Professioni Sanitarie 4 Aprile 2022 12:16

«Troppo pochi chimici e fisici in sanità, servono investimenti». Parla Nausicaa Orlandi, Presidente della FNCF

Tra le priorità della presidente della Federazione Nausicaa Orlandi, appena riconfermata, la finalizzazione delle lauree professionalizzanti e il completamento del percorso per le scuole di specializzazione sanitaria per i Chimici. La preoccupazione per la guerra in Ucraina: «L’inquinamento generato dal conflitto non resterà confinato, serve informazione sull’esposizione ad agenti chimici e fisici»

di Francesco Torre
«Troppo pochi chimici e fisici in sanità, servono investimenti». Parla Nausicaa Orlandi, Presidente della FNCF

«È tempo di un sistema sanitario dove l’equipe sia centrale per garantire le cure e la prevenzione, un’equipe dove siano presenti tutte le competenze specialistiche, anche quelle dei chimici e dei fisici. Questo a giusta tutela di tutti noi cittadini». Così a Sanità Informazione la presidente della Federazione Nazionale dei Chimici e dei Fisici, appena rieletta insieme al rinnovo del Comitato Centrale. Tra le priorità del nuovo mandato la finalizzazione delle lauree professionalizzanti, il completamento del percorso per le scuole di specializzazione sanitaria per i Chimici e il monitoraggio del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. E poi la richiesta di aumentare l’inserimento in organico di chimici clinici e fisici che possono svolgere un compito importante in tema di salute e sicurezza degli ambienti aperti e confinati, di sorveglianza, prevenzione e tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e di sicurezza alimentare. Orlandi, che è stata anche componente del Comitato Tecnico Scientifico, ha anche parlato della guerra in Ucraina e dei rischi per l’ambiente e la salute derivanti dal bombardamento di industrie chimiche: «La situazione attuale peggiorerà pertanto sensibilmente l’inquinamento idrico ed atmosferico del Paese e le conseguenze per la salute si faranno sentire anche molto tempo dopo la fine del conflitto».

Presidente, è stata appena rinnovata alla guida della FNCF. Quali saranno le sue priorità di questo nuovo mandato?

«Le priorità del neo eletto Comitato Centrale erano già state condivise, individuate e presentate durante la campagna elettorale della lista Professione Insieme, composta da professionisti Chimici e Fisici, che pongono al centro il futuro professionale degli iscritti ed il valore del loro ruolo nella Comunità. La prima priorità è sicuramente quella della “Difesa e visibilità della professione”, attraverso un dialogo attivo con la politica, con le rappresentanze significative del mondo del lavoro e con le istituzioni tecniche e scientifiche, promuovendo nel contempo l’immagine dei chimici e dei fisici per creare maggiore consapevolezza del loro ruolo attivo in tutti i settori.

Le prime azioni che ci vedranno immediatamente impegnati saranno sicuramente orientate alla finalizzazione delle lauree professionalizzanti, al completamento del percorso per le scuole di specializzazione sanitaria per i Chimici, al monitoraggio del PNRR al fine di coglierne opportunità, alla spinta presso le Regioni per incrementi nei fabbisogni formativi e nell’inserimento di più Chimici e Fisici negli organici degli enti pubblici in tutti i settori di nostra competenza. Nel contempo il Comitato Centrale ha previsto la creazione di commissioni nazionali su specifiche tematiche della professione (ambiente, sicurezza sul lavoro, chimica e fisica forense, cosmetica e farmaceutica, alimenti, merceologia, impianti e processi industriali, metodologie analitiche) al fine di porre al centro i nostri settori, tracciare delle linee guida e poter intervenire con maggiore prontezza a livello legislativo ed a supporto degli enti pubblici. Riteniamo infatti che vi sia necessità di presenza dei nostri professionisti negli Enti locali a livello comunale e provinciale per dare quel supporto di competenza fondamentale per garantire la sicurezza e la salute della cittadinanza. Proseguirà con rinnovata energia e traguardi più impegnativi la collaborazione ed il rapporto con Enti ed associazioni, con l’obiettivo di creare percorsi di collaborazioni fattive volte a valorizzare il nostro ruolo, creare opportunità per i professionisti, potenziare formazione di alto livello, essere insieme più forti nella tutela delle nostre professioni. In questi anni uno sforzo importante vedrà impegnata la Federazione nel raggiungere due obiettivi: la creazione di una piattaforma personalizzata per la gestione della formazione erogata dal provider FNCF e la creazione di un’area riservata al singolo professionista «MyFNCF» che permetterà agli iscritti di dialogare con l’ente, e nel contempo di accedere a documentazione della FNCF e Ordini, opportunità di lavoro, ricerca bandi, formazione erogata dalla FNCF, normativa.

