Lavoro 23 Febbraio 2019 11:00

Prima assemblea nazionale di tutte le professioni sanitarie e sociali, sei richieste per una sanità universalistica e uguale per tutti

INTERVISTE VIDEO | ANELLI | MANGIACAVALLI | I rappresentanti di oltre un milione e mezzo di professionisti hanno presentato un Manifesto con gli impegni che chiedono a Governo e Regioni: intensificare la collaborazione con le professioni sanitarie e sociali, valutare rischi e benefici dell’autonomia differenziata, superare le differenze tra i sistemi sanitari regionali, rispettare l’uguaglianza, la solidarietà, l’universalismo e l’equità alla base del SSN | GLI INTERVENTI

di Buquicchio, Cavalcanti, Cedrone
Prima assemblea nazionale di tutte le professioni sanitarie e sociali, sei richieste per una sanità universalistica e uguale per tutti

Non era mai successo prima. Tutte le professioni sanitarie e sociali, che riuniscono oltre un milione e mezzo di professionisti, si sono date appuntamento al Teatro Argentina di Roma per presentare il Manifesto con le sei richieste che infermieri, medici, tecnici sanitari, psicologi, farmacisti, biologi, veterinari, ostetrici, chimici, fisici e assistenti sociali rivolgono a Governo e Regioni: intensificare la collaborazione con le professioni sanitarie e sociali e i loro enti esponenziali; rispettare i principi costituzionali di uguaglianza, solidarietà, universalismo ed equità alla base del Servizio sanitario confermandone il carattere nazionale; elaborare un’analisi rischi/benefici delle proposte di autonomia differenziata presentate dalle Regioni per misurarne l’impatto sulla finanza pubblica e sulla tenuta di tutti i servizi sanitari regionali; adottare iniziative per parametrare il fabbisogno regionale standard anche in base alle carenze infrastrutturali, alle condizioni geomorfologiche e demografiche e alle condizioni di deprivazione e di povertà sociale; garantire il superamento delle differenze tra i diversi sistemi sanitari regionali anche mediante la definizione e implementazione di un Piano Nazionale di Azione per il contrasto alle diseguaglianze; scongiurare il rischio che sia pregiudicato il carattere nazionale del nostro Servizio sanitario.

L’INNO DI MAMELI CANTATO DA TUTTI I PROFESSIONISTI SANITARI E SOCIALI

«Il Governo – hanno affermato unanimi i presidenti delle 10 Federazione (30 professioni) presenti – deve porre al centro dell’agenda politica il tema della tutela e unitarietà del Servizio sanitario nazionale e sollecitare le Regioni al rispetto dell’art. 2 della Costituzione che ricorda alle Istituzioni i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale su cui deve fondarsi la vita del Paese, dell’art. 3 (eguaglianza dei cittadini) e dell’art. 32 della Costituzione (tutela della salute)».

INTERVISTA A FILIPPO ANELLI, PRESIDENTE FNOMCEO

INTERVISTA A BARBARA MANGIACAVALLI, PRESIDENTE FNOPI

Le professioni della salute chiedono alcuni impegni precisi a Governo e Regioni: l’attivazione di un tavolo di lavoro permanente dove potersi regolarmente confrontare sulle politiche sanitarie, anche con la partecipazione dei rappresentanti dei cittadini; la sottoscrizione con tutte le professioni sanitarie e sociali e l’attivazione in tutte le Regioni e secondo schemi omogenei condivisi dei recenti protocolli voluti dalle Regioni per instaurare un rapporto diretto con i professionisti e garantire un servizio sanitario universalistico e omogeneo; che i cittadini si facciano parte attiva ponendo con iniziative per garantire tutti gli aspetti sottolineati nel manifesto.

