Politica 12 Dicembre 2018

40 anni SSN, Grillo: «No privatizzazione diritti fondamentali». Sulle aggressioni: «Più misure di sicurezza ma c’è problema sociale»

Davanti al Capo dello Stato il racconto di 40 anni di Servizio Sanitario Nazionale anche attraverso la testimonianza di persone comuni. Il Ministro della Salute ha chiesto l’appoggio dei Governatori «per combattere corruzione, malgoverno e promuovere servizi migliori»

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«Vi posso assicurare che non cederemo alla privatizzazione dei diritti fondamentali dei cittadini: universalismo, gratuità ed equità continueranno a essere la base del nostro sistema di cure». È questo uno dei passaggi più significativi del discorso del Ministro della Salute Giulia Grillo in occasione delle celebrazioni per i 40 anni del Sistema sanitario nazionale che si sono svolte all’Auditorium Biagio D’Alba presso la sede del Ministero della Salute di via Giorgio Ribotta a Roma.

Un evento che ha visto la partecipazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accompagnato come consuetudine dai corazzieri, che ha partecipato alla festa ascoltando con grande attenzione i sette protagonisti scelti per raccontare il nostro Servizio Sanitario Nazionale: l’infermiera Paola Arcadi, il volontario 118 Fabio Bernagozzi, la rappresentante delle associazioni dei pazienti, Annarita Cosso, l’oncologo ricercatore dell’Humanitas Alberto Mantovani, direttore del Dipartimento di salute mentale di Trieste, Roberto Mezzina, il medico di Arquata del Tronto Italo Paolini, e il medico specializzando in endocrinologia Nunzia Verde. Tutti hanno esordito dicendo “anche io sono il Servizio sanitario nazionale” e hanno raccontato cosa accade nel loro settore: il dottor Paolini ha raccontato il grande lavoro svolto da tutti gli operatori sanitari dopo il sisma del 24 agosto 2016 che ha sconvolto il centro Italia, l’oncologo Mantovani ha ribadito il ruolo della ricerca nella lotta contro il cancro, mentre la specializzanda Nunzia Verde ha ricordato l’imbuto formativo in cui tanti medici restano bloccati e ha chiesto al ministro «una modifica strutturale che possa consentire ai giovani colleghi di uscire da questo limbo».

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Al Ministro Giulia Grillo il compito di tracciare il bilancio. Dopo la doverosa vicinanza agli «oltre due milioni di cittadini che ogni giorno lavorano nelle corsie, negli ambulatori, nei presìdi sul territorio, nelle farmacie, nelle amministrazioni della sanità del nostro Paese» e il ricordo del primo ministro donna della Repubblica, Tina Anselmi, firmataria della legge 833 del 1978, Grillo ha ricordato che «il Ssn resta la più grande infrastruttura del nostro Paese, la più grande opera pubblica mai costruita. Ma come tutte le opere ha necessità di essere periodicamente ristrutturata» perché «in 40 anni l’Italia è mutata profondamente». Poi è entrata nel merito dei problemi di oggi: «Il problema non è spendere meno, ma spendere meglio. Mi piacerebbe che affrontassimo il tema della salute dei cittadini in termini di investimento per il futuro», ha sottolineato, senza dimenticare «le intollerabili disparità tra le diverse aree del Paese nell’accesso ai trattamenti fondamentali». Per questo ha chiesto l’appoggio dei Governatori «per vincere la battaglia della lotta alla corruzione, al malgoverno, per promuovere servizi migliori. Siamo dalla stessa parte, non importa con quale bandiera di riferimento, dobbiamo dare risposte ai cittadini e garantire la tenuta del sistema». Poi un accenno al nuovo Patto della Salute: «Che sia un patto di solidarietà per trovare soluzioni condivise e arginare le disparità territoriali».

A margine delle celebrazioni, il Ministro è entrato sui temi di stretta attualità: a partire da quello delle aggressioni al personale sanitario diventato di stringente attualità dopo i casi di Napoli e Crotone: «Questo è un problema strutturale – sottolinea il Ministro – Noi abbiamo già fatto un Disegno di legge che contiene una misura repressiva, bisogna chiaramente aumentare le misure di sicurezza ma poi c’è un problema anche sociale dietro a questi fenomeni di aggressione e quindi l’intervento lì deve essere multisettoriale, non può essere solo la Salute ad interessarsi a un problema in cui evidentemente le persone hanno dei disagi profondi. Poi c’è anche il problema del rapporto medico-paziente: in questi anni si è creata una sfiducia medico-paziente».

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La titolare della Salute ha poi annunciato che nella manovra non ci sarà l’eliminazione dei super ticket sanitari: «Speriamo di farlo nella prossima», il suo auspicio, mentre ha chiarito che al Senato non ci saranno novità di rilievo in tema di sanità sulla Legge di Bilancio: «Stiamo lavorando su norme di dettaglio, dal punto di vista sostanziale sulla sanità abbiamo già fatto tutto e mi sembra che ci siamo concentrati sulla qualità delle misure». Infine un passaggio sulla richiesta di maggiore autonomia che arriva da alcune regioni: «Ho esaminato le richieste di autonomia delle regioni, quello che mi ha colpito è che i principali punti della richiesta di autonomia sono derivati da una grande inerzia da parte dello Stato ad affrontare le grandi questioni: una per tutte è il blocco dell’1,4% della spesa per il personale fissata nel 2004. La seconda è proprio sulla formazione, cioè sulla possibilità di far accedere ai concorsi più medici anche non specialisti e questo è dovuto a una inerzia anche qui del governo centrale che negli anni non ha affrontato il tema della formazione. Questa richiesta di autonomia da parte delle regioni fa capire che lo Stato, il Parlamento, Il Governo a volte sono troppo lenti. Bisogna venire incontro alle regioni senza perdere mai di vista il principio della solidarietà nazionale: è la Carta costituzionale che delineerà l’ambito di competenza».

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