Salute 30 Marzo 2020

Coronavirus, al via studio sul rapporto tra gravità dell’infezione e patologie preesistenti

Coordinata dall’I.R.C.C.S. Neuromed, parte una ricerca che ha già visto l’adesione di 18 centri clinici su tutto il territorio nazionale, con un notevole interesse anche da centri internazionali

Affrontare l’epidemia di Covid-19 significa approfondire tutti gli aspetti dell’infezione, dando così ai clinici in prima linea, in tempi possibilmente brevi, le conoscenze più ampie per gestire i pazienti. È questo lo scopo di uno studio coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) con il contributo dell’Università di Pisa, dell’Università dell’Insubria di Varese-Como e di Mediterranea Cardiocentro, Napoli. Al centro della ricerca vi sono le correlazioni tra infezione da coronavirus e le patologie già presenti nelle persone colpite.

«Le informazioni oggi disponibili sui pazienti Covid-19 – dice Licia Iacoviello, direttore del Dipartimento e professore di Igiene all’Università dell’Insubria – ci mostrano che alcune patologie, tra le quali soprattutto quelle cardiovascolari e l’ipertensione, rappresentano condizioni frequentemente correlate alla gravità del quadro clinico da coronavirus. È urgente studiare queste interazioni, approfondendo in particolare il ruolo delle terapie farmacologiche che i pazienti seguivano per tale malattie».

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«Sono 18 – si legge in una nota – i centri clinici italiani che hanno prontamente e con entusiasmo aderito sinora allo studio, da quelli situati nei territori più colpiti della Lombardia a quelli del centro e del sud Italia, compresa la Sicilia. Altri hanno già manifestato l’intenzione di partecipare a questa ricerca, mentre un forte interesse è venuto anche da alcune cliniche negli Stati Uniti e in Gran Bretagna».

«Stiamo registrando – dice Augusto Di Castelnuovo, epidemiologo del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione del Neuromed, attualmente presso Mediterranea Cardiocentro di Napoli – una grande attenzione a tutti i livelli, e per questo siamo costantemente al lavoro per predisporre nel modo più efficiente il sistema di raccolta e di analisi dei dati provenienti da tutte queste strutture».

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«Lo studio – spiega il comunicato – è di tipo osservazionale, quindi prevede la raccolta di dati sui pazienti ricoverati per Covid-19 nei centri partecipanti. Le informazioni saranno sottoposte ad analisi statistiche per individuare i fattori che possono determinare un decorso più o meno grave della malattia».

«Sono orgoglioso dei nostri ricercatori che in poco tempo si sono fatti promotori e portabandiera di una indagine ad ampio respiro i cui risultati saranno rapidamente trasferiti alla comunità medica e scientifica italiana e internazionale – afferma Giovanni de Gaetano, presidente dell’I.R.C.C.S. Neuromed -. Lo studio raccoglierà anche dati su alcune delle terapie adottate durante il ricovero per fronteggiare l’infezione. Puntiamo ad avere strumenti più precisi per inquadrare meglio le persone colpite da coronavirus in relazione alla loro storia clinica, e quindi aiutare i medici nelle scelte terapeutiche più adeguate. Naturalmente questo studio si muove ora su un livello di ricerca. Rimane perciò assolutamente raccomandato a tutti i cittadini di seguire scrupolosamente le indicazioni del loro medico e degli specialisti per qualsiasi tipo di terapia».

 

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