Salute 22 Maggio 2019 10:06

Aggredite due dottoresse in servizio, ma l’uomo non viene arrestato e le minaccia di nuovo

Teatro della violenza l’ospedale San Giovanni di Roma. Le due donne erano intente a salvare un paziente quando sono state aggredite da un tossicodipendente. I dati FNOMCeO: 1.200 le denunce ‘ufficiali’ all’Inail ogni anno

Aggredite due dottoresse in servizio, ma l’uomo non viene arrestato e le minaccia di nuovo

Bisturi alla mano, un tossicodipendente ha minacciato di morte due dottoresse impegnate in servizio all’ospedale San Giovanni di Roma, domenica notte. I due medici erano intenti a salvare un paziente in crisi respiratoria, quando l’uomo, con problemi psichiatrici e in stato di alterazione ha aggredito le due donne. «Non hanno subito danni fisici», precisa una nota della struttura ospedaliera, ma l’episodio si è concluso con un epilogo inquietante: l’aggressore, all’arrivo delle forze dell’ordine, non è stato fermato perché non sorpreso in flagranza di reato e privo ormai dell’arma.

La mattina seguente le due dottoresse lo hanno ritrovato al bar e sono state nuovamente minacciate di morte e di ritorsioni sulla famiglia. A raccontare la vicenda all’Adnkronos Salute è una delle due dottoresse, che chiede di non divulgare il suo nome. «Io e la mia collega – spiega – ora abbiamo paura. Non abbiamo denunciato personalmente l’aggressore, perché si tratta di una persona pericolosa e abbiamo paura che possa vendicarsi. Sappiamo che ha un Daspo e che non è nuova ad episodi di aggressione. Subito dopo l’aggressione sono stati chiamati i carabinieri, e speravamo in un intervento risolutivo. Ma ci è stato detto che senza la nostra denuncia e in mancanza di flagranza di reato le forze dell’ordine non possono fare nulla. E così l’aggressore è stato lasciato libero di circolare in ospedale. Questo è assurdo».

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«Domenica notte – racconta ancora la dottoressa – ci ha insultate e minacciate. Prima a parole, poi con il bisturi. È stato un momento drammatico anche perché dovevamo occuparci del paziente in pericolo di vita, cosa che abbiamo fatto anche se con gravi difficoltà per la presenza di questo individuo che urlava e avvicinava il suo viso al nostro minacciandoci. Siamo comunque riuscite ad allertare la vigilanza e le forze dell’Ordine».

L’uomo però è rimasto in ospedale, libero. E le due dottoresse si sentono ancora in pericolo. «Siamo aiutate solo dai nostri colleghi. Noi, come medici del servizio pubblico, siamo pubblici ufficiali. Quando chiediamo l’aiuto delle forze dell’ordine è necessario un intervento risolutivo. E anche le aziende dovrebbero attuare misure di sicurezza concrete. I vigilantes possono essere impiegati solo per la tutela del patrimonio e, nella pratica, non possono realmente difenderci», conclude la dottoressa.

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L’episodio «non è avvenuto in Pronto soccorso, dove il paziente era stato già assistito per 2 giorni», si legge nella nota diffusa dal San Giovanni di Roma, ma in reparto. L’uomo, «ricoverato nel reparto di IV Medicina, ha improvvisamente mostrato segni di agitazione, aggredendo verbalmente due dottoresse e agitando un bisturi. Le dottoresse non hanno subito danni fisici. Il personale del reparto prima e della vigilanza poi sono intervenuti tempestivamente in attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine». «I medici stanno procedendo a fornire l’assistenza necessaria alla risoluzione dei problemi clinici, fisici e psichici, presentati dal paziente», conclude la nota.

I NUMERI DELLE AGGRESSIONI

In crescita minacce, insulti e violenze fisiche ai danni di medici e operatori sanitari. Sono oltre 1.200, in media, le denunce ‘ufficiali’ all’Inail ogni anno per aggressioni fisiche e verbali agli operatori sanitari. Ma le stime indicano ben 10 casi al giorno a livello nazionale, considerando che sono ancora molti gli operatori che non denunciano.

Il Sud è il più interessato dal fenomeno con il 72% degli episodi. E un particolare allarme per le donne: nel 70% dei casi sono loro le vittime. Tra i profili più colpiti i medici di Pronto soccorso e guardia medica (80,2%), psichiatria (34,12%) e Ser.T (20,26%), secondo i dati aggregati recentemente dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurgici e degli odontoiatri (FNOMCeO). Una situazione che ha risvolti psico-fisici pesanti.

I medici come gli altri operatori sanitari, si dicono, infatti, stanchi e impauriti per la sensazione di insicurezza che si respira nei pronto soccorso e nei reparti. Come indica l’indagine promossa tra i camici bianchi e operatori nei mesi scorsi sempre dalla FNOMCeO: il 50% degli intervistati ha subito, nell’ultimo anno, aggressioni verbali; il 4% è stato vittima di violenza fisica; più del 56% di chi ha subito violenza ritiene «che l’aggressione potesse essere prevista», anche se il 78% degli intervistati «non sa se esistano o meno procedure aziendali per prevenire o gestire gli atti di violenza». Oltre il 38% degli operatori sanitari «si sente poco o per nulla al sicuro» e più del 46% è «abbastanza o molto preoccupato di subire aggressioni».

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