Politica 14 Maggio 2020

Dl Rilancio approvato dal CdM: 3,2 miliardi per sanità, assunzione di 9mila infermieri e 4200 nuove borse di specializzazione

Aumentato del 115% il numero dei posti letto in terapia intensiva e introdotto l’infermiere di famiglia. 190 milioni per incentivi al personale sanitario e 1,5 miliardi per il Fondo per le emergenze nazionali. Le reazioni

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Il Consiglio dei Ministri, ieri sera, ha approvato il decreto legge “Rilancio” che prevede importanti misure anche per il settore sanitario, in un pacchetto complessivo di 55 miliardi di euro per sostenere le imprese, le famiglie, la scuola, l’università, la ricerca ed il mondo della disabilità. Per la sanità confermato lo stanziamento di 3,2 miliardi di euro per il 2020 previsto dalle bozze che circolavano nei giorni scorsi, destinato al potenziamento e alla riorganizzazione della rete ospedaliera, di quella assistenziale e dell’attività di sorveglianza attiva.

GUARDA: “DECRETO RILANCIO”, IL MINISTRO SPERANZA ILLUSTRA I PROVVEDIMENTO PER LA SANITÀ

«Si rende stabile – spiega Palazzo Chigi in una nota – l’incremento di 3.500 posti letto in terapia intensiva stabilito per far fronte all’emergenza, e si stabilisce la riqualificazione di 4.225 posti letto di area semi-intensiva, che saranno fruibili sia in regime ordinario, sia in regime di trattamento infettivologico ad alta intensità di cure e il 50% dei quali dovrà essere immediatamente convertibile in posti letti di terapia intensiva».

«Inoltre – prosegue il comunicato -, si rafforzano i servizi infermieristici distrettuali, con l’introduzione dell’infermiere di famiglia o di comunità, per potenziare la presa in carico sul territorio dei soggetti infettati da Covid-19. Per questo, si autorizza l’assunzione di un numero massimo di circa 9.000 infermieri. Si prevede l’assunzione di assistenti sociali e socio-sanitari, l’attivazione di centrali operative regionali di assistenza ai malati e il riconoscimento economico del lavoro di assistenza ai pazienti più fragili svolto dai medici di famiglia. Si consoliderà la separazione dei percorsi per i pazienti sospetti Covid-19 o potenzialmente contagiosi, rendendola strutturale e assicurando la ristrutturazione dei Pronto Soccorso con l’individuazione di distinte aree di permanenza, in attesa di diagnosi. Saranno implementati i mezzi di trasporto dedicati ai trasferimenti secondari per i pazienti Covid-19, per le dimissioni protette e per i trasporti interospedalieri per pazienti non affetti da Covid-19. Fino al 31 dicembre 2020, saranno resi disponibili 300 posti letto di terapia intensiva, suddivisi in 4 strutture movimentabili, ciascuna delle quali dotata di 75 posti letto, da allocare in aree attrezzabili preventivamente individuate da parte di ciascuna regione e provincia autonoma».

«Per il 2020 – si legge ancora -, le regioni e le province autonome possono incrementare i fondi della contrattazione integrativa per riconoscere, al personale sanitario dipendente delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale direttamente impiegato nell’emergenza epidemiologica, un premio commisurato al servizio effettivamente prestato nel corso dello stato di emergenza. Dal 2020 al 2024, si incrementano di quasi 100 milioni di euro le borse di studio degli specializzandi di medicina. Si velocizzano e snelliscono le procedure per l’adozione, su tutto il territorio nazionale, del Fascicolo sanitario elettronico, che viene ulteriormente potenziato. Si incrementa di 1,5 miliardi di euro, per il 2020, il Fondo per le emergenze nazionali (FEN), destinandone 1 miliardo all’ulteriore finanziamento degli interventi di competenza del commissario straordinario per l’emergenza sanitaria da COVID-19. Si stanziano risorse per il potenziamento del sistema sanitario militare e per il pagamento degli straordinari delle forze armate e delle forze di polizia».

