Salute 23 ottobre 2018

Educazione sanitaria, pronto Ddl. L’ex Iena Giarrusso: «È parte educazione civica, importante far conoscere ai ragazzi nostro SSN»

«Non si deve pensare alla scuola come un posto dove si va per prendere 7 o 8 o prendere un buon voto per essere promossi. Si va per imparare a vivere», spiega il giornalista membro della segreteria del sottosegretario al MIUR Fioramonti. La proposta presentata dal Presidente della Commissione Sanità Pierpaolo Sileri

Imparare già a scuola i primi rudimenti dell’educazione sanitaria, apprendere corretti stili di vita, ascoltare le testimonianze dei grandi campioni dello sport che hanno saputo convivere con le loro malattie. Il Presidente della Commissione Sanità del Senato, Pierpaolo Sileri, ha annunciato la presentazione di un Disegno di legge sull’introduzione dell’educazione sanitaria nelle scuole. Ne abbiamo parlato con Dino Giarrusso, ex Iena e componente della segreteria del viceministro all’Istruzione Lorenzo Fioramonti. «Perché non parlare di educazione sanitaria anche nelle Università?», ci dice appena interrogato sull’argomento a margine di un convegno sulle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali. «La scuola, come l’Università non sono luoghi dove si va solo per prendere un voto o essere promossi o bocciati: si va per imparare a vivere», spiega a Sanità Informazione Giarrusso che vede molto favorevolmente l’iniziativa del senatore Pierpaolo Sileri: «L’educazione sanitaria è parte dell’educazione civica, dobbiamo educare a una conoscenza maggiore di cos’è il Sistema sanitario nazionale».

Giarrusso, in questo convegno sulle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali è stato annunciato un Ddl che punta ad introdurre l’educazione sanitaria nelle scuole. Quanto è importante da un punto di vista culturale questa cosa?

«Assolutamente. Il senatore Sileri ha annunciato la presentazione del Ddl. Io credo che uno dei compiti che la politica può avere, se vuole fare un cambio di passo, è favorire, in generale, una educazione civica e nelle scuole l’educazione sanitaria è parte dell’educazione civica. Ciò si può fare anche in modo semplice, parlando di igiene, parlando di piccole precauzioni che fin da bambini si possono prendere per evitare piccoli e grandi problemi. Io sono un grande estimatore della rete e credo che la rete abbia dato grandi possibilità a tutti i cittadini di questo Paese e di tutto il mondo: bambini, adolescenti, adulti e anziani. Naturalmente non bisogna confondere l’educazione scientifica con quello che si può apprendere in rete. Può essere molto utile l’idea di fare educazione sanitaria nelle scuole. Oggi abbiamo l’esempio di un campione, il nuotatore Simone Sabbioni, che sta convivendo con questo problema (la colite ulcerosa, ndr) e che è un bellissimo esempio da raccontare: si può convivere anche con malattie pesanti e continuare le proprie attività sportive, familiari, qualunque attività umana. Si deve cercare di evitare di avere la vita pesantemente rovinata dalle patologie. Si deve educare nelle scuole, anche negli atenei, ad una conoscenza maggiore di cos’è il Sistema sanitario nazionale e di quelle che possono essere anche i doveri o i piccoli accorgimenti da parte di ciascuno di noi per avere una vita migliore e per evitare di incappare in malattie o in finte cure. Molti si preoccupano di certe dicerie che sono su internet, ma credo che una persona razionale sappia distinguere le bufale dalla realtà. Quello che invece mi preoccupa è che spesso si vendono farmaci su internet e spesso non sono veri farmaci. Si deve spiegare nelle scuole che per i farmaci è bene andare in una farmacia anziché comprarli online sperando in uno sconto. È una delle tantissime cose che si possono fare, vedo favorevolmente l’iniziativa del senatore Sileri».

Si parla di portare campioni come Sabbioni nelle scuole a raccontare la loro esperienza di guarigione. Può essere una iniziativa vincente?

«Secondo me lo sono tutte le iniziative che contemplano una educazione complementare. Non si deve pensare alla scuola come un posto dove si va per prendere 7 o 8 o prendere un buon voto per essere promossi. Si va per imparare a vivere. L’incontro con un campione di nuoto che vive con una malattia problematica può dare il buon esempio e spiegare come si può continuare la sua attività. Secondo me è estremamente educativo e mi auguro che in generale questo tipo di attività complementare ai programmi scolastici possa avere più spazio in futuro. La scuola e gli atenei si evolvono. Fino a qualche anno fa noi non avevamo questo oggetto in mano (lo smartphone, ndr) per prenotare treni, per andare al cinema o per scrivere alla nostra fidanzata, oggi sì. Così come evolve il mondo, si può arricchire l’offerta scolastica anche con iniziative del genere. Io ne sono convinto, anche se la mia è una opinione personale».

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