Salute 21 Febbraio 2020

Cesareo vs parto naturale, libera scelta o decisione del medico? Il caso della Gran Bretagna raccontato dalla giornalista Clare Wilson

La Wilson sostiene con convinzione la libertà di scelta delle mamme, ed il “maternity scandal” che si è verificato nel Regno Unito sta cambiando l’approccio degli inglesi al tema delle nascite. In Italia, in assenza di una appropriata indicazione clinica, il medico ha il diritto di rifiutare una richiesta di taglio cesareo programmato

Immagine articolo

Gli ultimi dati in Italia indicano un trend in calo: nel 2018 i parti con taglio cesareo sono stati il 33,16%, mentre dieci anni fa erano il 47,78%. Tuttavia resta aperta una delle questioni di cui si dibatte da decenni: continuare con la politica di riduzione dei cesarei o consentire alle donne di poter scegliere come mettere al mondo i loro bambini? Della questione, che ha risvolti non solo medici ma anche filosofici e politici, abbiamo parlato con Clare Wilson, giornalista britannica del New Scientist, da anni in prima linea per difendere il diritto delle donne “di scegliere”.

«Negli anni ’70 e ’80 abbiamo vissuto una fase di eccessiva medicalizzazione del parto: la reazione di oggi è che molte mamme inseguono il parto naturale. È un contraccolpo», spiega la Wilson, che nel 2016 aveva polemizzato apertamente con le indicazioni contenute nella National Maternity Review, una dichiarazione programmatica sulle politiche di assistenza al parto e alla maternità del governo inglese in cui si sottolineava la necessità di ridurre la medicalizzazione del parto, incentivare esperienze non ospedaliere come le nascite in casa o in strutture alternative, puntare sull’assistenza delle ostetriche più che su quella dei medici. «In Gran Bretagna i parti in casa sono il 2-3% del totale. C’è un grave problema di sicurezza per la salute del bambino e della madre. È una scelta personale ma è un grande rischio», spiega Wilson.

LEGGI ANCHE: VIOLENZA CONTRO LE DONNE E VIOLENZA OSTETRICA: IL RISPETTO PER LA DONNA (E IL NASCITURO) COMINCI DALLA SALA PARTO  

Il tema è tornato di attualità anche per uno scandalo che ha scosso la Gran Bretagna: quello dell’ospedale di Shrewsbury and Telford Hospital Trust, non lontano dalla frontiera con il Galles, dove, come riportato da molto giornali tra cui The Indipendent, il nosocomio avrebbe pagato oltre 50 milioni di sterline come risarcimento ai parenti di bimbi nati morti o con gravi disabilità. In tutto 80 famiglie che hanno denunciato vari errori tra cui ritardi nei trattamenti, mancate risposte all’anormale aumento del battito cardiaco del feto e casi nei quali non sono state riconosciute le complicanze: si tratterebbe di 42 bambini e tre mamme decedute e più di 50 bimbi che hanno subito danni neuronali. Ma i casi attenzionati sarebbero oltre 900 a partire dagli anni ’70. Un vero e proprio “maternity scandal” che ha messo nell’occhio del ciclone l’NHS e che sta cambiando l’approccio del Regno Unito al tema delle nascite.

«Nel Regno Unito c’è stata a lungo una concezione paternalistica del parto, dovuta non solo alle ostetriche – continua la Wilson -. Il concetto era: “Tu fai quello che dico io perché è giusto così”. Noi chiamiamo questo “paternalismo medico”. La reazione è andata così lontana che ora le donne stanno rifiutando anche i necessari interventi medici».

Oggi i sudditi di Sua Maestà vedono un ruolo preponderante delle ostetriche nel parto: «In molti ospedali britannici le ostetriche sono responsabili delle cure che le donne ricevono. Se tu sei sana e non particolarmente in là con l’età potresti non vedere mai un ginecologo, se tutto va bene. Negli Usa è diverso: ogni donna si aspetta di essere sotto la supervisione di un ginecologo», spiega la giornalista.

Clare Wilson non è l’unica giornalista anglosassone a mettere in evidenza le difficoltà e i pericoli che il parto naturale può rappresentare per alcune donne. Nel 2018 Natasha Pearlman, all’epoca direttrice di Elle UK, ha raccontato la sua esperienza personale, il suo travaglio lungo 33 ore e le conseguenze fisiche che il parto naturale aveva prodotto sul suo corpo. Anche lei forse vittima dell’ideologia del “parto naturale a tutti i costi” che oggi però, dopo gli scandali dello Shrewsbury and Telford Hospital, sembra messa in discussione.

