Politica 25 Febbraio 2019

Sileri (Senato): «Appoggerò richieste sanità. Nostro senso di responsabilità scambiato troppo spesso per mansuetudine…»

Il Presidente della Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama è intervenuto alla prima assemblea nazionale di tutte le professioni sanitarie e sociali. Tra le sue priorità anche il rinnovo del contratto dei medici, la lotta alle differenze Nord–Sud e il contenzioso sanitari-pazienti

Rinnovo del contratto dei medici, regionalismo differenziato, cronicità e contenziosi. Sono alcuni dei punti che ha toccato il Presidente della Commissione Sanità del Senato, Pierpaolo Sileri, intervenuto alla prima Assemblea nazionale di tutte le professioni sanitarie che si è svolta al Teatro Argentina di Roma. Sileri, unico politico a prendere la parola sul palco, ha mostrato la sua vicinanza alle richieste che arrivano dal mondo delle professioni sanitarie (non c’erano solo i medici ma anche infermieri, farmacisti, veterinari, biologi, tecnici sanitari, psicologi, chimici fisici, assistenti sociali in rappresentanza di tutte le professioni sanitarie e sociali) e ha annunciato che si farà promotore delle sei richieste del manifesto unitario tra cui una valutazione di costi/benefici dell’autonomia differenziata, l’attivazione di un tavolo di lavoro permanente con il governo e di protocolli d’intesa con tutte le regioni.

«Bisogna essere presenti e ascoltare – ha sottolineato Sileri dal palco – Questa è la cosa più importante. Non credo che si possa andare a fare un regionalismo differenziato se non si ascoltano tutti gli attori, cioè chi lavora. La sanità negli ultimi anni è stata considerata la ‘cenerentola’ di tutti i ministeri. Dipende dal MEF, i soldi arrivano dal MEF, derivano dalle regioni. Probabilmente siamo stati un po’ troppo mansueti tutti noi. Scusate se uso questa parola forse un po’ forte. Probabilmente tutti gli operatori sanitari non hanno fatto altro, negli ultimi 15-20 anni, che subire ciò che un politico di turno ha deciso e non credo che questo sia stato corretto».

«La verità – ha continuato il Presidente della Commissione Sanità del Senato – è che noi produciamo PIL perché se la gente sta bene produce, continua a produrre, invecchia meglio. Io rimango atterrito. Io non sono un politico nato, sono diventato politico lo scorso 4 marzo. Io faccio il medico, sono stato in Ospedale per molti anni, di ospedali ne ho girati tanti, sono stato anche all’estero. Io sono stanco di sentire parlare di costi. La sanità è un investimento che ha bisogno di risorse. Le risorse vanno trovate: ne abbiamo trovate un po’ con la precedente finanziaria ma secondo me sono sempre troppo poche. Abbiamo una spesa complessiva di oltre 150 miliardi di euro di cui 114 di spesa pubblica più la spesa out of pocket che i pazienti devono cercarsi nel loro portafogli. Noi vogliamo un’Italia che corra, che stia bene, non possiamo sentire che al nord un paziente vive di più e al sud vive di meno e vive peggio. Non è nemmeno possibile che sul territorio sia assente il SSN in alcune circostanze. Il paziente dev’essere curato a casa e vuole spesso morire nel suo ‘nido’. Queste dovranno essere le linee programmatiche nei prossimi anni: curare il paziente quanto più vicino a casa perché sarà meglio gestito anche dai familiari che spesso perdono il lavoro per seguire i genitori anziani».