Anche questo nell’ottica perseguita di migliorare e potenziare il supporto ed il servizio agli Ordini, con un percorso di esperienze insieme volto a creare rete, unione e sinergia nella direzione della tutela della professione e della semplificazione della gestione degli enti. Nei prossimi anni le nostre Professioni vivranno infatti un momento importante, non solo per l’attuale contesto sociale economico e politico, ma anche perché la Federazione operando nel solco tracciato fino ad oggi troverà auspicabilmente un valore aggiunto con la presenza attiva e costante dei Presidenti degli Ordini nel Consiglio Nazionale, che sapranno essere espressione delle istanze dei propri iscritti e del territorio. Il Comitato Centrale è entrato subito nella fase operativa per l’attuazione del programma elettorale: gli obbiettivi posti sono sfidanti e chiederanno impegno costante, visione e lungimiranza».

Il ruolo dei Chimici Fisici in sanità è sempre più importante. La dotazione di personale nella sanità pubblica è sufficiente?

«Decisamente no. Come più volte rimarcato in varie occasioni ci troviamo difronte ad un miglioramento delle strutture sanitarie, con nuova strumentazione e tecnologia, senza andare di pari passo con l’inserimento in organico di chimici clinici e fisici sanitari impiegati sempre di più nell’ambito della prevenzione, della diagnosi e della cosiddetta intelligenza artificiale e big data. Le stesse Regioni nel corso del 2021 hanno dimostrato di non investire in maniera adeguata e sufficiente nelle risorse umane, andando quindi progressivamente a continuare a depauperare le competenze chimiche e fisiche a discapito della collettività: a valle di pensionamenti spesso è facile vedere che mancano adeguati reintegri con evidente potenziale aumento di rischio per la salute del paziente e del lavoratore ospedaliero. Per non parlare della prevenzione, argomento su cui gli investimenti scarseggiano ancora ad oggi soprattutto quando si parla di aumento di organico.

Lo stesso “DM 71” inserisce nei Dipartimenti di Prevenzione attività che vengono svolte da Chimici e Fisici, senza tuttavia prevedere l’inserimento in organico degli stessi in modo chiaro ed esplicito. Tra queste attività troviamo la tutela della salute e della sicurezza degli ambienti aperti e confinati, la sorveglianza, prevenzione e tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, la sicurezza alimentare, attività di prevenzione anche nutrizionale, nonché attività di supporto legale e merceologico. È tempo di un sistema sanitario dove l’equipe sia centrale per garantire le cure e la prevenzione, un’equipe dove siano presenti tutte le competenze specialistiche, anche quelle dei chimici e dei fisici. Questo a giusta tutela di tutti noi cittadini».

Voi auspicate la revisione del DPR 328/2001. Ci può spiegare cosa chiedete?

«Merita premettere che sono trascorsi già quattro anni dalla Legge 11 gennaio 2018, n.3 che disciplina le professioni di Chimico e Fisico, Legge che prevede per le stesse l’aggiornamento delle competenze e l’esame di stato per i Chimici, e l’istituzione delle competenze e dell’esame di stato per i Fisici. Tali competenze, che sono poste alla base delle professioni, necessitano di una revisione e\o modifica del D.P.R. n. 328/2001 inserendo una modifica per i Chimici all’art. 36 e creando un articolo specifico per i Fisici.

A questo si aggiunga che il Ministero della Salute ha già confermato l’elenco aggiornato delle competenze dei Chimici e dei Fisici ad ottobre 2019 e trasmesso lo stesso al Ministero dell’Università e della Ricerca, il quale nonostante i numerosi solleciti non ha ancora ad oggi avviato le procedure per poter consentire l’aggiornamento del DPR 328/01 disposto dalla Legge 3/2018

Un esempio della gravità della mancanza di aggiornamento del DPR 328/01 si ha con i Fisici: i giovani laureati Fisici che desiderano accedere al mondo del lavoro e partecipare anche a bandi di concorso pubblico, in linea con le previsioni di assunzione del PNRR, non si vedono riconosciuto questo diritto, in quanto non avendo un esame di stato non possono iscriversi all’Albo. Nella medesima condizione ci sono anche tutti i laureati che non avevano 5 anni di esperienza a giugno 2018 e quindi non hanno potuto e non possono beneficiare del periodo transitorio previsto dal DM 23.03.2018. Accanto a questo è grave e critica la situazione delle scuole di specializzazione di area non medica per i Chimici.

