Salute 10 gennaio 2018

‘Brilliant radiology’: a Terni Big Data protagonisti dell’assistenza ospedaliera

«Una miniera d’informazioni per diminuire tempi di attesa, ripensare orari di svolgimento esami, bilanciare livelli di utilizzo delle apparecchiature» così Maurizio Dal Maso, Direttore Generale del Santa Maria di Terni

I Big Data arrivano nell’Azienda Ospedaliera di Terni e nello specifico nel reparto di Radiologia del Santa Maria con l’obiettivo di migliorare il percorso di diagnosi dei pazienti. Ancora una volta è il cittadino-paziente al centro del processo riorganizzativo attuato dal DG Maurizio Dal Maso.

Brilliant Radiology, questo il nome del progetto nato dalla collaborazione con GE Healthcare, rappresenta una vera e propria sfida centrata sulla raccolta e sull’elaborazione delle informazioni contenute all’interno dei software delle apparecchiature medicali presenti in Ospedale.

«Gli specialisti di GEH da oltre due mesi affiancano e supportano il nostro Dipartimento di Diagnostica per Immagini guidato dal Primario Dottor Giampaolo Passalacqua – spiega Dal Maso – e insieme hanno elaborato un sistema in grado di raccogliere ed elaborare in tempo reale le informazioni derivanti dal sistema di prenotazione e gestione del dipartimento e, allo stesso tempo, da decine di apparecchiature medicali come risonanza magnetica, TAC e ultrasuoni».

«Tutte informazioni utili per migliorare la cura e l’efficienza» sottolinea il DG dell’Azienda Ospedaliera. In pratica un vero e proprio «cruscotto direzionale per rendere sempre più efficiente un servizio importante e strategico quale il Dipartimento della diagnostica per immagini».

«Una collaborazione che non ha uguali sul territorio nazionale e che sta già dando i primi risultati in termini di produttività – spiega Maurizio Dal Maso -. Nella sola Azienda Ospedaliera di Terni svolgiamo ogni anno più di 140mila esami che corrispondono a una miniera d’informazioni utili a capire come diminuire i tempi di attesa, a ripensare gli orari di svolgimento di determinati esami in relazione alla provenienza geografica dei pazienti, a supportare l’attività di diagnostica permettendo di bilanciare i livelli di utilizzo delle apparecchiature, solo per citare alcuni dei possibili e in molti casi immediati vantaggi».

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