Mondo 13 Marzo 2020

Coronavirus, Bustreo: «OMS si è mossa tardi. In Italia serve Centro di controllo malattie su modello USA»

Flavia Bustreo, epidemiologa ed ex Vice Direttore Generale Salute della famiglia, delle donne e dei bambini dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, spiega: «Cina ha quasi sconfitto coronavirus anche grazie al contact-tracing tecnologico». Poi aggiunge: «Cambiamenti climatici influiscono sulla diffusione di molti vettori di malattie, come per malaria e zika»

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«Indubbiamente la dichiarazione di pandemia mondiale dell’OMS è stata tardiva, soprattutto se paragonata a quella del 2009 sull’H1N1». Flavia Bustreo, epidemiologa e per sette anni Vice Direttore Generale Salute della famiglia, delle donne e dei bambini dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, non ha dubbi: l’OMS si è mossa tardi sull’epidemia di COVID-19. La proclamazione di pandemia probabilmente non avrebbe cambiato più di tanto il percorso dell’epidemia nel nostro Paese, ma sicuramente anticiparla avrebbe potuto far muovere in anticipo i governi di mezzo mondo. «Pandemia significa infezione che coinvolge più di due regioni del mondo – spiega Bustreo a Sanità Informazione -. Nel 2009, fu proclamata dopo che erano stati raggiunti 74 Paesi. In concreto fornisce ai Paesi un chiaro segnale di emergenza e dà all’OMS la possibilità di interventi diretti in ambito sanitario».

Bustreo è da anni tra le massime esperte di sanità e salute ‘mondiale’, in primis sul fronte del diritto alla salute e delle determinanti sociali e ambientali sulla salute, con un focus sulla salute materno-infantile. Nel 2015 ha guidato il team dell’OMS che ha testato il primo vaccino contro l’epidemia di ebola nell’Africa Sub-Sahariana e ha lavorato attraverso GAVI per finanziarne la disponibilità nei Paesi in via di sviluppo. Nel 2017 ha provato la scalata alla direzione generale dell’OMS, candidata dal governo italiano, ma alla fine ha prevalso l’eritreo Tedros Adhanom Ghebreyesus. Oggi Bustreo è vice presidente di Fondation Botnar, una fondazione svizzera che si occupa dell’applicazione di nuove tecnologie allo studio della salute di bambini e adolescenti.

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Sull’epidemia di coronavirus, Bustreo sembra avere le idee chiare, soprattutto sulle strategie di contenimento. «L’unica evidenza scientifica di contenimento viene dal modello cinese – sottolinea -. Tuttavia bisogna sottolineare che l’isolamento non è stato l’unico strumento adottato in Cina, poiché è stato accompagnato da una importante azione di contact-tracing anche attraverso le nuove tecnologie 5G, come evidenziato anche dalla missione OMS. In questo modo gli operatori hanno avuto chiara la percezione di come si stava spostando sul territorio l’epidemia. È stato un elemento decisivo per far calare il numero dei contagi».

Bustreo non crede a chi sostiene che l’epidemia non si sposti verso sud: «Questa teoria al momento non è confermata dalla realtà dei fatti. Purtroppo, come segnalato anche nella dichiarazione OMS dell’11 marzo, ci sono evidenze di casi sia nell’Africa sahariana che subsahariana: per ora sembrano contenuti, ma è chiaro che in molti Paesi africani c’è meno possibilità di rilevare il virus».

Il tema su cui in molti si stanno interrogando è quello della relazione tra clima e diffusione di malattie. Una relazione che è sotto gli occhi di tutti. «Al momento possiamo dire che c’è una forte relazione tra cambiamento climatico e diffusione delle malattie. Il clima infatti influisce sulla diffusione di molti vettori di malattie. Ora, ad esempio, la malaria è presente in altopiani dove fino a qualche tempo fa non si era mai vista: questo per l’aumento delle temperature».

Di sicuro, l’epidemia di COVID-19 che sta flagellando mezzo mondo non sarà un episodio isolato e l’Europa e l’Italia al momento non sono attrezzate per questo tipo di emergenze. «Sinora simili epidemie sono rimaste lontane dall’Europa – spiega l’ex vicedirettore OMS -. Bisogna innanzitutto dare informazioni su misure di igiene pubblica, anche in tempi di normalità. È quella che viene definita la self-protection. Poi va fatta una riflessione sul nostro Paese. L’Italia non è dotata, come gli USA, di un Center For Disease Control, con alta capacità e conoscenza delle malattie infettive sul campo. Un aiuto sta arrivando dall’ECDC, lo European Center for Disease Control, ma anche l’Europa non è capace di fare una osservazione rafforzata di questi fenomeni. Le strutture che esistono molto spesso non hanno capacità operative. Poi chiaramente nel nostro Paese c’è il tema delle competenze statali e di quelle regionali in materia di sanità: vanno elaborate le competenze dello Stato centrale in modo che quest’ultimo e le regioni non si contrastino».

Sulla durata dell’epidemia, infine, non si sbilancia: «Difficile fare una previsione sulla fine. In Cina la fase acuta è durata circa due mesi. È possibile che in Italia e in Europa abbia la stessa durata, ma non abbiamo certezze».

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