Lavoro 26 Marzo 2019

Equivalenza titoli, TAR Lazio accoglie ricorso ANEP. L’avvocato Croce (Consulcesi & Partners): «Risultato apre strada anche alle altre figure»

Questo provvedimento impone l’avvio di iniziative dirette a far sì che si proceda all’individuazione dei criteri e delle modalità per il riconoscimento dell’equivalenza dei titoli conseguiti con il precedente ordinamento al diploma universitario di Educatore professionale

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Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso, presentato per conto di ANEP (Associazione Nazionale Educatori Professionali), con sentenza n. 3899/2019, pubblicata pochi giorni fa. Questo provvedimento impone al Ministero della Salute, al Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca ed alla Presidenza di Consiglio di avviare iniziative dirette a far sì che, come avvenuto per altre figure professionali dell’Area Sanitaria, si proceda all’individuazione dei criteri e delle modalità per il riconoscimento dell’equivalenza dei titoli conseguiti con il precedente ordinamento al diploma universitario di Educatore professionale.

Questa, oltre a rappresentare una svolta importantissima per la categoria in questione, apre la porta di riflesso anche a molti altri professionisti sanitari (appartenenti dunque ad altre categorie professionali) che potranno vedersi aperta la possibilità di accedere, tramite un percorso di valutazione dei titoli, all’iscrizione agli Albi delle Professioni sanitarie iscritti ai sensi del DM 13.3.2018.
È facile intuire come questa sentenza interessi diverse decine di migliaia di professionisti sanitari dislocati su tutto il territorio nazionale. Ma cosa cambia per davvero? Lo abbiamo chiesto all’Avvocato Marco Croce, di Consulcesi & Partners, che ha curato il ricorso accolto dal TAR per conto di ANEP.

Avvocato Croce, lei ha presentato per conto di ANEP questo ricorso è stato accolto dal TAR del Lazio, ci può spiegare la questione?

«L’ANEP rappresenta gli educatori professionali. Si tratta di una figura sanitaria specifica nell’ambito di tutte le professioni e gli operatori della salute. Infatti, oltre a medici, infermieri, veterinari od ostetriche, ci sono altre figure come i podologi, i fisioterapisti, i logopedisti, ecc., che compongono il panorama delle professioni sanitarie, riordinate dalla Legge Lorenzin n. 3 del 2018. Gli educatori professionali hanno però una storia, come le altre professioni sanitarie, che si è formata prima del Decreto legislativo 502 del 1992, e a quel tempo la formazione di queste figure che operano nella Sanità era organizzata dalle Regioni. Dopo di che, a seguito del decreto legislativo di cui parlavamo e dell’introduzione nel 1994 e negli anni successivi dei profili sanitari professionali a livello nazionale, la competenza a formare tutti gli operatori sanitari è passata alle Università.

Tuttavia, coloro che già avevano lavorato, in questo caso, in veste di Educatore professionale, quindi a supporto di varie tipologie di utenti (tra cui minori o soggetti in particolari condizioni di difficoltà), non potevano essere congedate dalle varie strutture pubbliche e private in cui operavano. Per questo si è fatto un lavoro, di concerto tra lo Stato e le Regioni, che si sono incontrati per regolamentare il riconoscimento dell’equivalenza dei titoli di chi si è formato sotto la vigenza dell’ordinamento pregresso. Parliamo dunque dell’equivalenza ai diplomi universitari che dal 1994 sono stati rilasciati dallo Stato come titolo abilitante all’esercizio professionale ai sensi dell’articolo 33 della Costituzione.

Oggi non c’è dubbio che la competenza in materia di formazione dei professionisti sanitari a livello universitario sia dello Stato, non delle Regioni. È stato quindi emanato un atto concertato tra Stato e Regioni che è il D.P.C.M. del 26 luglio 2011 con il quale è stato stabilito cosa si poteva fare per ogni figura professionale sanitaria per ottenere il riconoscimento di questa equivalenza.

Stiamo parlando di migliaia di operatori che sono dentro le strutture sanitarie e sociosanitarie; ovviamente, dovendo essi, oggi, con la legge Lorenzin, iscriversi agli albi, regolarizzarsi è diventato un imperativo per i dipendenti di tutte queste strutture. L’esigenza dell’equivalenza opera per molte della ventina di figure sanitarie oggi finalmente inquadrate in Ordini con la legge Lorenzin n. 3/2018 (parliamo con riferimento anche ai fisioterapisti, ai logopedisti, ai podologi, a tutte queste realtà professionali, decine di migliaia di operatori interessati a conseguire l’equivalenza: per la verità, l’equivalenza nel 2011 fu effettuata per molte di queste figure, ma fu stralciata appunto per gli Educatori professionali e per alcune non avvenne in varie Regioni).

Accade dunque che per gli Educatori professionali, dal 2011 ad oggi, non è mai stata fatta la ricognizione dei titoli pregressi, quindi queste persone bussano alla porta dello Stato e non sanno se possono continuare a lavorare o no. Attraverso l’accoglimento del ricorso dell’ANEP, per gli Educatori professionali abbiamo oggi la certezza che lo Stato deve fare la ricognizione per tutti coloro che hanno i parametri previsti dal D.P.C.M.; ci sarà finalmente, per gli interessati, la possibilità di iscriversi agli albi professionali, e quindi di non essere più considerati degli abusivi. Mi sembra un risultato importante che apre la pista anche alle altre figure, ad esempio i Tecnici sanitari di laboratorio biomedico che, in varie Regioni, non hanno potuto ad oggi ottenere il vaglio dei titoli pregressi, cioè formati prima del 1994».

Cosa cambia dunque con l’accoglimento da parte del TAR del Lazio?

«Cambia che gli Educatori professionali che possono dimostrare di aver frequentato dei corsi regionali, con un certo numero di ore, con una certa continuità e con una esperienza nel campo specifico, previo esame di questo carteggio da parte del Ministero della Salute, possono vedersi equiparare il loro titolo a quello degli altri colleghi che sono Educatori professionali muniti di quello che al tempo si chiamava diploma universitario – mentre oggi è laurea conseguita presso gli atenei italiani -. In questo modo essi potranno continuare a lavorare in una cornice idonea di legalità. Parliamo di persone che possono avere 50-60 anni che se non ottengono questa equiparazione chiamata equivalenza devono essere licenziati.
Grazie alla dichiarazione di illegittimità del silenzio sull’istanza degli Educatori professionali, che non hanno mai potuto avvalersi dell’istituto dell’equivalenza, lo Stato è, tra virgolette, costretto a ricevere questa istanza, aprire un’istruttoria e accogliere le istanze valide. Aggiungo infine che l’equivalenza è uno strumento piuttosto malleabile ed è prevista una formazione compensativa nei casi in cui un determinato titolo non è abbastanza qualificante, ma può essere considerato una parte del percorso formativo necessario per esercitare».

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