Salute 20 ottobre 2015

Curarsi prima dell’arrivo della malattia? Con la medicina predittiva e il digitale…

Non solo Angelina Jolie: in aumento i casi di interventi mirati per prevenire situazioni a rischio

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Curarsi prima che la malattia faccia la sua comparsa. Possibile? Considerati gli enormi passi in avanti effettuati negli ultimi anni nel campo delle tecnologie applicate alla sanità, sembra proprio di sì.


Lo testimonia l’aumento del numero di persone (anche molto conosciute, come Angelina Jolie, che si è sottoposta di recente ad una duplice mastectomia per prevenire il rischio di sviluppare il cancro al seno) che decide di intervenire attraverso terapie ad hoc o interventi chirurgici mirati per prevenire l’insorgere di determinate patologie. Si chiama “medicina predittiva”, ed è una tecnica che consente di intervenire su una malattia prima che questa si manifesti nella sua completezza. In questo modo non soltanto il paziente riesce a dare inizio ad una cura in tempi rapidissimi, aumentando verticalmente le sue possibilità di guarigione o addirittura azzerando le probabilità che una determinata malattia si manifesti, ma il sistema sanitario è messo in grado di evitare l’enorme spesa relativa ai lunghi percorsi di guarigione dei pazienti. Insomma, con la medicina predittiva si può – per l’appunto – prevedere quali sono le malattie che una determinata persona rischia di sviluppare con maggiore probabilità, ed intervenire. Ma come funziona la medicina predittiva, e quali sono, in generale, le possibilità offerte dalla digitalizzazione della sanità? Lo spiega ai microfoni di Sanità informazione la Dott.ssa Valentina Serra, Direttore Relazioni esterne e istituzionali del gruppo NoemaLife.

«La medicina predittiva parte dall’analisi degli esami di laboratorio dei pazienti. In Italia sono disponibili miliardi di referti di laboratorio e credo che tutti noi abbiamo fatto almeno un esame del sangue negli ultimi tre anni. Applicando dei particolari algoritmi, attraverso uno specifico software, possiamo individuare anticipatamente quali saranno i pazienti che svilupperanno determinate malattie, consentendoci di prevenirle o comunque di intervenire tempestivamente e ritardarne l’insorgere. È evidente che questo rappresenta un miglioramento nella qualità della vita del cittadino, e un risparmio per il Servizio sanitario nazionale di alcuni miliardi di euro se esteso a tutto il territorio nazionale».

Oltre alla medicina predittiva, in che modo una maggiore digitalizzazione può influire positivamente sul Servizio sanitario nazionale, diminuendo i costi e migliorando la vita dei pazienti?
«La digitalizzazione della sanità e della medicina è uno strumento fondamentale per migliorare la salute dei cittadini. È il cittadino infatti ad incontrare il Servizio sanitario anche quando non è malato. Informatizzare i processi sanitari consente di mantenere la salute il più a lungo possibile, di identificare in anticipo l’insorgere di alcune malattie e di agire tempestivamente in caso di acuzie e di ricovero, permettendo all’operatore sanitario di avere tutte le informazioni necessarie per intervenire sul paziente».

Come può la tecnologia migliorare anche la comunicazione medico-paziente?
«Può innanzitutto semplificarla. Questo consente al cittadino di essere informato quando esami e referti sono pronti, di ricordarsi gli appuntamenti presi e di fornire un set di informazioni attraverso App, mail e SMS che permettono una interazione con il proprio medico di base o con lo specialista più accurata, più precisa e anche più consapevole. E consente anche di comunicare al proprio medico di base dati in tempo reale e da remoto».

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