Salute 27 Novembre 2020 12:59

Covid-19, l’uso dell’aspirina potrebbe essere associato a un minore rischio di ricovero in terapia intensiva e mortalità

I risultati di due analisi condotte a Yale e all’università del Maryland sembrano essere promettenti, ma devono essere confermati da studi randomizzati controllati

di Peter D'Angelo
Covid-19, l’uso dell’aspirina potrebbe essere associato a un minore rischio di ricovero in terapia intensiva e mortalità

L’università di Yale, nel New Haven, ha analizzato dati clinici di 2.785 pazienti trattati in diversi sottogruppi con aspirina, enoxaparina o eparina, a dosi “intermedie” o “profilattiche” (più basse). Sui pazienti ricoverati in ospedale per Covid-19 che sono stati reclutati nell’analisi si è riusciti a comprendere che l’anticoagulante enoxaparina o eparina a dosi “intermedie” è stato associato a probabilità significativamente più basse di morte in ospedale. Analogamente, l’uso di aspirina in ospedale rispetto a nessuna terapia anti-piastrinica è stato associato a una probabilità significativamente più bassa di morte in ospedale.

Secondo lo studio, l’aspirina potrebbe funzionare in termini di efficacia e sicurezza anche nei pazienti trattati a domicilio, ma per arrivare ad una conclusione definitiva «servono altri studi, allo stato attuale non esiste una sperimentazione su pazienti trattati a casa». Sono le parole di Alessandro Santin, Responsabile del team di ricerca per la prevenzione delle malattie e Direttore del dipartimento di oncologia di Yale School of Medicine.

Covid-19 e aspirina, servono altri studi

Questo è lo studio più grande finora, realizzato su una coorte così ampia. «Si tratta di un lavoro osservazionale retrospettivo – ci spiega Santin -. Tutti gli studi sull’uso dell’aspirina sono stati fatti su pazienti Covid ricoverati e trattati in ospedale. In poche parole, non abbiamo risultati ottenuti da studi “prospettici e double blind” che costituiscono “l’evidence based medicine” che tutti noi medici vorremmo avere per basare le nostre raccomandazioni», precisa.

E «sebbene l’aspirina sia un farmaco sicuro nella stragrande maggioranza delle persone», Alessandro Santin ricorda anche che «in un certo numero di pazienti può causare gastriti o altre reazioni avverse anche importanti, quindi è sempre necessario, come per tutti i farmaci, consultare i medici. Inoltre, un numero ridotto di bambini può, usando aspirina, sviluppare la sindrome di Reye che è rara ma spesso letale, ed è la ragione per la quale nei bambini (fino a 18 anni) l’antipiretico per eccellenza è oggi non più l’aspirina ma il paracetamolo».

Lo studio dell’Università del Maryland

Le evidenze sull’aspirina devono essere quindi confermate da una sperimentazione prospettica randomizzata (RCT), ma per ora altri lavori sembrano essere in linea con le conclusioni di questo maxi-studio di Yale. Tra gli altri, il lavoro dell’Università del Maryland, recentemente pubblicato. Anche questo è uno studio retrospettivo osservazionale, su una coorte di 412 pazienti Covid-19 trattati tra marzo 2020 e luglio 2020. L’uso dell’aspirina è stato associato a un minore rischio di ventilazione meccanica, di ricovero in terapia intensiva e di mortalità in ospedale.

Lo studio è stato condotto dal team di Michael Mazzeffi, Direttore di Anestesiologia e Medicina Critica della University of Maryland School of Medicine, negli Stati Uniti. Dal punto di vista meccanico, Covid-19 è associato all’ipercoagulabilità e alla microtrombosi polmonare, e l’aspirina può mitigare questi effetti.

