Politica 25 Febbraio 2019 16:13

Autonomia differenziata, Mangiacavalli (FNOPI): «Disposti a ragionare con dati alla mano, ma professionisti siano coinvolti»

La presidente degli infermieri sulla carenza di personale: «Rapporto ideale è un infermiere ogni 6 assistiti, ma nelle regioni in difficoltà si arriva a uno ogni 18. Così aumenta mortalità pazienti»

Barbara Mangiacavalli rappresenta il numero maggiore di professionisti della salute: sono infatti 450mila gli infermieri e gli infermieri pediatrici iscritti alla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), di cui è presidente. Non poteva mancare il suo contributo, quindi, alla prima assemblea nazionale di tutte le professioni sanitarie e sociali.

«Gli infermieri sono ovunque ci sia un bisogno di salute, e riteniamo di essere coloro che interpretano al meglio le istanze dei cittadini, che chiedono appropriatezza, qualità e competenza – sostiene la presidente FNOPI -. Per questo siamo disposti a ragionare di qualunque innovazione e modifica dell’attuale assetto sanitario, ma solo con dati ed elementi oggettivi alla mano».

LEGGI ANCHE: AUTONOMIA DIFFERENZIATA, ANELLI (FNOMCeO): «NECESSARIO PONDERARE SCELTE E VERIFICARE CONSEGUENZE CON PROFESSIONISTI SALUTE»

La sua non è una chiusura totale all’autonomia differenziata, quindi: «Ritengo che avvicinare la salute ai cittadini non sia una cosa negativa – spiega – ma prima di dar vita ad un progetto tanto importante è necessario coinvolgere tutte le professioni, alleate tra loro come lo sono in questa assemblea».

Mangiacavalli accende poi i riflettori sulla carenza di personale infermieristico, che «aumenta le condizioni di disagio dei professionisti e mette a rischio la sicurezza dei pazienti. Secondo gli studi internazionali – continua – il rapporto ideale tra infermieri e assistiti è di uno a sei. Se questo rapporto viene modificato, tendenzialmente aumenta la mortalità dei pazienti. In Italia nelle regioni più virtuose è di uno a otto, ma nelle regioni in difficoltà si arriva anche ad un infermiere ogni diciotto assistiti. Penso che un Paese con un Servizio sanitario nazionale come il nostro – conclude la presidente FNOPI – non possa permettersi queste differenze per i nostri cittadini».

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