Salute 28 Gennaio 2020

Arteterapia: ecco come trasformare la creatività individuale in uno strumento di crescita e cambiamento

L’arteterapeuta: «Non serve saper disegnare o utilizzare materiali artistici. L’arteterapia è adatta a tutti»

di Isabella Faggiano
Immagine articolo

Recuperare la propria creatività può essere la chiave per superare disarmonie, blocchi o disagi. Come? Attraverso l’Arte plastico-pittorico-figurativa, più semplicemente conosciuta come Arteterapia.

«Questa tecnica – spiega Alessandra Agnese, arteterapeuta – adopera, in maniera privilegiata, immagini e materiali artistici per costruire una relazione terapeutica. Il canale utilizzato è doppio: sia verbale che non verbale».

Costruire delle rappresentazioni simboliche è uno degli elementi fondamentali dell’Arteterapia: «Attraverso il simbolo – commenta l’esperta – aspetti negativi, conflittuali o traumatici della vita di una persona possono acquisire una nuova forma. Una conformazione diversa che permette di canalizzare un’esperienza che l’individuo non riusciva ad esternare attraverso la parola, talvolta sterile o poco adeguata. Il simbolo – sottolinea Agnese – è una sorta di ponte che consente di rielaborare il proprio vissuto in maniera protetta, collegando il mondo interno con aspetti esterni della vita quotidiana».

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Rispetto ad altre forme di terapia che utilizzano le immagini – come l’analisi dei sogni e le tecniche di visualizzazione – la comunicazione specifica dell’arteterapia si avvale della loro esternalizzazione: «In arteterapia infatti – ha continua Agnese – le immagini, non sono solo pensate, immaginate o raccontate, ma sono realizzate concretamente tramite i materiali artistici e vengono quindi ad assumere un valore e una presenza all’interno del setting. Questo consente al partecipante innanzitutto di vederle fuori da se stesso e questo distanziamento è già di per sé uno strumento terapeutico. Inoltre, se lo desidera, potrà entrare in relazione con le sue immagini: intervenendo, modificando, entrando in dialogo con esse, il tutto in senso trasformativo ed elaborativo».

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Al centro di tutto c’è, dunque, la creatività individuale, «uno strumento di crescita personale, di cambiamento e di trasformazione – sottolinea l’arteterapeuta – che, attraverso il pensiero visivo-divergente, permette alla persona di trovare soluzioni nuove e alternative a problemi, disagi o blocchi della propria storia».

E per utilizzare la propria creatività a fini terapeuti non è necessario avere doti o inclinazioni artistiche. «Non serve saper disegnare o saper utilizzare materiali  artistici – sottolinea l’esperta – ma riuscire a trovare delle immagini che corrispondano, con l’aiuto della arteterapeuta, a personali e significativi vissuti interni.  Utilizzando canali sia verbali che non verbali – continua Agnese  – l’arteterapia è adeguata a svariate tipologie di soggetti,  dalle persone che necessitano un supporto emotivo a quelle che desiderano intraprendere un percorso di auto-conoscenza e riequilibrio. Data la sua flessibilità, l’arteterapia è stata utilizzata a livello individuale o di gruppo con bambini e adolescenti nelle scuole, adulti, anziani, diversamente abili, pazienti psichiatrici, in ospedale, in carcere. L’arteterapia inoltre si presta ad essere un buon traduttore espressivo-emotivo per persone con problemi cognitivi o di compromissione di movimenti e di linguaggio, sia a livello organico che psicologico».

Recenti ricerche hanno confermato l’efficacia di questa forma terapeutica: «I principali studi – dice l’arteterapeuta – firmati soprattutto da ricercatori statunitensi, sono legati al concetto di trauma ed ai suoi aspetti neurologici. Le ricerche sono state rivolte ai veterani di guerra, non solo del passato, ma anche dei conflitti più recenti». Nonostante gli sforzi compiuti dagli scienziati oltreoceano «l’Arteterapia – aggiunge l’esperta – ha bisogno di ricerca, soprattutto a partire dalla scoperta dei neuroni a specchio che hanno contribuito ad evidenziare l’importanza dell’espressività attraverso il canale preferenziale delle immagini. Recenti studi hanno dimostrato che le esperienze traumatiche vengono registrate nella nostra mente come una sorta di fotografia e possono tornare alla nostra memoria, ancora prima di individuare le parole per descriverle, sotto forma di immagini. L’Arteterapia può quindi essere particolarmente di aiuto per contattare ed esprimere le immagini legate ad una esperienza traumatica, riportandole alla nostra coscienza in maniera meno minacciosa, e permettere così – conclude l’arteterapeuta – un lavoro terapeutico di elaborazione».

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