Politica 15 Giugno 2020 12:46

Covid-19, i dubbi degli scienziati sui dati cinesi. E la Lega chiede una Commissione d’inchiesta sulla gestione di Pechino

La proposta, depositata alla Camera dal leghista Paolo Formentini, mira a capire se «la Cina ha rilasciato tardivamente informazioni cruciali» sul virus esploso a Wuhan. Da Crisanti a Silvestri, tanti scienziati hanno manifestato dubbi sui dati forniti da Pechino. Nel mirino anche la gestione della pandemia da parte dell’OMS

Covid-19, i dubbi degli scienziati sui dati cinesi. E la Lega chiede una Commissione d’inchiesta sulla gestione di Pechino

Una Commissione parlamentare d’inchiesta per capire le cause dello scoppio della pandemia da Sars-Cov-2 e la congruità delle misure adottate dagli Stati e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per evitarne la propagazione del virus nel mondo. La proposta, depositata alla Camera, è stata presentata dalla Lega di Matteo Salvini, da sempre critica sull’operato del regime di Pechino.

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Se infatti è largamente diffusa la convinzione che il virus abbia origine animale, restano molti dubbi sul comportamento delle autorità cinesi che forse, con un’azione tempestiva, avrebbero potuto evitare o rallentare la diffusione dell’epidemia nel mondo. Anche dalla comunità scientifica si sono alzate voci che hanno messo in dubbio la gestione cinese: il virologo Andrea Crisanti, padre del “modello veneto”, ha sostenuto più volte che la Cina «ha mentito sull’inizio della pandemia e ha mentito sul numero dei casi, sulla mortalità, sugli asintomatici con una completa assenza di trasparenza». Anche l’immunologo dell’Umberto I Francesco Le Foche aveva parlato di «gravi ritardi della Cina»: a Sanità Informazione sostiene che una Commissione d’inchiesta può essere utile «anche se non nell’immediato. Oggi ci dobbiamo occupare della pandemia». Il virologo della Emory University Guido Silvestri, poi, commentando uno studio francese che retrodata all’autunno 2019 la comparsa del virus, ha sottolineato la probabile inesattezza dei dati cinesi forniti all’inizio di marzo. Ad alimentare i dubbi sulla risposta delle autorità di Pechino anche un recente studio della Harvard Medical School: i ricercatori hanno analizzato le immagini dei parcheggi intorno agli ospedali della megalopoli nella provincia dell’Hubei nel periodo tra agosto e ottobre 2019: il traffico di automobili, rispetto agli anni precedenti, appare sensibilmente in aumento. Dubbi e sospetti accresciuti dall’ultima inchiesta dell’Associated Press: Pechino avrebbe ritardato la diffusione delle informazioni sia sul genoma del virus sia sui primi pazienti, rendendo difficile determinare la velocità di trasmissione del Covid-19.

La Lega si è mossa prima presentando una mozione alla Camera per chiedere al Governo italiano di assumere nelle sedi internazionali competenti azioni utili alla promozione di un’indagine internazionale sulle origini dell’epidemia da Sars-CoV-2, visto che nella 73esima sessione dell’OMS oltre 100 Stati ne hanno fatto richiesta. Poi con la proposta di una Commissione d’inchiesta alla Camera.

«Noi come Lega siamo convinti che ci siano stati degli errori, delle omissioni e che si debba appurare cosa è successo nella gestione dell’epidemia prima e della pandemia poi – sottolinea il deputato della Lega Paolo Formentini -. Va approfondito quello che ha fatto la Cina, se sono state rilasciate tardivamente informazioni cruciali, soprattutto sul numero dei decessi su cui in molti hanno avanzati dubbi: anche la possibilità del contagio da uomo a uomo forse è stata comunicata tardivamente».

La Commissione, secondo la proposta depositata alla Camera, avrà il compito di esaminare le responsabilità relative allo scoppio della pandemia da Sars-CoV-2 e di «accertare l’effettiva congruità del comportamento tenuto dalle autorità degli Stati di origine dell’infezione e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità rispetto all’obiettivo di prevenire la diffusione internazionale del contagio e di assicurare la pronta trasmissione delle informazioni rilevanti ai fini del contrasto della propagazione della pandemia».

Nel mirino infatti c’è anche l’OMS, finito ripetutamente nell’occhio del ciclone in questi mesi: «Non sappiamo se le informazioni trasmesse all’Organizzazione Mondiale della Sanità siano state o meno tempestive ed esaustive – si legge nel preambolo alla proposta -. Non è noto neanche se i vertici dell’OMS abbiano potuto o meno svolgere il proprio ruolo al riparo di condizionamenti. Da più parti, anzi, si sospetta il contrario. Le autorità della Repubblica Popolare Cinese hanno criticato con durezza la decisione adottata da diversi Paesi, incluso il nostro, di bloccare i collegamenti aerei da e per la Cina, quando erano già ben al corrente della contagiosità e letalità del Sars-CoV-2».

Il tema potrebbe mettere in grande difficoltà la maggioranza: il M5S è schierato con Pechino ed è contrario a qualsiasi Commissione d’inchiesta, mentre nel Partito democratico e in Italia Viva in tanti hanno manifestato perplessità sul comportamento di Pechino. La conferma di questa diversità di vedute nella maggioranza arriva anche dalle adesioni all’Inter-Parliamentary Alliance on China, una coalizione che sostiene “l’adozione di una postura più rigida verso il Partito comunista cinese” attraverso strategie collettive. Ad aderire non solo esponenti dell’opposizione come i senatori Lucio Malan (Forza Italia), presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia Taiwan-Italia, Andrea Delmastro Delle Vedove (Fratelli d’Italia) e lo stesso leghista Paolo Formentini, ma anche Roberto Rampi (Partito democratico), Enrico Borghi (Partito democratico e membro del Copasir), Roberto Giachetti (Italia Viva).

«Dopo la pandemia il mondo non sarà più lo stesso, ma in effetti bisogna essere consapevoli che ci siamo ritrovati in una contrapposizione a livello globale tra Cina e Stati Uniti – spiega Formentini -. La Commissione d’inchiesta servirà anche a chiarire, in base alle risultanze, ove si collocherà davvero il nostro Paese perché oggi non è affatto chiaro».

«L’Occidente – spiega Formentini – deve avere una nuova consapevolezza. Il fatto che fino all’80% e oltre di alcuni principi attivi sia prodotto in Cina pone un problema. Bisogna capire che modello di economia globale vogliamo e se non sia il caso di tornare a produrre nel mondo occidentale almeno i “beni strategici”. La Commissione si interrogherà anche su questo».

 

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