Politica 3 Aprile 2020

Telemedicina, Provenza (M5S): «Serve potenziarla per controllo e prevenzione del Covid19. In futuro sarà base sostenibilità SSN»

Il deputato e medico dei Cinque Stelle Nicola Provenza, in una interrogazione ha chiesto e ottenuto l’avvio di percorsi di telemedicina per affrontare l’emergenza coronavirus: «Già adesso – spiega – diversi medici di base stanno applicando questo sistema che, attraverso delle piattaforme, consente un monitoraggio, videoconsulti e teleassistenza»

Un valido aiuto contro l’epidemia da Covid19 può arrivare dal potenziamento della medicina del territorio e dallo sviluppo della telemedicina. Ne è convinto il medico e deputato dei Cinque Stelle Nicola Provenza, che, in una interrogazione, ha chiesto al governo un potenziamento della telemedicina.

«È fondamentale – sottolinea Provenza – avere l’immediata disponibilità di tali tecnologie e strumenti che consentano e facilitino il monitoraggio, la prevenzione e il controllo del COVID-19».

Un ruolo, quello della telemedicina, che potrebbe in realtà rivoluzionare la sanità italiana, soprattutto nella cura dei malati cronici: «In una visione di più lungo periodo, visto che le malattie cronico-degenerative già caratterizzano il nostro presente, tali tecnologie aiuteranno a rendere permanentemente sostenibile e meglio gestibile il nostro Servizio Sanitario Nazionale», continua Provenza.

GUARDA IL VIDEO CON L’INTERROGAZIONE DI PROVENZA SULLA TELEMEDICINA

Il Governo non sembra essere sordo a tali sollecitazioni. Le richieste di Provenza sono state accolte dal Movimento Cinque Stelle, lo stesso deputato ha avuto assicurazioni da parte del Vice Ministro alla Salute Pierpaolo Sileri sull’attivazione di percorsi di telemedicina sia nell’emergenza che nella visione prospettica della sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.

«Stavo lavorando su questi temi già da tempo – sottolinea Provenza a Sanità Informazione -. Mi sono reso conto che potrebbe essere uno strumento davvero efficace nell’emergenza ma anche in prospettiva futura per tutto quello che è la politica territoriale».

Del resto, l’importanza di una rete territoriale funzionante si evince anche dai primi dati che arrivano dalle regioni nella lotta al Covid: «Si è visito  – sottolinea il deputato M5S – che quando c’è una rete territoriale più organizzata o comunque meglio strutturata si riesce non solo a gestire meglio i pazienti ma si riescono a seguire tutti i pazienti con malattie croniche non trasmissibili che ovviamente in questo momento stanno avendo difficoltà perché non hanno postazioni alle quali poter accedere in maniera agevole. Anche i dati che sono emersi da regioni come Lombardia e Veneto sono chiari: nel periodo tra il 9 e il 15 marzo, quando si è incominciato a testare l’indice di domiciliazione, nel Veneto la letalità non ha superato il 3%, mentre in Lombardia era più che doppia. Questo si lega al fatto che il Veneto partiva da una risposta territoriale molto forte, intorno al 67%, con punte fino al 72%, mentre invece in Lombardia partiva dal 25-26% e arrivava al 32%».

«Adesso – spiega Provenza – tutti parlano di medicina territoriale, ma è un termine che spesso viene utilizzato in maniera retorica da chi poi non ha fatto nulla in passato per implementare la rete territoriale perché non ha tenuto conto dello scenario della sanità territoriale».

Resta però ancora radicata la visione ospedalocentrica della sanità: un punto di vista che l’emergenza Covid19 potrebbe far superare rapidamente: «Questa visione ospedalocentrica – continua Provenza – è penalizzante. Bisogna guardare anche in prospettiva: nel dibattito pubblico lo sguardo è rivolto all’ospedale, come se l’offerta sanitaria e il bisogno di salute si dovessero esplicare solo nelle acuzie. In realtà la domanda maggiore si sviluppa altrove, sia da un punto di vista del costo che della gestione. La rete territoriale rappresenta il futuro. In prospettiva va immaginato un Servizio sanitario nazionale diverso proprio attraverso la telemedicina. Esistono dei medici di base che stanno già applicando questo sistema che, attraverso delle piattaforme, consente un monitoraggio, un videoconsulto, un sistema di teleassistenza e permette di evitare una serie di contatti, quindi contagi, ma soprattutto permette di dare effettivamente una risposta a tutti i pazienti cronici. Faccio un esempio dal mio territorio, la Campania: in un reparto di cardiologia dove fino a prima dell’emergenza Covid19 c’erano 20 posti letto perennemente occupati, adesso abbiamo 4 pazienti ricoverati. Significa che sono scomparsi tutti i pazienti che avevano necessità o significa che molti pazienti stanno a casa per timore di andare in ospedale o non hanno una risposta territoriale e possono anche accusare una serie di problematiche. L’ospedale rimane un momento fondamentale però se vogliamo fare arrivare in ospedale, per non congestionarlo, solamente chi ha necessità dell’approccio acuto dobbiamo potenziare il filtro territoriale. Il mezzo più importante per potenziare il filtro territoriale è la telemedicina».

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