La Wilson sostiene con convinzione la libertà di scelta: far scegliere alle donne la modalità di parto che preferiscono. «Vent’anni fa ci fu un sondaggio tra le ginecologhe londinesi: un terzo di loro aveva scelto il parto cesareo. Ciò significa che era una scelta ragionevole anche dal punto di vista medico. La verità è che non c’è una scelta giusta o sbagliata: è una scelta individuale personale. Io dico semplicemente che se scelgo una modalità di parto devo poterla portare avanti».

LEGGI ANCHE: VIOLENZA OSTETRICA E GINECOLOGICA, BELLI: «ECCO PERCHÉ IN ITALIA NON C’È UNA SICURA ED EFFICIENTE GOVERNANCE DEL PARTO»

La libertà di scelta è un tema molto dibattuto in tutto il mondo: negli Stati Uniti, in base alle raccomandazioni dell’American College of Obstetricians and Gynecologists, le donne possono richiedere l’effettuazione del taglio cesareo da farsi dopo la 39° settimana. Diverso il caso dell’Italia, dove secondo le linee guida sul taglio cesareo dell’Istituto Superiore di Sanità, in assenza di una appropriata indicazione clinica, il medico ha il diritto di rifiutare una richiesta di taglio cesareo programmato. Posizione però che non trova concordi tutti gli specialisti, come il professor Pierfrancesco Belli, membro del Comitato di Indirizzo e Controllo dell’agenzia Regionale di Sanità Toscana, secondo cui invece le indicazioni ISS «non hanno nessun fondamento giuridico perché nessuna legge dello Stato lo vieta». Inoltre, secondo Belli «se la paziente si fa refertare dal suo ginecologo curante, dal suo medico di famiglia o da un psicologo che per motivi psicologici è necessario per la salute psico-fisica della donna fare un taglio cesareo, il medico non si può rifiutare per legge».

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SANITÀ INFORMAZIONE PER RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO

Articoli correlati
Coronavirus, Fnopo: «Grazie a tutte le ostetriche che garantiscono assistenza alle donne in gravidanza»
«Le ostetriche continuano a essere garanti di un’assistenza vigile e sicura nei reparti e nei Pronto soccorso di ostetricia e ginecologia, nelle sale travaglio-parto, nelle sale operatorie e in tutti i percorsi dedicati all’assistenza alle donne, soprattutto là dove l’assistenza anestesiologica alla parto-analgesia attualmente può venire a mancare, in quanto gli anestesisti sono impegnati all’interno […]
Coronavirus e gravidanza: il corso online di Futura Stem Cells prepara le mamme al parto
Tanti gli argomenti trattati e i consigli pre e post parto: «Dalla gravidanza al baby massage, passando per la disostruzione delle vie aeree fino all’allattamento e alla nutrizione» spiega la Responsabile scientifica Pierangela Totta
Coronavirus, Consiglio dei Ministri proclama Stato di Emergenza per sei mesi: «È conseguenza della dichiarazione dell’OMS»
Il Cdm ha inoltre varato uno stanziamento di cinque milioni di euro. Ieri annunciati i primi due casi in Italia: due turisti cinesi provenienti da Wuhan
Un video per aiutare le donne sorde nel parto, l’idea della clinica Mangiagalli a Milano
Esperti della Clinica Mangiagalli del Policlinico di Milano e di ATS hanno predisposto un tutorial a contenuto tecnico e specialistico nella lingua dei segni. Disponibile sul portale di ATS, IRCCS e su YouTube, il video può essere tradotto in altre lingue e fruibile da tutti
di Federica Bosco
La FNOPO incontra Speranza: «Ostetriche anche negli studi di medici di famiglia e pediatri»
La Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Ostetrica ha registrato la massima attenzione del Ministro alle istanze della categoria. E ha chiesto il ritorno ad un percorso formativo quinquennale
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del Coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 4 aprile, sono 1.120.752 i casi di Coronavirus in tutto il mondo, 58.982 i decessi e 227.019 le persone che sono guarite. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE. I CASI IN ITALIA   Bolletti...
Salute

Visite domiciliari, cure precoci e controllo da remoto: con il ‘modello Piacenza’ il coronavirus si sconfigge casa per casa

L’oncologo Luigi Cavanna, dell’ospedale di Piacenza, racconta: «Se i sintomi sono quelli del Covid, facciamo un’ecografia e diamo gli antivirali e strumenti di controllo. Poi monitoriamo a dist...
Lavoro

Coronavirus, lo psicologo: «Personale sanitario svilupperà disturbi post traumatici. Attivare subito supporto psicologico»

«Non sentono ancora ciò che stanno provando, lo capiranno più avanti. Parte del personale sanitario ne uscirà ancora più fortificato, ma quelli che non sono in grado di sopportare un carico emoti...