Professioni Sanitarie 1 Dicembre 2020 13:39

Logoteatroterapia, l’improvvisazione che cura e allena alla vita

L’intervista a Cecilia Moreschi (teatroterapista) e Giorgia Salemi (logopedista): «La logoteatroterapia utilizza il teatro non come fine ma come mezzo. Gli esercizi, consigliati tra gli 8 e i 14 anni, sono adatti a tutti, soprattutto a chi soffre di disturbi legati all’apprendimento, ritardo linguistico o cognitivo, difficoltà prassico-motorie e autismo»

di Isabella Faggiano

A chi non è mai capitato di voler premere il tasto stop o rewind per fermare il tempo, tornare indietro e cambiare il finale di una situazione? Almeno una volta sarà stato il desiderio di tutti. Eppure, nessuno ha mai potuto esaudirlo. «Ma se nella vita reale si può solo improvvisare – spiega Cecilia Moreschi, teatroterapista e docente di teatroterapia all’università Sapienza di Roma – sul palcoscenico all’estemporaneità ci si può allenare». Non si tratta di un teatro qualunque: il luogo ideale è il palco in cui è la logoteatroterapia, l’unione di logopedia e teatroterapia, a guidare la scena. «La logoteatroterapia – spiega Moreschi – utilizza il teatro non come fine ma come mezzo. La recitazione teatrale è una delle forme d’arte più comunicative ed espressive che esista, avvalendosi sia della comunicazione linguistica che del linguaggio che del corpo».

La storia

La logoteatroterapia è nata da un’idea della stessa Cecilia Moreschi che, nei suoi venti anni di esperienza, grazie all’aiuto dei professionisti (logopedisti, musicoterapisti, psicologi e medici) del centro di Audiofonologopedia di Roma e dei tirocinanti del master in Arteterapia della Sapienza, ha fuso la teatroterapia con la logopedia. «Una pratica consolidata nel Centro romano da circa un decennio – racconta Moreschi -, ma a cui da 4 anni è stato dato il nome specifico di logoteatroterapia, appellativo che ad ottobre di quest’anno è stato messo anche nero su bianco grazie ad una mia pubblicazione, un testo semplice che, attraverso dei giochi pratici, è adatto a tutti».

I benefici

«La logoteatroterapia è utile a potenziare la comunicazione, sia linguistica che non verbale – spiega Giorgia Salemi, logopedista e docente di logopedia all’università Sapienza di Roma -. Migliora la memoria e la gestione della propria emotività: chi si cimenta nella logoteatroterapia è guidato al superamento dei propri limiti, impara a gestire se stesso all’interno di uno spazio ed in relazione con l’altro. Anche se la pratica è di gruppo, il numero dei terapisti è sempre pari a quello dei partecipanti».

La logoteatroterapia in pratica

Attraverso il teatro ci si allena alla vita. «S’impara a guardarsi negli occhi, ad ascoltare ciò che ci viene detto, a capire non solo le parole del nostro interlocutore, ma anche il linguaggio del corpo, le emozioni.  È solo attraverso questa comprensione piena – specifica Cecilia Moreschi – che siamo in grado di formulare risposte adeguate». Facciamo alcuni esempi: «Si può inscenare un dialogo con la propria madre, con l’insegnante o un compagno di scuola e mettere in pausa nel momento in cui qualcosa non va proprio come avremmo voluto. Fermarci a riflettere – sottolinea la teatroterapista – ci permette di cercare il modo più efficace di comunicare ciò che realmente avremmo voluto esprimere. Sul palco, mentre ci si allena all’improvvisazione, è possibile tornare indietro di qualche battuta o ricominciare da capo».

Ma c’è di più: attraverso la logoteatroterapia possiamo imparare a metterci nei panni dell’altro. «Non di rado, proponiamo una vera e propria inversione di ruolo: il bambino scontento del rapporto con il suo professore potrà interpretare la parte del docente, provando così ad osservare l’accaduto dalla prospettiva dell’adulto. Allo stesso modo, ascoltando la sua parte recitata da una terza persona, potrà scoprire che, ad una determinata situazione, non esiste un unico modo di reagire».

Chi può salire su “palco” dell’improvvisazione

«La logoteatroterapia è indicata prevalentemente dagli 8 ai 14 anni, ma nulla impedisce di creare gruppi con bambini più piccoli o ragazzi più grandi. Gli esercizi sono particolarmente adatti a coloro che hanno disturbi legati all’apprendimento, ritardi di linguaggio o cognitivi, difficoltà prassico-motorie, autismo», commenta Giorgia Salemi. E quando ognuno dei partecipanti sarà ben allenato all’improvvisazione, allora sarà pronto anche a recitare un copione: «Il percorso – racconta la logoteatroterapista – culmina, di solito, in un’esibizione teatrale di fine anno, una serata in cui ognuno avrà la possibilità di mostrare agli altri i propri miglioramenti e le nuove abilità acquisite».

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

Articoli correlati
Recovery Plan, per la sanità 20 miliardi. Come verranno utilizzati
Cosa prevede il capitolo "Salute" del Recovery Plan approvato ieri dal Consiglio dei Ministri
Elezioni Ordini professioni sanitarie, pubblicata in Gazzetta Ufficiale la proroga al 31 gennaio 2021
La durata degli ordini in carica viene inoltre prorogata fino alla proclamazione dei nuovi eletti e comunque non oltre la stessa data. Sono fatte salve ovviamente le elezioni degli ordini già effettuate al momento dell’entrata in vigore dell’ordinanza
Robotica per la salute, Campus Biomedico-Inail-S. Anna avviano tre progetti innovativi
Caratterizzati dal forte approccio multidisciplinare di “WiFi-MyoHand”, “RGM5” e “3D-AID” puntano su soluzioni tecnologiche innovative e personalizzate per il recupero delle funzionalità motorie in persone amputate di arto superiore
Igienisti dentali, Abbinante (AIDI): «Siamo operatori ad altissimo rischio. Il vaccino anti-Covid sia garantito anche ai libero-professionisti»
«Molti studenti hanno scelto tesi per indagare l’effetto della pandemia sulla salute orale e sulle conseguenze che lo stress dell’emergenza ha avuto anche sul benessere degli igienisti dentali»
Medicina territoriale, anche i TFCPC pronti a giocare un ruolo. Scali: «Telemedicina e soccorso emergenziale, ecco cosa possiamo fare»
Il Presidente della Commissione d’Albo nazionale dei Tecnici di Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione Cardiovascolare, Salvatore Scali, spiega gli ambiti in cui questo professionista può essere un protagonista della medicina territoriale. E chiarisce: «A volte si ha la percezione che in alcuni nostri ambiti siamo stati un po’ erosi e questo per noi è un grande problema»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 15 gennaio, sono 93.129.104 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 1.994.440 i decessi. Ad oggi, oltre 35,57 milioni di persone sono state vaccinate nel mondo. Mappa elaborata dalla Johns H...
Assicurativo

Posso portare in deduzione la mia Rc professionale?

Tutti coloro che devono stipulare una polizza per la responsabilità civile in ambito professionale hanno la necessità di far pesare il meno possibile tale onere obbligatorio sul loro reddito da lavo...
Voci della Sanità

Covid-19, professori di Yale condividono terapia domiciliare “made in Italy”

«Il nostro Paese ancora oggi non dispone di un adeguato schema terapeutico condiviso con i medici che hanno curato a domicilio e in fase precoce la malattia» spiega l'avvocato Erich Grimaldi, Presid...