Salute 12 Maggio 2020

Carceri, primi pazienti guariti nella zona Covid realizzata a San Vittore e Bollate. Così il virus è stato tenuto sotto controllo

Lari (Direzione medica penitenziaria ASST Santi Paolo e Carlo): «Diagnosi precoci e cure specifiche per contenere i contagi». Ranieri (responsabile UO sanità penitenziaria Regione Lombardia): «Per la fase 2 tamponi rapidi e parziale ritorno all’attività didattica»

di Federica Bosco

Primi pazienti guariti dal Covid ai penitenziari San Vittore e Bollate. La rete delle carceri milanesi ha contenuto bene l’onda d’urto del coronavirus grazie al dialogo tra personale sanitario e detenuti e a misure stringenti messe a punto dall’ASST Santi Paolo e Carlo che, in collaborazione con Regione Lombardia, ha gestito l’emergenza nei quattro istituti penitenziari milanesi (San Vittore, Bollate, Opera e Beccaria). In questo modo è stato possibile assistere complessivamente 80 detenuti positivi al Covid.

«A livello progettuale si è creata una sinergia tra i due istituti – spiega Cesare Lari, direttore della Direzione Medica Area Penitenziaria dell’ASST Santi Paolo e Carlo -, nel senso che i casi più rilevanti sono stati curati nell’hub di San Vittore, mentre a Bollate sono stati destinati i detenuti paucisintomatici o in fase di guarigione. C’è poi un altro tassello che ha permesso di realizzare questo progetto: il carcere di Opere in questo periodo ha accolto i detenuti anziani patologici ma non Covid che si trovavano a San Vittore, nella circostanza dedicato esclusivamente ai pazienti Covid. La cosa più importante – sottolinea il dottor Lari – era tenere fuori dal carcere il virus. Si è fatto di tutto, con controlli all’ingresso, triage a tutti, misurazione della temperatura, attenzione particolare con tamponi a tutti i nuovi giunti con conseguente isolamento prima dell’immissione ai reparti comuni».

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Un lavoro di squadra che ha visto impegnati 300 tra medici  ed operatori sanitari, oltre al personale SERD Penale e Penitenziario per garantire assistenza a tutti i 3200 detenuti.

Se oggi sono ancora 45 i positivi al Covid-19 tra San Vittore e Bollate, nessun caso è presente nelle carceri della zona rossa di Brescia e di Bergamo, pochi tra Voghera e Pavia, segnale di un’ottima organizzazione, come ci spiega Roberto Ranieri, responsabile Unità operativa sanità penitenziaria di Regione Lombardia.

«Con il tampone abbiamo fatto un’azione più estensiva rispetto a quelle che erano le direttive nazionali. A San Vittore abbiamo fatto anche tamponi di sorveglianza ai detenuti e al personale di polizia penitenziaria, soprattutto quelli che fanno servizi esterni, o che abitano all’interno delle caserme. I test sierologici, allo stesso modo, sono fatti al personale sanitario in questa settimana, a breve li faremo anche ai nuovi detenuti e agli agenti di polizia penitenziaria secondo una proposta che ho fatto di recente. Sempre in tema di tamponi – aggiunge – abbiamo poi un progetto che dovrebbe essere autorizzato e prevede di fare i tamponi rapidi, ovvero quelli con risposta in un’ora, con un apparecchio collocato all’ingresso di San Vittore in modo da identificare subito chi eventualmente è positivo. Per la fase due abbiamo preparato un documento già approvato e che sarà divulgato nelle prossime ore dalla Regione, che prevede di anticipare un po’ i tempi rispetto alle altre comunità. La fase 2 è più complessa rispetto alla fase 1 perché occorre mantenere precauzioni pur garantendo alcune aperture che avverranno in maniera graduale, come i colloqui oggi ancora in via telematica, ma è previsto a breve il colloquio con i famigliari e il ritorno degli educatori per alcune attività didattiche. Quindi è fondamentale gestire lo stato virologico delle persone che faranno accesso all’istituto: tutti gli operatori ed educatori saranno sottoposti a tampone prima di riprendere l’attività, mentre invece per i detenuti e per il personale di polizia penitenziaria si stanno organizzando dei corsi di formazione sia in sede, tenendo le dovute misure di distanziamento,  sia per via telematica. Devo dire che i detenuti sono stati bravi perché si sono messi a produrre mascherine e quindi, avendoli coinvolti nel progetto, abbiamo avuto buoni risultati».

 

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