Salute 11 Giugno 2019

38° Congresso Acoi, Marini: «Chirurgia sta morendo, serve riforma della formazione»

A Matera il congresso dell’Associazione chirurghi medico ospedalieri. Il ministro Grillo: «Bisogna cambiare la formazione post laurea dei medici che aiuti ad avere un sistema più fluido, come nel resto d’Europa». Presentato il libro “Scienza, Carità, Arte negli antichi Ospedali d’Italia”

Matera capitale della chirurgia italiana per quattro giorni. La Città dei Sassi è la sede del XXXVIII Congresso organizzato dall’Acoi, Associazione chirurghi medico ospedalieri.  Fino al 12 giugno presenti oltre 2mila chirurghi accreditati, delegazioni medico – scientifiche internazionali e oltre 50 sessioni previste. A fare gli onori di casa il Presidente di Acoi Pierluigi Marini.

Non sono mancati naturalmente i saluti delle istituzioni, a partire da quelli del Ministro della Salute Giulia Grillo che è intervenuta via Skype: «Sto affrontando una serie di problemi contingenti e gravissimi che stanno mettendo a repentaglio la tenuta del servizio sanitario pubblico – ha detto Grillo – Purtroppo qui c’è una parte di programmazione molto pesante, che non è stata affrontata in questi anni e che sta mettendo con le spalle al muro tantissimi miei colleghi. Stiamo lavorando su questo». Grillo ha poi accennato al caso del Molise e alla mancanza di specialisti: «Grazie a un grande lavoro e anche a una leale collaborazione con le istituzioni delle Regioni vicine – ha detto – siamo riusciti a risolvere questo problema. Ma come sapete è veramente una situazione complicata, sto cercando di affrontare l’argomento con una serie di atti emergenziali perché altro non posso fare. Aumentando ad esempio le borse al massimo. Il problema – ha concluso – è affrontare una riforma strutturale seria che cambi la formazione post laurea di medici, e che aiuti ad avere un sistema più fluido, come nel resto d’Europa».

LEGGI ANCHE: ALLARME CHIRURGHI, MARINI (ACOI): «SPECIALITA’ SCELTA SOLO DA 90 GIOVANI. SIAMO TRA I MIGLIORI AL MONDO, APPELLO ALLE ISTITUZIONI»

«La vostra presenza contribuisce a rafforzare l’importante momento che la Città dei Sassi sta vivendo e che deve continuare anche dopo il 2019 – ha detto il governatore lucano Vito Bardi -. Sappiamo tutti che è un momento delicato quello che sta vivendo la chirurgia italiana. La metà degli specialisti è prossimo alla pensione. Urge un ricambio generazionale. Continuare a fare i conti sulle assunzioni del personale significa compromettere la capacità di erogare i livelli essenziali di assistenza, occorre superare il blocco del turn over».

Tra i temi caldi del congresso i dati emersi da un sondaggio commissionato e somministrato ai propri iscritti dall’Acoi in base al quale il 60 per cento dei medici considera inadeguato il concorso nazionale a selezionare in modo meritocratico l’accesso alle scuole di specializzazione. In più dell’85 per cento dei casi, un chirurgo appena specializzato non si sente in grado di effettuare un intervento senza una supervisione. Oltre il 90 per cento degli specializzandi ritiene necessario far entrare gli ospedali nel sistema formativo delle scuole di specializzazione in chirurgia generale.

Il campione si compone di specializzandi (qualche centinaio) prevalentemente del Nord Italia che con le loro risposte hanno delineato un quadro preoccupante del sistema formativo in Chirurgia a causa dei gap esistenti in termini di controllo durante le prove tra le diverse Università, di test complicati e in alcuni casi poco pertinenti alla materia a cui si associano curricula poco valorizzati e dubbie modalità di scorrimento delle graduatorie. Il 60 per cento definisce la formazione ospedaliera migliore rispetto a quella universitaria. «Il dato inquietante, che è un allarme reale che io avevo preannunciato circa quattro anni fa ma ahimè non sono stato molto tenuto in considerazione, è che i giovani non scelgono più di fare il chirurgo», spiega Pierluigi Marini, presidente Acoi. «Fra le cause spiega – al primo posto c’è la totale insoddisfazione nei percorsi formativi post laurea e nei percorsi di specializzazione che dovrebbero prepararli ad entrare nel mondo del lavoro: questo non avviene».

«Quest’anno su 17mila neolaureati solo in 90 hanno fatto come prima scelta la chirurgia è questo vuol dire che la chirurgia sta morendo. I meno giovani vogliono uscire dal sistema e non vanno sereni in sala operatoria. Quindi presto avremo grandi difficoltà, anche in regioni importanti, dovremmo importare i chirurghi dall’estero», evidenzia Marini e continua evidenziando che «la ricetta non è impiegare nei nostri reparti né medici militari, che sono bravissimi ma fanno un altro lavoro, né richiamare colleghi che stanno in pensione ma fare una buona formazione».

I lavori congressuali hanno anche affrontato il tema dei risarcimenti danno chiesto dai cittadini a medici e strutture ospedaliere. Problematica di recente finita tra le polemiche a causa di spot televisivi e radiofonici in cui si invita il cittadino, che magari si trova in una condizione di fragilità o di dolore alimentate da rabbia e frustrazione, a intentare cause legali contro i medici. Che costano dodici miliardi ogni anno. «Il contenzioso medico-legale – dice Marini – è diventato insopportabile per i giovani e anche per i meno giovani. Per questo, è necessario costruire dei percorsi per modificare lo stato giuridico degli specializzandi e favorire dei percorsi per l’ingresso nel mondo del lavoro. Quei pochi eroi che scelgono di fare il chirurgo, rischiamo di perderli perché poi vanno a fare all’estero la specializzazione dopo averci investito più di 200mila euro di soldi pubblici. Queste sono alert di cui lei istituzioni non possono più fare a meno».

Al Congresso è stato presentato anche il libro “Scienza, Carità, Arte negli antichi Ospedali d’Italia“, ideato e voluto dal professor Pierluigi Marini e realizzato dal professor Gennaro Rispoli che racconta, fotografa e riscopre decine di strutture ospedaliere storiche d’Italia. Dal Ca’ Granda di Milano, al San Giacomo di Roma, fino all’ospedale più antico d’Europa, il Santo Spirito in Sassia, il Cervello di Palermo, e poi il Della Vita di Bologna, il Pammatone di Genova, l’ospedale Mauriziano di Torino, o il Santa Maria della Pace di Napoli. Un modo per ripercorrere i luoghi della salute nel nostro Paese e anche la storia della scienza e della carità. Il volume raccoglie anche una mostra che dall’1 al 27 giugno è ospitata all’ex Ospedale San Rocco di Matera nell’ambito delle iniziative per Matera Capitale europea della Cultura 2019. La mostra evidenzia l’inscindibile intreccio tra la storia dell’assistenza sanitaria e la storia economica, politica e sociale del Paese.

 

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