Salute 28 Gennaio 2020

Coronavirus, la salute globale nelle mani della sanità cinese. Ma è in grado di affrontare l’emergenza?

Il NYT: «Il Sistema sanitario cinese è allo sbando anche in situazioni normali. Ci sono pazienti con sintomi riconducibili al virus che per settimane non vengono sottoposti al test. Mancano posti letto, mascherine e cuffie. E i contagiati sono trattati con antivirali utilizzati per l’HIV e rimedi della medicina cinese quali corna di bufalo, fiori di Bach e gelsomino. Peccato che la loro efficacia non sia mai stata dimostrata»

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La mappa realizzata dall’università Johns Hopkins di Baltimora, che monitora costantemente la diffusione del coronavirus cinese ed il numero di contagi e di vittime accertato in tutto il mondo, è spaventosamente simile a quella che si trova in alcuni videogame in cui si deve sterminare la popolazione mondiale creando e rafforzando un virus letale. Su uno sfondo grigio scuro c’è una macchia rossa che giorno per giorno si allarga coprendo settori sempre più ampi della Cina. E aumentano quotidianamente il numero di puntini nel resto del mondo che indicano la presenza di nuovi contagi. E poi, ai lati, numeri e grafici. Al momento in cui si scrive, sono 4474 i casi confermati nel mondo (toccata anche l’Europa, con tre contagi accertati in Francia ed uno in Germania). 107 invece le vittime e 63 – dato di cui non si parla mai – le persone che sono guarite.

Numeri che secondo alcuni esperti sono tenuti fortemente al ribasso dalle autorità cinesi. Ieri il preside di Medicina dell’università di Hong Kong ha dichiarato che, secondo le sue stime, i casi di contagio sarebbero oltre 44mila. Intanto l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cambiato la classificazione che inizialmente aveva fatto sul rischio globale derivante dal virus, facendolo passare da “moderato” ad “elevato”.

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La Cina dal canto suo sta cercando di affrontare l’emergenza con una serie di iniziative volte a ridurre il più possibile il numero dei contagi. Sta lì la chiave principale che potrà limitare la diffusione del virus ed evitare la trasformazione dell’epidemia in pandemia. Ma il sistema sanitario cinese è pronto ad affrontare l’emergenza?

«In un Paese che negli ultimi anni ha fatto passi da gigante sotto innumerevoli punti di vista, la qualità della sanità cinese non è aumentata». È la corrispondente da Pechino del New York Times, Sui-Lee Wee, a rispondere. E il suo racconto non è affatto rassicurante. Wee parla di un sistema sanitario che «ha difficoltà ad assicurare ai pazienti anche i servizi più elementari», «sovraffollato e sovraccaricato», con medici «esausti e frustrati che devono visitare anche più di 200 pazienti al giorno». E tutto questo ben prima dello scoppio dell’epidemia.

«Nelle grandi città come Pechino o Shanghai – scrive sul NYT – molte persone iniziano a mettersi in fila alle prime luci dell’alba per riuscire a prendere un appuntamento con un medico. E quando riescono ad essere visitati, hanno solo un paio di minuti a disposizione. Il sistema di cure primarie non funziona, quindi gli unici punti di riferimento sono gli ospedali».

Problemi che si fanno ancor più gravi nelle aree più povere del Paese. Proprio come Wuhan, epicentro del focolaio, dove «si è diffuso il panico, e gli abitanti corrono all’ospedale non appena hanno un colpo di tosse». Racconta la storia di Xiao Shibing, 51 anni, che dopo 15 giorni di febbre e di problemi respiratori è finalmente riuscito ad essere visitato ma, nonostante i sintomi, non è stato testato per il coronavirus. Gli è stato detto che aveva un’infezione ai polmoni ed è stato mandato a casa. Le sue condizioni sono peggiorate e ha cercato aiuto in altri tre ospedali, che gli hanno detto di non avere posti letto disponibili. Domenica scorsa è stato finalmente ricoverato, ma non è ancora stato sottoposto al test per il coronavirus. «Sono storie come questa che fanno pensar che il numero di contagi sia in realtà molto più alto», commenta la giornalista. E fanno sorgere dubbi anche sull’effettiva preparazione e formazione del personale sanitario che è chiamato a rispondere all’emergenza.

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«Molti ospedali, soprattutto nelle città minori, non sono preparati ad affrontare una situazione tanto grave. Sono continue le richieste di mascherine, occhiali, camici e cuffie, ma i rifornimenti sono resi ancor più difficili dall’isolamento che è stato predisposto dalle autorità centrali». Hanno fatto il giro del mondo le immagini delle centinaia di gru al lavoro per costruire in pochi giorni due nuovi ospedali a Wuhan da mille posti letto ciascuno. Ma l’opinione di Chen Xi, docente di politica ed economia sanitaria all’università di Yale, è che sarebbe più efficace costruire una rete efficiente di medici di famiglia, piuttosto che costruire nuovi ospedali: «Senza un efficace processo di screening, i due ospedali non potranno essere efficienti».

E poi ci sono i medicinali utilizzati per curare i contagiati. Quali? «Non essendoci farmaci in grado di contrastare il nuovo virus – scrive Sui-Lee Wee –, le autorità sanitarie hanno detto ai medici di prescrivere sia antivirali utilizzati per il trattamento dell’HIV (come il Lopinavir ed il Ritonavir), sia rimedi della medicina cinese: corna di bufalo, gelsomino e fiori di Bach. Peccato che non ci sia alcuna prova scientifica che piante o radici di questo genere siano efficaci».

Anche nel caso della Sars furono utilizzati rimedi simili, e furono pubblicati alcuni studi condotti da ricercatori cinesi per i quali la medicina tradizionale cinese aiutava ad alleviare i sintomi. Il problema è che non si hanno nemmeno prove dell’efficacia dei medicinali ‘occidentali’. Ricercatori di tutto il mondo stanno lavorando nel tentativo di sviluppare in tempi brevi un vaccino o un medicinale efficace contro questo nuovo coronavirus. Ma non è compito semplice. E, per adesso, le uniche vere speranze vengono riposte nei sistemi immunitari dei pazienti. E in un sistema sanitario con falle importanti, che potrebbero avere conseguenze inimmaginabili.

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