L’art. 44 del DPR 483/97 prevede come requisiti specifici di ammissione ai concorsi la specializzazione nella relativa disciplina. Tuttavia, nel corso degli anni si è assistito alla chiusura della Scuola di specializzazione in chimica analitica, ad oggi non sostituita, con conseguente impossibilità per i giovani di poter accedere a momenti di alta formazione specialistica. La situazione attuale è dunque quella di concorsi banditi con scuole di specializzazione proprie per l’ambito sanitario ed ambientale del Chimico, ed iscritti che si trovano privi del diploma di specializzazione per mancanza di scuole. Questa situazione ha portato negli anni ad un progressivo depauperamento di figure specialistiche come i Chimici nel SSN così come nella pubblica amministrazione, senza possibilità fattiva di reintegro. In un Italia che corre ad alta velocità per raggiungere l’obiettivo dell’attuazione del Piano Nazionale della Ripresa e Resilienza, i giovani, i laureati in fisica, ed i chimici privi della possibilità di frequentare una scuola di specializzazione specifica non vedono riconosciuti i loro diritti, nonostante le numerose richieste più volte fatte dalla FNCF ai Ministeri ed al Parlamento»

Lei è stata membro del Comitato Tecnico scientifico, che ha cessato le sue funzioni con la fine dello stato di emergenza. Che esperienza è stata la sua?

«È stata sicuramente un’esperienza importante per portare il contributo delle nostre professioni a supporto dell’emergenza epidemiologica nazionale con particolare riferimento alla gestione della salute e sicurezza sul lavoro, all’ambito analitico-clinico, all’attivazione di piani di sanificazione e disinfezione e verifica dello loro efficacia, alla valutazione degli impatti ambientali correlati all’impiego di trattamenti sanificati anche in ambito indoor, ai monitoraggi e alle analisi ambientali, su prodotti e dispositivi di protezione, alla gestione delle acque e dei rifiuti in ambito civile, sanitario e produttivo, gestione dei rifiuti gravata in particolare dal consumo elevato di dispositivi di protezione a perdere».

In merito al conflitto in Ucraina, oltre al rischio nucleare, si hanno notizie di industrie chimiche bombardate e perdite di sostanze nell’ambiente. Che rischio chimico si corre da questi eventi?

«I conflitti degli ultimi anni comportano sempre di più rischi di esposizione della popolazione ad agenti chimici e fisici, derivanti non solo dagli armamenti utilizzati ma anche da danni a luoghi dove sono stoccate sostanze, sorgenti e rifiuti radioattivi, prodotti chimici di diversa tipologia, nonché impianti industriali con processi chimici di base, ed installazioni militari. Ambiente e salute sono tra loro interconnessi, per cui l’inquinamento ambientale da agenti chimici o fisici comporta sicuramente un danno a breve, medio e lungo termine non solo per la popolazione residente ma anche per la collettività a livello generale. Basti pensare ad alimenti che crescono in terreni inquinati o resi radioattivi, alle acque delle falde sotterranee da cui si attinge per portare l’acqua destinata al consumo umano ed animale. Un ciclo questo dove a rimetterne sono tutti quanti. La situazione attuale peggiorerà pertanto sensibilmente l’inquinamento idrico ed atmosferico del Paese e le conseguenze per la salute si faranno sentire anche molto tempo dopo la fine del conflitto. A questo si aggiungano anche i metalli pesanti e le sostanze cancerogene presenti negli esplosivi degli armamenti e nei siti industriali, l’amianto presente negli edifici bombardati.

Infine, mi permetta un concetto allargato all’inquinamento atmosferico che non è stanziale e non sarà confinato alla zona di conflitto. A seconda dei venti, le particelle più piccole – che rappresentano la minaccia più seria alla salute respiratoria per la loro capacità di arrivare in profondità nei polmoni e nel flusso sanguigno – potrebbero viaggiare per centinaia o migliaia di chilometri. Proprio sulle tematiche legate all’esposizione ad agenti chimici e fisici, anche in relazione al conflitto, la Federazione sta pensando ad uno sportello per la collettività per fornire informazioni e rispondere a quesiti, proprio perché da professionisti sanitari teniamo alla salute di tutti».

 

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