GLI INTERVENTI DEI PRESIDENTI

«Occorre mettere in primo piano – ha detto il presidente Fnomceo Filippo Anelli – gli obiettivi di salute tra i quali la prevenzione, favorire la partecipazione dei cittadini e mettere i professionisti nelle migliori condizioni di perseguirli. Il Ssn dopo 40 anni dalla sua istituzione rappresenta uno strumento in grado di garantire a tutti i cittadini elevati livelli di tutela della salute individuale e pubblica, con indicatori di salute tra i migliori al mondo. Vi sono, certamente, ambiti di miglioramento evidenti e rispetto ai quali occorrono interventi efficaci, economici e strutturali, per scongiurare la sua compromissione e per questo è necessaria una riforma che possa restituire fiducia agli operatori sanitari, riconoscendo loro maggiore responsabilità attraverso la definizione di un nuovo ruolo capace di garantire la salute dei cittadini e allo stesso tempo di farsi carico della sostenibilità del sistema».

«L’infermiere – ha detto la presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli – è il più vicino al paziente che segue 24 ore su 24 in ricovero e a domicilio. Ma non allo stesso modo in tutte le Regioni. Due dati per comprendere: il rapporto infermieri pazienti che studi internazionali indicano come ottimale per abbattere la mortalità del 20% è di 1:6. In Italia abbiamo Regioni che sono a 1:17 (la Campania ad esempio) e altre a 1:8 come il Friuli-Venezia Giulia. La carenza di infermieri, soprattutto sul territorio e quindi accanto ai più fragili e bisognosi di assistenza continua è di circa 50-53mila unità, ma ci sono Regioni dove i numeri sono a posto e Regioni dove l’assenza di organici è pesante e mette l’assistenza a rischio (in Campania sono circa il 48% in meno di quelli necessari, sono il 55% in meno in Calabria e il 56% in Sicilia). L’Italia si deve uniformare in questo, non dividere ulteriormente».

«In Sanità si registra un paradosso: da una parte c’è l’esigenza di cambiare radicalmente il modello organizzativo, dall’altra una fortissima resistenza a che questo cambiamento avvenga”, sottolinea il presidente Alessandro Beux, per spiegare la posizione della FNO TSRM PSTRP. “Per questo sarebbe necessario un cambiamento radicale dell’organizzazione complessiva del sistema socio-sanitario, da quello attuale, prevalentemente improntato sul modello ospedaliero per la gestione delle acuzie, a un modello fortemente basato sulla territorialità e sulla domiciliarizzazione delle cure. La nostra proposta si basa sul metodo scientifico: non diamo per scontato che un modello organizzativo alternativo all’attuale sia migliore, ma sottoponiamolo a sperimentazione, dandoci un tempo per verificarne la bontà, sulla base di indicatori di sicurezza, efficacia e di sostenibilità condivisi».

«Nella società contemporanea si parla sempre più spesso di ‘salute’, i ritmi di vita frenetici, lo stress e il mutamento di alcuni equilibri sociali hanno fatto in modo che l’attenzione nei confronti della salute intesa come benessere diventasse un tema centrale. Bisogna partire – afferma Fulvio Giardina, presidente Cnop – dal presupposto che la salute non è un’entità statica, ma è una condizione che trova il suo perfetto equilibrio fisico, funzionale e psichico attraverso l’integrazione e l’adattamento dell’individuo nel contesto sociale in cui vive ed opera. Noi italiani abbiamo un fiore all’occhiello ed è nostro dovere preservarlo e attualizzarlo laddove sia necessario, senza mai perdere di vista la centralità del paziente. Il principio universalistico e solidaristico è alla base di una società democratica e fortemente incentrata sul benessere psichico e fisico dei propri cittadini».