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Nel discorso un passaggio importante sul rinnovo del contratto della dirigenza medica: «Il personale sanitario è più di un milione e mezzo di persone, circa due milioni di persone, è l’azienda più importante in Italia. Si parla di Fiat, di tante aziende, ma l’azienda più importante in Italia è il Servizio sanitario nazionale. Penso ai veterinari che controllano il latte: quando ho visto il latte sversato in Sardegna, al di là dello spreco, ho pensato alla rabbia e al dolore che lo producono, ma al di là del latte penso al nostro SSN che lo controlla, le Asl, i veterinari, penso ai NAS che controllano che non venga sulle nostre tavole qualcosa di nocivo, perché la sanità al di là del fatto che noi curiamo le persone e quindi nell’immediatezza vediamo il risultato, la sanità è ovunque, è nella prevenzione che forse abbiamo trascurato negli ultimi anni. Quello per cui io mi batterò, e prendo qui l’impegno, sarà in primis per il personale del servizio sanitarie nazionale. Io sono contento che vengano sistemate le liste di attesa dando più soldi per i CUP ma è fondamentale il rinnovo dei contratti perché il Servizio sanitario funziona perché ci sono le persone dentro. Ho visto ieri lo statino di un infermiere che aveva 1200 ore lavorate in più in un anno. Francamente non va bene. È lì che dobbiamo portare le nostre risorse. Bisogna investire».

«Noi dobbiamo cambiare questo SSN – continua Sileri – ha 40 anni, era piccolo nel 1978, è cresciuto, è stato cambiato qualche abito come tutti i bambini che crescono, adesso questo sistema ha 40 anni, ha messo la cravatta, è un adulto e come tale deve cambiare in modo non dico sostanziale ma molte cose devono essere davvero fatte a partire dal rispetto del personale che ci lavora. La scatola ha all’interno persone eccezionali, uomini e donne che lavorano quotidianamente sacrificandosi, e a loro va dato tutto il nostro rispetto e poi questo si esplicherà secondariamente in un miglior servizio offerto che, è innegabile, è diverso da regione a regione, anche nella stessa regione. I servizi sanitari sono già regionali, bisognerà mettere delle regole, ma bisognerà lasciare al ministero della salute il controllo e il monitoraggio di tutto questo. Quel controllo positivo che consente di monitorare la governance, la gestione economico finanziari, gli esiti, l’erogazione dei Lea. Quel controllo di cui noi italiani abbiamo tanta paura: pensiamo sempre che qualcuno voglia punirci. Ma è quel controllo essenziale per consentire il miglioramento. Quel controllo positivo che ti consente di non arrivare al punto di avere una regione che deve essere commissariata. Quel controllo che fa cambiare la rotta laddove è necessario: non dopo che è accaduto qualcosa ma prima».

Un passaggio del discorso è stato dedicato anche al tema dei contenziosi tra medici e operatori sanitari: «Ci sono tante piccole cose che possono essere fatte. Prima si è parlato di aggressioni ai medici, che sono più frequenti al su che al nord, laddove l’erogazione delle prestazioni del Servizio sanitario nazionale ha qualche falla. Si può fare in un Tribunale del malato, una camera di compensazione: il 95% delle denunce penali che fanno a noi personale sanitario vanno in proscioglimento. Quindi significa che non andavano nemmeno fatte. Questa è una spesa per il Servizio sanitario, per i medici, ma anche per quei poveri pazienti che spendo soldi, aspettano 10 anni almeno per avere anche un risarcimento civile. Questo poi porta a medicina difensiva che costa una cifra tra i 5 e i 10 miliardi per difendersi dalle cause. Queste cose devono essere decise all’interno del Ministero della Salute. Il primo attore di questo cambiamento è sicuramente il personale che ci lavora, sicuramente tutte le associazioni. Il politico non può in nessuna maniera fare delle scelte senza avere discusso con quanti più attori possibili. Prendo impegno con voi per aiutarvi a far rispettare i punti che esprimete in questo manifesto e quindi spingere e farmi anch’io promotore insieme a voi affinché ci sia un tavolo di confronto permanente. È chiaro che io faccio parte della Commissione Sanità del Senato, quello che dico qui è già molto importante. Voglio ascoltare tutte le associazioni per far sì che emergano i problemi. Se invece ti chiudi, metti i paraocchi e non ascolti rischiamo di non fare la cosa più corretta e più giusta».

 

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