Salute 22 Giugno 2020

Calvizie femminile, AME: «Gli androgeni non sono sempre una “spia”»

In Italia ne soffrono 4 milioni di donne. Gli esperti di AME: «È meglio intervenire tempestivamente, quando il danno è ancora limitato»

Calvizie femminile, AME: «Gli androgeni non sono sempre una “spia”»

Alopecia androgenetica di nome, ma non sempre di fatto. O almeno non in apparenza. La perdita di capelli nelle donne, infatti, non è sempre legata alla presenza di elevati livelli di questo ormone maschile, come si crede comunemente. Lo ha ribadito l’Associazione Medici Endocrinologi (AME) che rilancia le ultime raccomandazioni pubblicate dall’Androgen Excess (AE)-PCOS Society relative alla valutazione, alla diagnosi e al trattamento dell’alopecia femminile, nonché alla sua associazione con l’iperandrogenismo.

«I capelli possono cadere o diradarsi anche se le concentrazioni di androgeni nel sangue risultano normali», conferma Cecilia Motta, coordinatrice del Gruppo endocrinologia ginecologica di AME. I livelli di androgeni, quindi, non rappresentano sempre un valido “biomarcatore” dell’alopecia femminile e, di conseguenza, non sempre possono essere considerati come un indicatore del trattamento da seguire. «Questo significa, quindi, che molte donne affette da questo problema potrebbero beneficiare lo stesso del minoxidil, terapia topica con effetti anti-androgenici. Anche se le concentrazioni di androgeni nel sangue sono normali», sottolinea la dottoressa Motta.

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«La calvizie femminile – spiegano gli esperti di Ame – è un disturbo comune nelle donne, specialmente dopo la menopausa. Si stima che ne soffrano all’incirca 4 milioni di italiane con conseguenze psicologiche importanti. Se infatti perdere i capelli per gli uomini è un dramma, per le donne è una vera e propria tragedia. I capelli sono considerati dalle donne un elemento essenziale della loro femminilità». «La loro caduta ha un impatto significativo sul benessere psicologico e sulla qualità della vita» dice la dottoressa Motta. L’alopecia femminile si può manifestare con un progressivo diradamento dei capelli, con un loro assottigliamento o, in alcuni, casi con un rapido aumento della loro caduta. «Sono due i modelli di perdita dei capelli – prosegue – perdita nell’area centrale della testa con conservazione della parte frontale dei capelli e perdita prevalentemente frontale o modello dell’albero di Natale». In ogni caso il risultato può minare seriamente la qualità della vita delle donne che ne soffrono.

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Le cause dell’alopecia femminile sono ancora sconosciute. «Oltre alla concentrazione di androgeni, sappiamo che i geni ereditati possono svolgere un ruolo, così come forse anche l’infiammazione del cuoio capelluto» dice Motta. Le origini multifattoriali di questo problema sono la causa principale della mancanza di una cura definitiva. «Abbiamo solo trattamenti che possono bloccare o rallentare la perdita di capelli – continua la dottoressa Motta – il trattamento di prima linea è il minoxidil a cui si può aggiungere, tramite un’attenta valutazione caso per caso, una terapia sistemica antiandrogenica. Ancora poco chiari – continua – i benefici associati alla terapia con laser a bassa intensità e alle iniezioni di plasma ricco in piastrine (Prp)».

Di certo c’è che prima si iniziano i trattamenti, migliori saranno i risultati. «È meglio intervenire quando il danno è ancora limitato in modo da arrestare la caduta – aggiunge il professor Vincenzo Toscano, Past President AME. – È quindi fondamentale rivolgersi tempestivamente a un endocrinologo che procederà con un’accurata valutazione clinica e inizierà a costruire, con eventuale coinvolgimento di altre figure specialistiche come il dermatologo, un piano terapeutico adeguato» conclude il professore.

 

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