Salute 14 maggio 2018

Contratto medici, Papotto (Cisl): «Da Aran solo tanti no. Vogliamo compartecipare alla gestione della nostra vita»

In stallo la trattativa. Tra i nodi l’indennità di esclusività e le relazioni sindacali. Il Segretario della Cisl Medici: «Vogliamo incontro con le Regioni che sono sorde alle nostre richieste»

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Non si sblocca la trattativa per il rinnovo del contratto della dirigenza medica. Partita a febbraio sotto i migliori auspici, il confronto tra Aran e sindacati non ha portato a risultati significativi. Il primo scoglio è di tipo economico ed è rappresentato dall’inserimento dell’indennità di esclusività nella massa salariale: la proposta non è stata accolta ed ha provocato l’abbandono dei leader sindacali dal tavolo politico. Il nuovo scoglio è ora rappresentato dal capitolo “Relazioni sindacali al livello periferico”: le distanze sui nodi fondamentali (certezza attuativa, strumenti e ambiti di partecipazione sindacale, maggioranza sindacale minima necessaria per firmare gli accordi, ruolo delle regioni) non sono state superate. Un aspetto che sta a cuore anche a Biagio Papotto, Segretario generale della Cisl Medici: «Vogliamo che l’Aran e le Regioni prendano coscienza che la dirigenza medica e sanitaria non è un ruolo amministrativo, noi siamo medici – spiega Papotto a Sanità Informazione -. E quindi vogliamo entrare nella compartecipazione della gestione della nostra vita, in particolare in periferia».

LEGGI ANCHE: CONTRATTO MEDICI, SINDACATI ABBANDONANO TAVOLO POLITICO. FILIPPI: (FP CGIL): «NON SIAMO ULTIMA RUOTA DEL CARRO. DIRIGENTI MEF ESCANO DA TORRE D’AVORIO»

Segretario, a che punto è la trattativa con l’Aran?

«L’Aran non vuole minimamente contrattare, non vuole minimamente aprire un dialogo con i sindacati. A qualsiasi nostra proposta risponde picche, picche, picche. Prenderemo le nostre decisioni nell’Intersindacale».

Sul tavolo c’è anche la possibilità di un nuovo sciopero?

«E contro chi lo facciamo? Non abbiamo un governo, non abbiamo niente. Stiamo chiedendo un incontro con le Regioni perché in questo momento sono sorde alle richieste minime dei sindacati della dirigenza medica».

Ma il nodo è sempre la questione dell’indennità di esclusività?

«In realtà siamo ancora alle relazioni sindacali, ai minimi concetti di sopravvivenza, non ci vogliono dare neanche la sopravvivenza».

Cos’è che non vogliono darvi?

«I concetti generali come contrattazione, informazione, concertazione. Secondo loro basta solo l’informazione senza poter contrattare nessuna norma a livello periferico, sull’orario di lavoro, sull’organizzazione, su tutto. Restiamo al tavolo, la prossima settimana saremo riconvocati sulla progressione delle carriere, ma in futuro decideremo il da farsi perché così non può andare».

La Cisl ha delle richieste particolari da rivolgere all’Aran?

«Noi vogliamo che l’Aran e le regioni prendano coscienza che la dirigenza medica e sanitaria non è un ruolo amministrativo, noi siamo medici. E quindi vogliamo entrare nella compartecipazione della gestione della nostra vita, in particolare in periferia. Soldi non ce ne sono, l’esclusività non sappiamo come finisce: è chiaro che almeno un minimo di voce in capitolo sulla vita all’interno dei nostri ospedali vorremmo averla».

Che iniziative pensate di prendere nell’intersindacale?

«Stiamo chiedendo un incontro alle regioni per capire cosa vogliono fare. E poi decideremo insieme nell’intersindacale».

 

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