Questo studio-pilota supporta il ruolo dell’aspirina come potenziale terapia aggiuntiva contro Covid-19. L’uso dell’aspirina è stato definito come somministrazione entro 24 ore dal ricovero in ospedale o nei 7 giorni precedenti il ricovero. La plausibilità biologica dell’ipotesi si basa sulla capacità dell’aspirina di inibire l’aggregazione piastrinica nei polmoni, che potrebbe ridurre i microtrombi polmonari e le conseguenti lesioni polmonari. L’uso dell’aspirina può essere associato a risultati migliori nei pazienti ospedalizzati Covid-19. Tuttavia, anche in questo caso, è necessario uno studio randomizzato controllato (RCT) per confermare le conclusioni del lavoro. Sanità Informazione ha intervistato il principal investigator, Micheal Mazzeffi, per meglio comprendere le prospettive di questo studio.

Per curare pazienti positivi ma in condizioni non preoccupanti e quindi a casa, quali sono i farmaci più utili da somministrare in fase precoce, quando si hanno i primi sintomi e la febbre?

«Durante la fase iniziale del trattamento delle infezioni, il trattamento deve essere focalizzato sulla riduzione della replicazione virale. Le terapie comprendono farmaci antivirali, anticorpi monoclonali, ecc. Anche la vitamina D può essere d’aiuto in questa fase. Quando i pazienti iniziano a sviluppare una malattia sistemica a partire dalla loro risposta immunitaria, il trattamento passa agli steroidi (desametasone) e ai farmaci anticoagulanti (eparina, aspirina, ecc.)».

Secondo il vostro studio qual è il momento più significativo per utilizzare l’aspirina?

«Non lo sappiamo con certezza, ma gli effetti dell’aspirina sono probabilmente di due tipi: l’acido salicilico ha notevoli proprietà antivirali; inoltre, gli effetti antipiastrinici dell’aspirina possono aiutare a ridurre la microtrombosi».

Qual è il meccanismo di efficacia dell’aspirina? La sua funzione antinfiammatoria impatta sull’interleuchina 6 e quindi sulla tempesta di citochine?

«Crediamo che possa essere multifattoriale. L’aspirina ha effetti antipiastrinici, abbassa il fibrinogeno e riduce i livelli di citochine pro-infiammatorie».

Ci sono altri studi che confermano queste conclusioni?

«Non a nostra conoscenza. L’aspirina è stata studiata in altri studi Covid-19 secondo clinicaltrials.gov (LEAD-COVID19, studio IDEA e RECOVERY)».

L’Oms ha avviato uno studio sull’aspirina su una coorte di 4000 pazienti. L’aspirina influisce sulla coagulazione?

«Sì, è così. L’aspirina è un farmaco di interesse per l’ARDS (sindrome da distress respiratorio acuto) da oltre un decennio. Probabilmente riduce il rischio per l’ictus nei pazienti con Covid-19 che hanno condizioni mediche croniche».

Il farmaco è molto diffuso e facile da usare, può avere un impatto sul trattamento del Covid-19 a casa?

«Penso che sapremo la risposta molto, molto presto, dato che ci sono diversi studi clinici in corso. A mio parere, se si è ad alto rischio di sviluppare Covid-19 grave e non si ha alcuna controindicazione significativa all’assunzione di aspirina. Ma ovviamente i pazienti dovrebbero chiedere prima al proprio medico. Allora l’assunzione di 81 mg al giorno è ragionevole».

Questo uso dovrebbe essere autorizzato dagli enti regolatori – FDA, EMA – come trattamento standard precoce a casa?

«No, non a questo punto. Non ci sono prove sufficienti. Il nostro studio è un buon punto di partenza, ma i nostri risultati devono essere prima confermati».

L’aspirina può essere combinata con altri farmaci? Studierete i farmaci combinati? 

«È difficile dare una risposta generale, ma dovrebbe andare bene per la maggior parte degli altri trattamenti. L’aspirina dovrebbe anche essere in grado di combinarsi con altri trattamenti come gli steroidi».

 

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