Salute 3 Marzo 2020

Coronavirus e animali domestici, c’è da preoccuparsi? Penocchio (FNOVI): «Il caso di Hong Kong non prova nulla»

Il Presidente della Federazione degli Ordini dei Veterinari chiarisce: «Non vi è nessuna evidenza scientifica di un trasferimento dell’infezione da uomo a cane, men che meno da cane a uomo. Ma le persone contagiate limitino contatti con gli animali». Anche sugli alimenti al momento non ci sono evidenze

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La notizia aveva fatto il giro del mondo: ad Hong Kong un cane, pur non manifestando sintomi, è risultato positivo al coronavirus. All’inizio in molti avevano pensato ad una fake news, ma poi è arrivata la conferma dell’Organizzazione mondiale della sanità. Nonostante questo, al momento non c’è nulla di cui preoccuparsi: i nostri animali domestici sono al sicuro e il caso di Hong Kong potrebbe derivare semplicemente dal contatto dell’animale con la padrona affetta da coronavirus, una banale contaminazione ambientale. Lo conferma a Sanità Informazione il Presidente della Federazione degli Ordini dei Veterinari Gaetano Penocchio.

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«Il ritrovamento di tracce di virus in un tampone effettuato su cavità nasali e orali di un cane convivente con il proprietario infetto da coronavirus non significa assolutamente nulla in termini di diagnostica virologica – chiarisce Penocchio -. Non vi è nessuna evidenza scientifica di un trasferimento dell’infezione da uomo a cane, men che meno da cane a uomo. La presenza di tracce di virus nell’animale potrebbe essere del tutto casuale e dovuta al suo semplice contatto con il proprietario».

Tuttavia, considerando che ancora non tutto è noto del COVID-19, la prudenza non è mai troppa ed è bene, anche nei confronti dei nostri animali da compagnia, adottare delle misure precauzionali: «Il Centro per il controllo delle malattie degli Stati Uniti suggerisce alle persone contagiate di limitare il contatto con gli animali, analogamente a quanto si fa con le altre persone del nucleo familiare, evitando, ad esempio baci o condivisione del cibo» spiega ancora il Presidente FNOVI.

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Nessuna paranoia, almeno per il momento, va adottata anche verso gli alimenti dato che allo stato attuale «non risulta alcuna evidenza scientifica della trasmissione del virus SARS-CoV-2, agente eziologico della malattia denominata COVID-19, attraverso gli alimenti».

I veterinari sono tra le professioni sanitarie meno coinvolte dall’esplodere dell’epidemia e, ricorda Penocchio, che il loro ruolo non è cambiato: «Continuiamo a perseguire con la salute degli animali e dei prodotti che originano dagli animali, la salute dell’uomo». Come tanti italiani nelle zone rosse o gialle, anche i veterinari vivono i disagi delle misure restrittive: «Non abbiamo evidenza di medici veterinari colpiti dal virus o in quarantena – chiarisce Penocchio -. Il lavoro prosegue con molta difficoltà sia nel settore zootecnico che in quello degli animali da compagnia. In particolare nel settore produttivo il ministero della Salute ha fornito indicazioni in merito alla gestione dell’emergenza, rimarcando aspetti delle attività dei Servizi veterinari a tutela degli allevatori, degli operatori e dei medici veterinari stessi, collegati all’esigenza di garantire l’approvvigionamento di derrate alimentari nonché la movimentazione degli animali nei territori sottoposti a restrizione».

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