Salute 23 Maggio 2018 11:54

Dieta mediterranea personalizzata nei bimbi per combattere obesità e diabete: al via lo studio Italia-Israele

Tra gli obiettivi dello studio Caprii (Children Alimentary Research Italy Israel), la creazione di algoritmi capaci di predire la risposta personale ad alimenti specifici, persino prima che vengano consumati

Dieta mediterranea personalizzata nei bimbi per combattere obesità e diabete: al via lo studio Italia-Israele

Ognuno reagisce agli alimenti in modo diverso. Per questo assume sempre più importanza la dieta personalizzata. Considerando, poi, che i benefici della dieta mediterranea, riconosciuti in tutto il mondo, comprendono la prevenzione dello sviluppo e la riduzione dell’incidenza delle malattie cardiovascolari, la prevenzione del cancro al seno, il cancro del colon-retto, la depressione, l’asma, il diabete e l’obesità, è evidente come la “dieta mediterranea personalizzata” possa diventare un connubio particolarmente efficace per la salute, a partire da quella dei bambini.

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È proprio l’analisi della dieta mediterranea personalizzata nei bambini l’obiettivo dello studio Caprii (Children Alimentary Research Italy Israel), la prima indagine pilota internazionale condotta dal Dipartimento di Scienze mediche traslazionali dell’Università Federico II di Napoli, insieme allo Schneider Children’s Medical Center e al Weizmann Institute of Science di Israele, che vede Italia e Israele unite nel creare algoritmi utili a elaborare diete personalizzate nei bimbi. E considerando che le origini della malattia degli adulti sono legate ai modelli alimentari stabiliti durante l’infanzia, i risultati di questo studio saranno ancor più rilevanti.

Sia in Italia che in Israele verranno coinvolti per tre anni 50 bambini tra i 6 e i 9 anni. Attraverso un semplice sistema di monitoraggio costante della glicemia, insieme alla raccolta di campioni per valutare la composizione del microbiota intestinale e a minime indagini di laboratorio, si potrà scoprire la risposta individuale di ogni partecipante. I dati raccolti saranno usati per lo sviluppo di algoritmi dietetici utili a predire la risposta glicemica di ogni bambino a un alimento.

In particolare, il focus dello studio sarà l’effetto della dieta mediterranea sul microbiota intestinale, un aspetto non ancora noto, che influenza la nostra suscettibilità alle malattie. Inoltre, lo studio Caprii sarà il primo a esplorare gli effetti della Dieta mediterranea sui livelli di glucosio nel sangue dei bambini.

L’analisi scientifica parte dall’intuizione di due ricercatori del Weizmann Institute of Science di Israele, Eran Elinav ed Eran Segal, che sono riusciti a monitorare gli effetti degli alimenti sull’organismo attraverso la raccolta di parametri individuali quali il profilo glicemico, gli indici nutrizionali, il microbiota intestinale e il tipo di attività fisica e, tramite, un algoritmo, a formulare una dieta personalizzata. Con la loro analisi, gli scienziati israeliani hanno dimostrato come la dieta personalizzata sia capace di prevenire patologie non trasmissibili, quali il diabete mellito tipo 2 e l’obesità.

«La dieta personalizzata – ha spiegato Annamaria Staiano del Dipartimento di Scienze Mediche traslazionali, sezione Pediatria presso l’Università Federico II di Napoli e Vicepresidente della Società italiana di pediatria, nonché coautrice dello studio Caprii – è un’intuizione speciale che dimostra come anche lo stesso alimento produca effetti diversi, in persone diverse. Gli effetti non dipendono solo dal cibo, ma anche dalla persona che lo assume. Un cibo capace di generare una risposta salutare in alcuni individui può produrre in altri un effetto dannoso sul piano fisico e metabolico. Oggi è possibile sviluppare algoritmi capaci di predire la risposta personale ad alimenti specifici, persino prima che vengano consumati. L’elemento ancora più importante è che questi algoritmi possono essere utilizzati per prevenire, con le diete personalizzate, la diffusione di malattie come l’obesità e il diabete. L’elevata prevalenza di obesità infantile – ha concluso – e la coesistenza di complicanze fisiche e psicosociali rendono la prevenzione dell’obesità un obiettivo sanitario e sociale prioritario».

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