Salute 9 Luglio 2018

Biotestamento, Federico Gelli (Pd): «Fondamentale per costruire alleanza terapeutica. Obiezione di coscienza forse inutile»

«Non c’è terapia che possa essere efficace senza piena condivisione tra medico e paziente» così il Responsabile Sanità del Partito Democratico e relatore alla Camera del provvedimento sul consenso informato

Immagine articolo

A pochi mesi dall’emanazione della legge sul fine vita, i Comuni italiani si stanno allineando per istituire dei registri dove sia possibile depositare regolarmente le proprie volontà rispetto a trattamenti terapeutici. Dunque la legge dalla carta sta diventando operativa: su questo tema Sanità Informazione ha fatto il punto con Federico Gelli, ex deputato, responsabile sanità del Partito democratico e relatore alla Camera del provvedimento sul Biotestamento.

A 7 mesi dalla Legge sul Biotestamento come è cambiato il ruolo del professionista sanitario?

«Direi che sia la legge 24/2017 legge Gelli che la legge 219/2017 sul Biotestamento sono diventate cardine entrambe dell’attività del professionista sanitario, per così dire le due facce della stessa medaglia fondamentale nel rapporto medico-paziente. La legge sulla responsabilità professionale va a disciplinare un nuovo rinnovato criterio di valutazione dei rischi consentendo al medico di lavorare più in serenità; l’altra finalmente disciplina il consenso informato che nel nostro Paese era stato finora considerato un mero adempimento burocratico, uno schema da compilare. Questi due assetti portanti di riforma sono convinto che aiuteranno moltissimo nel recupero di quell’alleanza terapeutica tra medico e paziente di cui abbiamo bisogno, non c’è terapia che possa diventare efficace se non c’è una piena condivisione».

LEGGI ANCHE: CONSENSO INFORMATO, L’AVVOCATO PITTELLA: «PER MEDICO MENO RESPONSABILITÀ CIVILE O PENALE»

Alleanza terapeutica: c’è anche chi pensa tra gli addetti ai lavori che questa legge possa portare una ulteriore burocratizzazione del rapporto medico-paziente, a chi la pensa così lei cosa risponde?

«Trovo che questa visione della legge sia curiosa, ma d’altronde questo è un Paese stravagante. Fino ad oggi si criticava il Parlamento perché non aveva mai disciplinato in norma la definizione del consenso informato, le varie modalità di sottoscrizione, il ruolo e l’importanza di questo atto – voglio ricordare che uno dei punti salienti della norma è il colloquio tra medico e paziente – ora si critica la politica perché ha messo in atto quello che si discuteva da anni. Le leggi servono per sancire dei percorsi, vanno ovviamente interpretate e applicate ma sicuramente si tratta di un salto di qualità, di un passo in avanti di un Paese che su certi temi era rimasto indietro. Quindi a chi è scettico su questa legge rispondo che i soliti atteggiamenti critici devono poi misurarsi sulle scelte quotidiane e rimango convinto che questa norma è un fatto molto positivo, non solo per i professionisti ma anche per i pazienti».

Una delle zone d’ombra, a detta sempre di alcuni professionisti sanitari, è l’obiezione di coscienza: pensa si debba regolarizzare e quindi chiarire ulteriormente questo aspetto che riguarda prettamente il medico?

«Questo è stato un punto molto dibattuto in aula. Si tratta di un argomento che forse può essere anche disciplinato, ma dalle proposte emerse nel dibattito parlamentare, credo che la questione sarebbe peggiorata e non migliorata. Ritengo che sia un argomento su cui eventualmente il Parlamento si può esprimere in futuro. Il tema del consenso informato e dell’obiezione di coscienza sono argomenti ancora da discutere, il nostro è un Paese che ha una sensibilità su questi temi molto spiccata. Credo che l’obiezione di coscienza sia inutile perché all’interno del Sistema Sanitario comunque deve essere garantita la possibilità da parte di un professionista di poter raccogliere delle dichiarazioni o delle disposizioni da parte dei cittadini, è un diritto previsto da una norma, da una legge nazionale; impedire tutto questo, sarebbe a mio avviso inutile. Comunque io non sono contrario vediamo quello che sarà in grado di fare questo Parlamento che mi sembra per ora affaccendato in altre dinamiche e non al tema dei diritti, ma potrei essere smentito nei prossimi mesi».

LEGGI ANCHE: RESPONSABILITÀ PROFESSIONALE, GELLI: «LA LEGGE 24/17 HA COSTRUITO UN PONTE TRA DIRITTO E SANITÀ»

 

SEGUICI ANCHE SU FACEBOOK <— CLICCA QUI

 

Articoli correlati
Coronavirus in corsia, come può tutelarsi legalmente il medico? Le risposte degli esperti
In quali casi si verifica una responsabilità della struttura se un medico che lavora in essa viene contagiato dal Covid-19? E cosa può fare per ottenere un risarcimento, nel caso in cui non siano state prese tutte le precauzioni del caso? Le risposte degli Avvocati Guido Molinari e Andrea Marziale, Partners dello Studio Legale e Tributario Quorum
Covid19, Orlandi (Fisici-Chimici): «Limitare responsabilità dei professionisti sanitari alle condotte dolose»
Anche la Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici ha aderito alle richieste elaborate dalla Consulta permanente delle professioni sanitarie e socio-sanitarie in tema di responsabilità professionale
Responsabilità professionale, una proposta unitaria dalle professioni sanitarie e socio-sanitarie
Il testo è il frutto delle considerazioni emerse in seguito ad una videoconferenza dello scorso 17 aprile tra referenti del Ministero della Salute e componenti della Consulta permanente delle professioni sanitarie e socio-sanitarie sul tema dei diversi profili giuridici di responsabilità professionale
Emergenza Coronavirus, le richieste dei sindacati: «Scudo giudiziario, fondo per gli indennizzi e revisione della responsabilità professionale»
Palermo (Anaao): «Passare da impianto basato sulla colpa ad uno basato sull’errore». Vergallo (AAROI-EMAC): «La pandemia ha esacerbato il sovraccarico di responsabilità degli operatori sanitari». Quici (Cimo-Fesmed): «Gravi responsabilità da parte di ISS, Protezione Civile e Direttori Generali». Filippi (Fp Cgil Medici): «Medici e pazienti che si infettano a causa di carenze nell’organizzazione devono poter ricorrere contro l’ente»
Coronavirus, l’avvocato Hazan: «Serve indennizzo per medici contagiati». E sulla limitazione della responsabilità: «Si è fatta confusione»
«Si è fatta confusione sugli emendamenti che limitavano la responsabilità professionale, ma la partita è ancora aperta». E sugli indennizzi a tutte le vittime del Covid-19: «Difficile ipotizzare un fondo anche per i pazienti»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 22 maggio, sono 5.106.155 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 332.978 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA   Bollettino delle ore 18:00 del 22 ma...
Lavoro

Covid-19 e Fase 2, come prevenire il contagio: ecco il vademecum per gli operatori sanitari

Le misure di protezione per gli operatori e i pazienti, l’organizzazione degli spazi di lavoro, la guida al corretto utilizzo dei Dpi, il triage telefonico, la sanificazione e la disinfezione degli ...
Salute

«A Piacenza onda d’urto impressionante, per questo abbiamo il più alto numero di morti». Parla il pioniere della lotta al virus Luigi Cavanna

L’oncologo noto per i suoi interventi ‘casa per casa’ per sconfiggere l’epidemia: «Azione precoce arma vincente, nessun paziente curato a domicilio è morto». E ricorda i primi giorni dell'e...