 

SPERANZA: «STANZIATE IN UN COLPO SOLO RISORSE CHE SOLITAMENTE VENGONO SPALMATE SU DUE-TRE ANNI»

«Solitamente ci vogliono almeno due o tre anni per arrivare ad una cifra di questo tipo», ha commentato il ministro della Salute Roberto Speranza in conferenza stampa riferendosi ai 3,25 miliardi di euro stanziati per la sanità. «Invece ora – ha aggiunto – in un colpo solo abbiamo queste risorse, risorse molto importanti per rafforzare la rete la rete sanitaria territoriale. Con il Covid abbiamo visto come la rete territoriale sia la chiave per fronteggiare l’epidemia. Ci saranno molte risorse per gli ospedali, che abbiamo visto quanto sono importanti. Prima del Covid c’erano in tutta Italia 5.179 posti di terapia intensiva, grazie a questo decreto si arriverà a 11.109, con un aumento del 115%. Mettiamo in campo altri 240 milioni per nuove assunzioni. Finora ne abbiamo fatte già 23mila dall’inizio di questa crisi, mettiamo fondi per continuare ad assumere. E abbiamo trovato risorse anche per finanziare nuove 4200 borse di specializzazione, di concerto con il ministero dell’Università. Nel decreto – ha aggiunto infine Speranza – ci sono anche 190 milioni di euro per incentivi ai nostri medici, ai nostri infermieri, a tutto il personale sanitario».

 

FNOMCEO: «ABBIAMO L’OCCASIONE DI RIVOLUZIONARE LA MEDICINA DEL TERRITORIO, NON SPRECHIAMOLA»

«Ringraziamo il Ministro della Salute, Roberto Speranza, e tutto il Governo, per aver compiuto la scelta di investire sulla salute dei cittadini. 3 miliardi e 250 milioni sono una cifra rilevante, che non si era mai vista stanziata, tutta insieme, per il rilancio del Servizio Sanitario Nazionale. Con queste risorse possiamo pensare ora a rendere veramente più efficiente e più efficace l’intero sistema di cure», ha commentato Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri.

«Occorre ora investire sul personale, prevedendo non solo nuove assunzioni, ma incentivi ai professionisti. Non si tratta di un premio una tantum, ma del giusto riconoscimento del lavoro svolto da tutti quei colleghi che, in emergenza, si sono spesi senza risparmiarsi, perché della loro opera c’era bisogno, senza curarsi di turni di riposo, tetto degli straordinari, perdita di giorni ferie. Bene l’investimento sul territorio – aggiunge Anelli -, si è avviata, finalmente, una politica volta a portare il lavoro di equipe – medico di medicina generale e infermiere di famiglia – sul territorio. Sarebbe questa la vera rivoluzione della medicina territoriale, che permetterebbe ai cittadini di avere pieno accesso alla diagnostica di primo livello nell’ambulatorio sotto casa. L’inserimento dei 9600 infermieri di famiglia è una grande occasione: non sprechiamola, prevediamo sin da ora un modello di lavoro in equipe».

«La valorizzazione del territorio parte, ovviamente, dalla formazione – conclude -. Per questo, pur felici delle 4200 borse in più previste per le specializzazioni, come la Fnomceo chiede da tempo, siamo rimasti delusi che non si sia previsto un aumento anche per i posti nel Corso di Formazione specifica per la Medicina Generale. Almeno 2000 borse in più per la Medicina Generale sarebbero una misura efficace per puntare veramente su una rete capillare e prossima ai pazienti. Siamo certi che, su questo come su altri punti, si potranno apportare gli opportuni aggiustamenti in sede di conversione del Decreto in Legge».

 

FNOPI: «BENE INFERMIERE DI FAMIGLIA, MA SERVONO PIÙ INFERMIERI IN TERAPIA INTENSIVA»

«Questo passo – sottolinea in una nota Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche – riconosce la necessità già scritta da Governo e Regioni nel Patto per la salute 2019-2021 di introdurre a pieno titolo la figura dell’infermiere di famiglia/comunità. E non solo come supporto alla prima linea di Covid-19 che si sposta ormai sul territorio, ma anche per l’assistenza sempre necessaria a cronici e fragili non Covid. Ora – aggiunge la Presidente – si deve proseguire con un modello di assistenza in cui Governo e Regioni prevedano l’organizzazione omogenea sul territorio di queste nuove forze. Un passo a cui deve seguire un ampliamento della figura di questi professionisti che deve essere da subito ben definita, strutturata e riconosciuta a livello formativo. Per farlo la FNOPI è come sempre pronta alla collaborazione più ampia con le istituzioni».

Ma c’è un’ombra secondo FNOPI tra le righe del decreto che va risolta in fretta. Giustissimo e indispensabile, secondo gli infermieri, prevedere nuovi posti di terapia intensiva; ma è necessario prevedere un ampliamento dell’organico: «Gli standard nazionali e internazionali indicano che sono necessari ogni 8 posti letto di terapia intensiva 24 infermieri e 12 ogni 8 posti letto di terapia sub-intensiva: circa 17mila infermieri in più in funzione solo dei nuovi posti previsti dal decreto. Oggi personale a sufficienza non c’è e i pazienti rischiano di restare soli».

