrativo del Lazio può rappresentare una svolta importante anche per tutte le altre professioni sanitarie confluite nel maxi-Ordine TSRM-PSTRP.

«Il problema – spiega ancora il presidente Anep – è l’entrata in vigore della legge 3 del 2018: quindi dal luglio scorso tutti coloro che lavorano hanno l’obbligo di iscriversi all’Albo e all’Ordine e noi, facendo una stima, abbiamo circa 35-40mila posizioni scoperte, cioè di persone che esercitano questa posizione ma non possono entrare nell’Ordine perché non hanno un titolo abilitante».

Per gli educatori professionali un problema che riguarda soprattutto i laureati in Scienze dell’Educazione: «Chi ha svolto i corsi regionali è a posto. Le professioni si sono formate nel modo più disparato. Noi invece abbiamo l’enorme problema dei colleghi di Scienze dell’Educazione. Nonostante avessero la stessa denominazione nostra, educatore professionale, in realtà dal 1998 la laurea sanitaria in educazione professionale dava alle università la possibilità di fare un’unione tra facoltà, tra Medicina e chirurgia e Scienze dell’educazione, cosa che non hanno voluto fare né l’una né l’altra lasciando il vuoto totale. A questo si aggiungano le regioni che non hanno controllato i titoli per l’accesso ai concorsi pubblici e quindi tutti coloro che hanno vinto concorsi soprattutto negli anni ‘90 ma anche oggi. Alcune regioni non sanno neanche quali sono i titoli abilitanti per l’accesso alla professione e hanno lasciato servizi interi accreditati dal Servizio sanitario regionale e nazionale con decine di persone che non hanno i titoli abilitanti. Non si può scaricare sul lavoratore questa cosa: la responsabilità è della regione che avrebbe dovuto controllare prima i titoli».

Per gli Educatori professionali, dal 2011 ad oggi, non è mai stata fatta la ricognizione dei titoli pregressi, quindi molti di loro non sanno se possono continuare a lavorare o no.

«I colleghi delle altre professioni sanitarie – spiega ancora Titta – si sono congratulati perché è una vittoria che fa respirare. Questa è una garanzia anche per loro. Avere finalmente contezza che tutti gli operatori o almeno la stragrande maggioranza è riassumibile nel processo di equipollenza ed equivalenza vuol dire non avere il pericolo di persone che fanno indebitamente questo lavoro: persone che non hanno titolo, che non hanno la formazione per poter andare a ricoprire la professione. Se si lascia campo libero vuol dire che chiunque può continuare a fare l’educatore professionale senza doversi iscrivere all’Albo e all’Ordine. Noi abbiamo il grosso problema ad esempio in molte comunità anche con minori di psicologi, pedagogisti, assistenti sociali che fanno gli educatori professionali o regolamentiamo tutto o sennò chiunque può arrivare con un titolo riconosciuto come professione normata e accredita/abilitata e continuerebbe la storia».

«C’è anche il tema dell’elenco speciale – conclude Titta –. Anche in quella forma dev’essere garantita finalmente il controllo di chi esercita le professioni. Dobbiamo andare a chiudere e costringere le persone a entrare in un contesto in cui ci sono delle regole uguali per tutti. Chi sta fuori stavolta starà fuori…».

Articoli correlati
Fisioterapisti e Covid, i numeri dello studio AIFI: uno su sette positivo durante la prima ondata
La ricercatrice Silvia Gianola, prima autrice dello studio pubblicato su 'Physical Therapy': «Picco di prevalenza più alto nel mese di marzo quando uno su tre dei fisioterapisti che avevano fatto il tampone risultavano positivi»
Gli Audiometristi puntano agli “ambulatori 4.0”
Rodolfo Sardone, presidente SIA: «Digitalizzare la sanità non basta. È necessario formare il personale sanitario che utilizza le nuove tecnologie, fin dall’università. L’abilitazione digitale è necessaria anche tra i pazienti, soprattutto i più anziani»
di Isabella Faggiano
Per la logopedia ogni età è quella giusta
Rossetto (CNDA): «Grazie alle numerose evidenze scientifiche raccolte in materia, i nostri interventi sono sempre più mirati ed efficaci: promuoviamo la suzione non nutritiva tra i neonati, trattiamo i disturbi del linguaggio dell’età evolutiva e della terza età. In prima linea anche nel trattamento degli effetti del Long Covid»
di Isabella Faggiano
Gli igienisti dentali al tavolo tecnico sull’odontoiatria. Di Marco (CDAN): «Implementare la nostra presenza nel SSN»
Telemedicina tra app e tutorial, l’igienista dentale: «Da un lato eseguiamo procedure, dall’altro siamo i coach dei nostri pazienti per la cura della sua salute orale. È il mantenimento domiciliare che fa la reale differenza»
di Isabella Faggiano
Dietista di comunità, Tonelli (CAND): «Accanto a medici e pediatri di famiglia per prevenire e riabilitare»
Assistenza territoriale, il presidente della Commissione d’albo nazionale dei Dietisti: «Puntare sulla telenutrizione per assistere i pazienti che vivono in aree geograficamente più svantaggiate e inserire le prestazioni nutrizionali nei Livelli essenziali di assistenza (Lea)»
di Isabella Faggiano
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 18 giugno, sono 177.438.001 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 3.842.377 i decessi. Ad oggi, oltre 2,48 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dalla&...
Cause

Medico condannato a pagare 25mila euro di provvisionale. L’Azienda lo lascia solo

Dopo una condanna in sede penale di primo grado, un camice bianco ha chiesto sostegno alla direzione sanitaria, che gliel’ha negato: «Quel che è successo a me potrebbe succedere a t...
Ecm

Professionisti non in regola con gli ECM, Monaco (FNOMCeO): «Ordini dovranno applicare la legge»

Il segretario della Federazione degli Ordini dei Medici ricorda scadenze e adempimenti per non incappare in spiacevoli conseguenze. Poi guarda al futuro del sistema ECM