Salute 11 Luglio 2022 16:07

Curarsi all’estero con il SSN è possibile, ma pochi lo sanno

Dal 2014 si possono fare cure e interventi in un paese dell’Ue o in paesi con specifici accordi internazionali. Come funziona e come si ottiene l’autorizzazione che spetta all’ATS?

Curarsi all’estero con il SSN è possibile, ma pochi lo sanno

Andare all’estero per curarsi accade sempre più spesso. Sono oltre 350mila gli italiani che scelgono di andare in un paese straniero per un impianto dentale o per un lifting, e la ragione è sempre la stessa: costi più bassi e tempi veloci. Cresce dunque il turismo della salute verso paesi come Slovenia, Croazia e Ungheria dove nel pacchetto volo più hotel è annesso il soggiorno nella clinica odontoiatrica o di bellezza.  Differente invece la situazione quando si tratta di cure specialistiche per patologie gravi per le quali in un paese straniero si attuano nuove tecniche o operano luminari in grado di dare una migliore speranza di vita. In quel caso il cittadino italiano ha diritto di curarsi all’estero gratuitamente o con un rimborso delle spese mediche da parte del Sistema Sanitario Nazionale.

Nel 2014 è entrata in vigore la Schengen sanitaria per curarsi all’estero

Grazie al decreto legislativo 38 del 4 marzo 2014 ribattezzata Schengen Sanitaria ai pazienti di tutta Europa è data la possibilità di andare oltreconfine per ricevere un’assistenza di qualità o di usufruire della telemedicina da altri Stati, pagando solo il ticket sanitario come fossero in Italia.  Fin qui nulla da eccepire se non che pochi lo sanno e, perché ciò accada, occorre avere una autorizzazione preventiva da ATS solo a determinate condizioni.

Pochi chiedono il rimborso per curarsi fuori i confini nazionali

Per capire come funziona e cosa bisogna fare se si sceglie di rivolgersi ad uno ospedale e ad uno specialista straniero abbiamo chiesto all’ATS di Milano città metropolitana dove ci confermano essere una pratica poco utilizzata «Conosciamo il dato di cittadini italiani che chiedono l’autorizzazione e il rimborso per cure estere con la transfrontaliera – spiegano senza però darci numeri precisi –. Invece i cittadini stranieri che utilizzano questo strumento, in entrata, non abbiamo riscontri in quanto si rivolgono a strutture private e quindi fuori dal Sistema Sanitario Nazionale».

Per curarsi all’estero bisogna anticipare le spese e poi chiedere il rimborso

Se la pratica non era diffusa, e neppure troppo divulgata prima del Covid, di sicuro la situazione non è cambiata dopo, ed infatti dalla sede di corso Italia a Milano confermano che «sostanzialmente non c’è variazione, perché è una modalità di ricorso alle cure poco utilizzata». Se gli italiani vanno all’estero per migliorare il sorriso e per ridurre le rughe, sembra difficile capire perché per cure specialistiche in centri all’avanguardia dove le spese sono sostenute dal Sistema Sanitario Nazionale non facciano la fila. Ed invece è proprio così: c’è la legge, ma pochi pazienti la sfruttano. Le ragioni possono essere diverse spiegano dagli uffici dell’ATS «Sicuramente il dover anticipare le cure per poi richiedere il rimborso al rientro in Italia, a fronte di una normativa Regolamentare comunitaria che consente ugualmente il ricorso a cure estere con formulario comunitario senza anticipo di somme di denaro, non aiuta».

Necessaria autorizzazione all’intervento all’estero e il nodo dei rimborsi

Il nodo, dunque, sembra essere proprio in questo passaggio perché infatti la legge europea prevede due modalità di rimborso: diretto (ovvero il cittadino usufruisce delle cure come se fosse in Italia, pagando un eventuale ticket) e indiretto (in quel caso il paziente sostiene le spese e poi chiede il rimborso una volta rientrato in Italia). Eppure, è consuetudine in Italia che i cittadini oltre a richiedere l’autorizzazione all’intervento all’estero, debbano, una volta rientrati in Italia, chiedere il rimborso. Quindi nessuna possibilità (o poche) di poter usufruire di un rimborso diretto, nonostante la tessera europea di assicurazione malattia.

Per curarsi all’estero si esibisce la tessera europea di assicurazione malattia

Pochi italiani sanno poi di avere la Team, ovvero la tessera europea di assicurazione malattia che li copre quando vanno all’estero. Si trova sul retro della Tessera Sanitaria Nazionale ed è bene averla sempre con sé per esibirla, in caso di necessità, nelle strutture sanitarie europee e dei paesi convenzionati o da uno specialista sia in regime di assistenza pubblica o convenzionata. Ciò non toglie che per programmare una visita o un intervento all’estero ogni cittadino italiano debba ottenere una preventiva autorizzazione da parte dell’ATS di competenza che si attiene a dei precisi criteri per dare il via libera.

