Politica 10 Settembre 2020

Recovery Fund, il piano di Speranza: «’Prossimità’ parola chiave. Puntiamo al 10% di assistenza domiciliare degli over 65»

Il Ministro della Salute Roberto Speranza ha spiegato gli ‘assi’ del piano di riforma per la sanità: «Puntiamo a “sanità circolare”, prevenzione, cure primarie e assistenza gli obiettivi». Poi ha sottolineato: «Nei prossimi mesi mille miliardi di investimenti privati nella ricerca: dobbiamo intercettarli»

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Ridurre le diseguaglianze territoriali, rafforzare l’assistenza domiciliare, potenziare i servizi di prevenzione, puntare sull’aggiornamento professionale e investire sulla sanità digitale. Sono alcuni degli “assi” su cui si baserà il Piano per la sanità da consegnare all’Unione europea per accedere ai fondi stanziati nel Recovery Fund: 82 miliardi a fondo perduto e 127 miliardi in prestito. Li ha enunciati il Ministro della Salute Roberto Speranza in audizione in Commissione Affari Sociali alla Camera, ricordando ai deputati presenti che si tratta di una occasione «che non può essere sprecata».

L’audizione è solo un primo passaggio, perché il 15 ottobre il governo dovrà presentare alla Commissione UE solo le linee guida: poi comincerà una interlocuzione con Bruxelles fino alla stesura del Piano finale che dovrà essere pronto per i primi di gennaio. Tra gli obiettivi prioritari del Ministro anche quelli di intercettare i grandi investimenti delle case farmaceutiche: un flusso di “mille miliardi” che si metterà in moto nei prossimi mesi nel campo della ricerca.

RECOVERY FUND, SPERANZA: «RAFFORZARE SSN»

«Sono state approvate le macro-linee guida su cui si struttureranno le proposte – ha spiegato Speranza -. Tra i sette punti di investimento ce n’è uno intitolato semplicemente “salute”. Segnala la volontà del governo di investire in modo prioritario in questo settore».

«Il Covid ha rappresentato un dramma ma ci offre la consapevolezza della necessità di ricominciare a investire. C’è bisogno di una riforma del Sistema sanitario nazionale» ha spiegato Speranza, che poi ha ammesso: «La pandemia ha amplificato alcuni problemi strutturali. È cambiato il contesto: una popolazione con più anziani ha visto l’esplosione delle cronicità che richiede un nuovo investimento a partire dal rafforzamento delle politiche del territorio».

I problemi della sanità purtroppo sono noti da tempo: il ritardo nella digitalizzazione, le diseguaglianze tra territori, dentro le regioni e tra le regioni in una dinamica nord-sud. Tutti temi che saranno al centro del piano per la sanità.

«Siamo ancora figli di una lunga stagione di tagli – ha aggiunto il Ministro -. Nel piano possiamo provare a dare un messaggio più forte di chiusura della stagione dei tagli. Proponiamo una svolta di carattere culturale: tutela della salute da vedere non come costo ma come essenziale per il benessere dell’individuo. La salute è la precondizione indispensabile per qualsiasi attività economica e sociale. Sicurezza sanitaria e ripartenza economica sono state messe in contrapposizione in questi mesi, ma è un errore. Ogni euro in meno nella tutela della salute ha creato un risparmio solo apparente. In realtà, ha generato più migrazione sanitaria e minore coesione sociale».

GLI ASSI FONDAMENTALI DEL PIANO

Dunque non sarà un piano emergenziale ma un «piano di investimenti per il prossimo decennio», con cinque assi fondamentali: i tre assi verticali sono territorio e sanità di prossimità, ospedali in rete e salute e ambiente. I due assi orizzontali sono conoscenza per la salute e innovazione digitale per il Servizio sanitario.

Ambiziosi gli obiettivi che il Ministro si propone di raggiungere. Il primo è quello di ridurre le diseguaglianze territoriali e dare realtà alle indicazioni degli articoli 3 e 32 della Costituzione. Quindi ricominciare a investire sulla sanità territoriale.

«La parola madre della riforma sia la parola “prossimità” – ha detto Speranza -. Vogliamo ricostruire un SSN vicino alle persone, capace di essere nell’immediatezza delle esigenze del cittadino. Negli anni passati è stata ridotta l’offerta ospedaliera senza potenziare il territorio. Prevenzione, cure primarie e assistenza gli obiettivi: una sanità circolare in cui c’è sempre al centro il cittadino paziente.

RECOVERY FUND E SANITÀ TERRITORIALE

Imprescindibile il rafforzamento della sanità territoriale: il Ministro non è entrato nel dettaglio, ma qualche indicazione l’ha offerta. «Bisogna dotare il territorio di una rete di servizi interconnessi e multidisciplinari in tutto il Paese con alto livello tecnologico e digitale. E poi bisogna rafforzare l’assistenza domiciliare: la casa come primo luogo di cura. Non abbiamo aspettato il Recovery Fund ma c’è già stato un forte investimento: con gli investimenti di questi mesi dal 4% di assistenza domiciliare degli over 65 siamo passati al 6,5% (0,7% sopra la media OCSE). L’Italia deve essere il primo Paese per assistenza domiciliare di over 65. Dobbiamo arrivare al 10%».

Altro punto chiave è il potenziamento degli ospedali di comunità, degli hospice per i malati terminali, delle strutture di riabilitazione, dei consultori, della rete psichiatrica e delle RSA.

Sulla prevenzione un ruolo importante lo giocheranno le scuole. Un passaggio della relazione è dedicato anche alla sicurezza sui luoghi di lavoro, tema particolarmente caro al Ministro, e poi sulla necessità di incidere sui fattori di rischio come «obesità, alcolismo, tabagismo e lotta a tossicodipendenze».

Speranza ha annunciato poi un aggiornamento del Decreto Ministeriale 70 (dedicato agli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera) su cui c’è già stata intesa con le regioni nell’ultimo Patto per la Salute. La logica green guiderà l’edilizia sanitaria.

«Bisogna rafforzare l’approccio one-health con una nuova centralità delle questioni ambientali e del benessere animale. La salute dell’uomo dipende in modo rilevante dall’equilibrio dell’ecosistema: per questo dobbiamo garantire la qualità dell’acqua, della terra, dell’aria» ha spiegato Speranza.

RICERCA E SANITÀ DIGITALE

Sul capitolo “conoscenza della salute” il Ministro ha sottolineato la necessità di potenziare e valorizzare tutti gli investimenti che hanno a che fare con la salute e con la ricerca. «Dobbiamo puntare a una valorizzazione dei nostri IRCSS che sono la spina dorsale del Paese nella relazione tra ricerca e cura» ha sottolineato.

Un passaggio della relazione era dedicato agli investimenti nella ricerca: «Proviamo a costruire strumenti per attrarre investimenti delle aziende farmaceutiche a livello mondiale. In questi mesi realtà italiane si sono affermate per la loro capacità di attrarre investimenti da grandi realtà internazionali. Nei prossimi cinque anni ci saranno mille miliardi di investimenti privati delle case farmaceutiche in ricerca e sviluppo, dobbiamo essere attrattivi».

Infine la sanità digitale, che sarà fondamentale in alcune aree del Paese: «Occorre un elevato livello di innovazione digitale per curare meglio il cittadino-paziente – ha concluso il Ministro -. La telemedicina è strumento formidabile per una presa in carico effettiva dei cittadini che abitano in zone disagiate».

 

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