«Il Regionalismo differenziato in sanità – è il giudizio di Vincenzo D’Anna, presidente dell’Onb – è in palese controtendenza con le decisioni di questo Governo che vorrebbero tendere a ridurre le differenze. Con un federalismo più spinto in sanità quanto potrà derivare dal reddito di cittadinanza sarà scavalcato dal ben più consistente aumento delle differenze derivante dalla già iniqua suddivisione del fondo sanitario così come oggi viene assegnato alle Regioni. Il Servizio sanitario Nazionale sarà definitivamente cancellato in palese violazione dell’art. 32 della Costituzione e gli squilibri territoriali nelle condizioni socio -sanitarie si aggraveranno. In questo senso e per questi rischi, i professionisti della salute possono contribuire in modo determinante a ricercare e costruire soluzioni per una sanità equa e sostenibile».

«Parliamo di task shifting in medicina veterinaria. Cosa sta succedendo? Se realizzato, quali garanzie di sicurezza verrebbero meno? Quale rapporto tra professione medico-veterinaria, sicurezza alimentare e politica? La sanità pubblica – afferma Gaetano Penocchio, presidente Fnovi – è definanziata, alle soglie della dismissione e si avvia verso la privatizzazione. Non è possibile rendersi conto di questo e accettarlo senza sussulti. Per questo siamo vicini a tutti coloro che in condizioni di enormi difficoltà garantiscono salute, nonostante tutto. I posti della dirigenza veterinaria sono congelati e la stessa si è ridotta del 10% negli ultimi 5 anni. Si vuole garantire la sanità animale, l’igiene degli allevamenti e delle loro produzioni, la sicurezza degli alimenti senza risorse: urgente recuperare presupposti che tengano conto dei valori che sottendono alla esistenza stessa del Ssn».

«Nonostante le buone performance del nostro Servizio sanitario nazionale – afferma Maria Vicario, presidente Fnopo -, vi sono certamente ambiti di miglioramento evidenti e rispetto ai quali occorrono interventi efficaci, di natura economica e strutturale, per scongiurare la sua compromissione. Sulla base dell’analisi dei dati programma nazionale esiti (PNE), è possibile rilevare – prosegue – come nascere in una Regione rispetto ad un’altra faccia la differenza in termini di esiti per la madre e il suo bambino. La Fnopo ritiene sia ancora molto il lavoro da fare per garantire maggiore equità di accesso a servizi di provata efficacia su tutto il territorio nazionale, a prescindere dall’area di residenza, oltre che un sostegno nell’organizzazione dei servizi di assistenza alla donna/coppia».

«La tutela della salute – dice Nausicaa Orlandi, presidente Fncf – è parte integrante del DNA di Chimici e Fisici. Nell’ambito del SSN è necessario riporre al centro il tema della prevenzione e dell’ambiente per dare sempre maggiore garanzie di tutela della salute della popolazione, prevenzione, che significa anche migliore qualità della vita, minore ospedalizzazione, ed è strettamente connessa con la necessità di un ambiente di vita, di cura e di lavoro sicuro. Chiediamo che nelle prossime iniziative politiche e parlamentari si salvaguardino le attività che vanno verso la prevenzione, garantendo la presenza di un numero di professionisti sanitari in tutto il territorio Italiano adeguato a far fronte alle esigenze della popolazione. Chimici e Fisici sono in prima linea per mettere a disposizione le proprie competenze tecniche, partecipare a tavoli di lavoro ed essere dunque parte attiva in un SSN che dia sempre maggiori garanzie e certezze al cittadino».

«Un sistema equo – ha spiegato Gianmario Gazzi, presidente Cnoas – non si basa su risposte standard, parcellizzate e uguali per tutti e a tutte le latitudini. Chiediamo iniziative per parametrare il fabbisogno regionale standard anche in base alle carenze infrastrutturali, alle condizioni geomorfologiche e demografiche, nonché alle condizioni di deprivazione e di povertà sociale. Serve un Piano nazionale di azione per il contrasto alle diseguaglianze nell’accesso al diritto alla salute, per rilanciare la prevenzione e la promozione della salute e l’integrazione sociosanitaria, che ascolti la voce dei professionisti che vivono a contatto con le persone, nei territori, testimoni privilegiati delle vulnerabilità delle comunità, ma anche delle potenzialità presenti».

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