L’autorizzazione viene concessa per prestazioni previste nei LEA

«La normativa a cui facciamo riferimento è dettata dalla Direttiva UE n. 24 del 09.03.2011 con decreto attuativo n. 38 del 4.03.2014. Le Linee Guida del 21/12/2017 Decreto Ministero Salute n. 50 del 16/4/2018 disciplinano l’accesso alle cure transfrontaliere: specificando se necessita o meno di autorizzazione preventiva, i tempi di rimborso e l’entità del rimborso – puntualizzano i dirigenti di ATS -. Come previsto dall’articolo 8 comma 3 del Decreto legislativo 38 del 4 marzo 2014, l’autorizzazione viene concessa se e nella misura in cui la prestazione erogata sia compresa nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Non sono invece rimborsabili le spese sostenute per trasporti, vitto e alloggio».

Curarsi all’estero, istruzioni per l’uso

Quando un cittadino intende avvalersi di una cura specialistica all’estero deve preventivamente verificare se il paese presso cui richiedere la cura rientra nell’elenco in cui è prevista l’assistenza sanitaria gratuita per i cittadini italiani. Ovvero se si tratta di una struttura ospedaliera o di uno specialista che opera in Europa oppure nei paesi dell’area Efta di libero scambio (Svizzera, Norvegia, Islanda, Liechtenstein) o ancora in altri Stati presso cui l’Italia ha stabilito precisi accordi (Argentina, Australia, Brasile, Capo Verde, Città del Vaticano, Macedonia, Serbia Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Principato di Monaco, San Marino e Tunisia). Quindi è indispensabile che si tratti di una prestazione non ottenibile tempestivamente in Italia, in una situazione di urgenza o di particolarità della malattia. Inoltre, il trattamento non deve essere conseguibile in una struttura del nostro Sistema Sanitario Nazionale e tale prestazione deve rientrare nei LEA. «Solitamente si ricorre alle Cure Transfrontaliere per le alte competenze del professionista e/o l’eccellenza del centro in termini di assistenza assicurata al cittadino – puntualizzano da ATS Milano -. E anche nel caso in cui siano presenti strumenti e/o tecniche sanitarie all’avanguardia».

Con il rimborso diretto è previsto il pagamento di un ticket

Se la prestazione è urgente e inclusa nei Lea i cittadini possono ricevere in forma diretta e gratuita le prestazioni sanitarie purché non possano essere erogate in Italia in un lasso di tempo accettabile. In quel caso il cittadino dovrà presentare alla struttura sanitaria di destinazione o all’istituzione competente un formulario che attesti il suo diritto a godere delle prestazioni sanitarie in forma diretta alle stesse condizioni degli assistiti di quello Stato e nulla è dovuto se non un eventuale partecipazione alle spese (ticket) che è sempre a carico dell’assistito e non rimborsabile.

Per curarsi all’estero occorre una relazione fatta da uno specialista

A seconda delle singole convenzioni, la copertura può essere completa o limitata a determinate prestazioni. La domanda per ottenere l’autorizzazione alle cure all’estero deve essere presentata all’ATS con una esauriente relazione medica fatta da un medico specialista che indichi anche il centro medico estero a cui si intende rivolgersi. L’ATS deve inviare la richiesta al centro regionale di riferimento che entro 30 giorni deve dare l’esito positivo o negativo. In caso di urgenza i tempi si dimezzano. Se il responso è positivo l’ATS darà indicazione anche del costo della prestazione ammesso a rimborso.

Il rimborso indiretto è la formula più comune

L’assistenza sanitaria all’estero come abbiamo potuto comprendere però è pressoché sempre fornita in forma indiretta, ovvero rimborsata in un secondo momento e solo nel caso in cui il cittadino italiano si rivolga ad un Paese straniero per ricevere cure di altissima specializzazione non ottenibili in Italia in strutture pubbliche o private accreditate, in maniera tempestiva. In quel caso per ottenere il rimborso è necessario presentare all’ATS di residenza le fatture in originale delle spese sostenute e la documentazione clinica certificata dal Consolato italiano che dovrà indicare la natura dell’ospedale (se pubblico o privato accreditato) e le tariffe applicate.

Con la formula indiretta il rimborso è dell’80%

Saranno rimborsati i costi relativi agli oneri professionali, alle prestazioni erogate in regime di degenza, gli esami strumentali o di laboratorio ai fini diagnostici, i farmaci ed eventuali protesi, al netto dei ticket previsti nel paese dove viene effettuata la cura. In pratica verrà rimborsato circa l’80% delle spese sostenute in ospedale e il 40% per prestazioni libero professionali. Nel caso di minore o di maggiorenne non autosufficiente sono rimborsabili fino all’80% le tariffe di trasporto dell’accompagnatore, preventivamente autorizzate.

Le alternative in caso di parere negativo alla richiesta di curarsi all’estero

Se l’azienda territoriale sanitaria dà parere negativo all’autorizzazione per curarsi all’estero, secondo il Ministero della Salute è possibile fare ricorso alla direzione generale dell’azienda sanitaria di appartenenza, a seguire al tribunale amministrativo (TAR) e in appello al Consiglio di Stato, infine al Presidente della Repubblica con ricorso straordinario. Quando invece viene rigettata la domanda di rimborso per eventuali spese già sostenute in un altro Paese, sarà la Magistratura ordinaria in primo grado e in appello e la Cassazione in terzo grado a decidere. Nei casi estremi è possibile rivolgersi alla Corte di Giustizia Europea.

 

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