Salute 28 Novembre 2022 09:28

Covid, Andreoni (Tor Vergata): «Nel 2022 oltre 40mila decessi in più. Il prezzo lo stanno pagando i fragili»

Il professore di Malattie infettive del Policlinico Tor Vergata, direttore scientifico SIMIT, mette in guardia sulle nuove varianti: «I dati sembrerebbero indicare che comunque l’immunità creata grazie al vaccino si confronta bene con queste varianti, ma bisogna procedere con la vaccinazione». Tra le malattie infettive emergenti occhi puntati su dengue, west nile, chikungunya oltre che su ebola

«Il numero di decessi per Covid resta elevato, nei primi dieci mesi del 2022 contiamo un eccesso di mortalità di 40mila unità rispetto ai livelli prepandemia. Ciò significa che i fragili sono ancora molto esposti». Massimo Andreoni, professore di Malattie infettive e direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive di Roma Tor Vergata oltre che Direttore scientifico SIMIT, è tra coloro che predica prudenza sul Covid, perché i dati ci dicono che ancora il Covid rappresenta una minaccia per tutti coloro che hanno difese immunitarie compromesse. «Contare sul fatto che il virus sia un po’ meno virulento o si sia affievolito è un grosso errore» spiega Andreoni a Sanità Informazione, che poi fa anche il punto sulla stagione influenzale alle porte, che quest’anno vedrà una circolazione sicuramente superiore rispetto agli anni scorsi: «Il presidio fondamentale è la vaccinazione. Capisco che siamo tutti stanchi di sentir parlare di vaccini, ma è la misura più efficace per contrastare queste malattie». Sulle malattie infettive emergenti occhi puntati su dengue, chikungunya e west nile che «a causa della tropicalizzazione del clima sono ormai una realtà anche nel nostro Paese».

Professore, ci sono due sottovarianti Omicron che stanno crescendo. Che mesi ci aspettano?

«I dati ultimi che abbiamo visto dall’ISS fanno vedere che c’è un incremento del numero dei casi, siamo vicini a RT uguale a 1. Quando questo viene superato vuol dire che l’epidemia si sta diffondendo. Siamo in una fase delicata. Ci attendiamo che l’infezione possa ulteriormente espandersi. Ci sono due nuove varianti, la BQ1 e la BQ1.1, varianti molto trasmissibili che si stanno diffondendo con grande rapidità. Come è sempre accaduto quando c’è una variante più trasmissibile, questa fa scomparire tutte le altre».

Il prevalere di queste varianti cosa significa?

«È un elemento di preoccupazione perché una variante così trasmissibile pone una serie di domande soprattutto sulla capacità della nostra immunità e dei farmaci che abbiamo di competere. I dati sembrerebbero indicare che comunque l’immunità creata grazie al vaccino si confronta bene con queste varianti e da qui nasce l’indicazione a procedere con la vaccinazione, fare la quarta dose o addirittura fare la quinta dose per chi ha fatto già la quarta dose molti mesi fa e quindi la protezione dei fragili rimane l’elemento principale».

Ci siamo un po’ assuefatti al numero di decessi. È normale oppure il fatto che restino sempre ad un certo livello è un campanello di allarme?

«È un campanello di allarme. Anche la polemica che si fa sul conteggio dei decessi per Covid in cui verrebbero incluse persone che muoiono per altra causa è pretestuosa. Quello che si fa normalmente nell’ambito delle epidemie è vedere l’eccesso di mortalità, cioè verificare se rispetto a quello che è successo negli anni precedenti non pandemici ci sia un eccesso di mortalità. Quello che abbiamo visto nei primi dieci mesi del 2022 è che c’è un eccesso di mortalità superiore di 40mila unità rispetto al 2018 e al 2019. Questo dato, che corrisponde al numero di decessi per Covid che stiamo contando con 80-100 decessi al giorno, vuol dire che si continua a morire nello stesso identico modo di come si moriva prima. Contare sul fatto che il virus sia un po’ meno virulento o si sia affievolito è un grosso errore. La differenza la fa la nostra immunità, cioè il fatto che noi ci siamo immunizzati attraverso i vaccini e le infezioni e riusciamo a contenere meglio il virus. Ma quando il virus colpisce una persona fragile, immunodepressa, anziana o non vaccinata purtroppo ha delle conseguenze molto gravi e in alcuni casi anche la morte».

Parliamo di influenza: noi veniamo da una stagione in cui ci sono stati pochi casi rispetto alla media. Quest’anno che influenza sarà?

«Abbiamo avuto meno casi perché le misure di contenimento rigide che abbiamo messo in atto per il Covid funzionano per l’influenza. Quest’anno se Dio vuole siamo in una condizione migliore e avremo meno misure di contenimento. Questo si ripercuoterà non solo sul Covid ma anche sulla maggiore circolazione del virus influenzale così come era già accaduto nell’emisfero australe dove l’influenza arriva prima. Ci aspettiamo un anno dove l’influenza circolerà discretamente. Il presidio fondamentale è la vaccinazione, capisco che siamo tutti stanchi di sentir parlare di vaccini, ma è la misura più efficace per contrastare queste malattie. E quindi vaccinarsi subito è importante perché siamo già un po’ in ritardo».

Uno dei temi del momento è quello delle malattie infettive emergenti, come si affrontano?

«L’emergenza delle infezioni è qualcosa con la quale dobbiamo imparare a convivere. La globalizzazione, più di un miliardo di persone che si muove ogni anno da un paese all’altro, e poi il cambiamento del clima, portano nuove sfide. Sono due fenomeni che fanno sì che alcune malattie non presenti in certe parti della terra possano invece arrivare rapidamente. Non vuol dire che ogni volta che arrivi una nuova malattia si scateni una pandemia o una epidemia. Questo avviene raramente. Dobbiamo essere pronti ed avere degli strumenti da mettere in atto, oltre a istruire i giovani medici su queste nuove malattie».

C’è qualche virus che vi preoccupa di più?

«Sotto l’aspetto pandemico quelli correlati alle infezioni emorragiche, come l’ebola, e poi soprattutto i virus respiratori. Il mondo animale poi è pieno di coronavirus e la possibilità che altri dopo il Covid possano arrivare all’uomo non è remota. In Italia la tropicalizzazione del clima pone il paese a rischio dengue, molto comune in alcuni paesi del sud est asiatico e la zanzara che la trasmette si asta adattando bene al nostro clima. Penso poi alla chikungunya, al west nile, malattie dovute ad artropodi che con la tropicalizzazione sono arrivate e ormai si iniziano a diffondere nel nostro Paese».

 

 

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