 

CITTADINANZATTIVA: «SODDISFATTI PER INVESTIMENTO SU ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA»

«Siamo soddisfatti per il recepimento della proposta di Cittadinanzattiva e di oltre 70 realtà per un investimento straordinario sull’Assistenza Domiciliare Integrata, in particolare per i soggetti fragili. Ringraziamo in particolare il Ministro Speranza perché ha tenuto fede ad un impegno importante preso». Queste le dichiarazioni di Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. «Seguiremo l’iter in Parlamento per far sì che almeno 300 milioni delle risorse previste siano destinate chiaramente e vincolate al rafforzamento dell’ADI per i soggetti fragili. Ci batteremo anche perché l’investimento non resti isolato al 2020 ma venga esteso per almeno i prossimi due anni».

 

SUMAI: «BENE INVESTIMENTI SUL TERRITORIO, ORA SI INVESTA DI PIÙ SULLA SPECIALISTICA»

«Bene la scelta del Governo di destinare un ulteriore miliardo e 256 milioni al territorio. In questo modo, come scritto nel Decreto Rilancio, si assumono infermieri e si potenziano le attività territoriali destinate alle Unità Speciali di Continuità assistenziale (USCA) nelle quali faranno parte gli specialisti ambulatoriali». Questa la valutazione di Antonio Magi, segretario del SUMAI Assoprof. «Auspichiamo però – aggiunge –, che parte di quei fondi vengano impiegati anche per il rafforzamento della specialistica ambulatoriale interna che è, e non può essere altrimenti, strategica nella gestione dei malati cronici complessi per evitare che questi entrino ed escano dagli ospedali. Infatti, finita la fase uno di quest’emergenza è indispensabile che gli specialisti, insieme ai medici di medicina generale, riprendano il contatto con i propri pazienti, per lo più cronici, che necessitano di assistenza, appunto, specialistica e che in queste settimane non hanno potuto, gioco forza, seguire ad eccezione dei casi più urgenti».

 

FNOPO: «VIA ALLA FINE DELLA STAGIONE DEI TAGLI, MA ORA SI ADEGUI PERSONALE OSTETRICO»

«Il nuovo stanziamento di risorse per la sanità è di certo una buona notizia, ma si faccia attenzione a non guardare solo all’emergenza senza mettere in campo, invece, azioni di lungo periodo per un reale rinnovamento strutturale della sanità e del comparto. Oggi più che mai alla politica si chiede lungimiranza e soprattutto equità di riconoscimento e di valorizzazione di tutte le professioni sanitarie e sociosanitarie di cui alla legge 3/2018, ognuna per la sua specificità», affermano le componenti del Comitato centrale della Federazione Nazionale degli Ordini della Federazione di Ostetrica.

«A causa del costante impoverimento di personale ostetrico nei servizi territoriali e nei punti nascita, che rispondono ancora a vecchie logiche organizzative, la sanità del nostro Paese non risponde al meglio ai bisogni delle donne, in particolare durante la maternità – aggiungono -. Lo dicono gli indicatori usati come metro internazionale quale la percentuale di Taglio cesareo primario, per il quale l’Italia è maglia nera in Europa e lo denuncia anche l’Eurostat che, nella sua ultima indagine, fotografa la grave carenza di personale ostetrico nel nostro Paese. Per questo è necessario incrementare il personale ostetrico se si vuole continuare a garantire, in tutti gli ambiti di competenza, sicurezza e appropriatezza delle cure alle donne e ai nascituri».

 

FONDAZIONE ITALIA IN SALUTE: «SSN PIÙ FORTE PER AFFRONTARE FASE 2»

«Un finanziamento importante per il Ssn che andrà a migliorare le dotazioni ospedaliere e le cure primarie sul territorio – ha commentato Federico Gelli, presidente della Fondazione Italia in Salute -. Ora, insieme al potenziamento del territorio, si dovrà porre l’attenzione sulla fase di monitoraggio in modo da impedire in questa Fase 2 l’insorgere di possibili nuovi focolai di Covid. Alla luce dell’esito dell’analisi sulla sieroprevalenza avviata da Ministero della Salute ed Istat, sarà importante garantire in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale un importante lavoro di contact tracing in modo da intervenire tempestivamente sul territorio evitando nuove situazioni di forte disagio per gli ospedali. La convivenza con il virus passa da qui: dalla capacità gestionale e di monitoraggio che saremo in grado di sviluppare. Solo così sarà possibile guardare con fiducia al prosieguo della Fase 2, con un Ssn che ne esce sicuramente più forte e preparato alle prossime sfide», conclude Gelli.

 

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