Politica 7 Maggio 2019

Antibiotico-resistenza, Colletti (M5S): «Serve commissione d’inchiesta». E chiede una sanità più «centralizzata»

Il presidente del Collegio di Appello alla Camera: «Ho proposto una commissione d’inchiesta per valutare le best practice dei Sistemi Sanitari Nazionale e Regionale, con particolare attenzione all’antibiotico-resistenza, uno dei principali problemi attuali e futuri della Sanità italiana»

di Isabella Faggiano
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Sono circa 530mila i pazienti ricoverati che, ogni anno, contraggono un’infezione ospedaliera, pari al 6% del totale. Per le stesse cause, secondo recenti studi condotti in Svezia e Germania, i tempi medi di degenza possono aumentare fino a 12 giorni.

«L’antibiotico-resistenza e le infezioni in ambito nosocomiale sono uno dei problemi attuali e futuri della sanità italiana – spiega Andrea Colletti, deputato M5S e presidente del Collegio di Appello della Camera dei Deputati, avvocato ed esperto di responsabilità medico-sanitaria -. Ogni anno, le persone contaminate o infettate in ambito ospedaliero variano dalle 500 alle 800mila unità». Numeri che hanno spinto il deputato del M5S a proporre una commissione d’inchiesta per valutare le best practice dei Sistemi Sanitari Nazionale e Regionale, con particolare attenzione all’antibiotico-resistenza, per verificare se questa è responsabile di decessi ospedalieri, oltre che di un aumento dei tempi di degenza.

«Attualmente – aggiunge Colletti – la mia proposta è in discussione presso la commissione Affari Sociali. Per cominciare, sarebbe necessario interrogarsi su qual è il contributo delle Regioni e delle singole aziende ospedaliere per la lotta all’antibiotico-resistenza e contro le infezioni nosocomiali. E soprattutto individuare e implementare le migliori best practice a livello italiano, ma anche mondiale e di altri Paesi, come quelli del Nord Europa, nel trattamento di questo problema che risulta piuttosto gravoso specialmente per le casse dello Stato. Nel gennaio del 2019 -commenta il presidente del Collegio di Appello della Camera dei Deputati – è stato pubblicato un nuovo protocollo e si spera che questo impegni ulteriormente le singole regioni a verificare cosa stanno facendo i vari sistemi di sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) per tutelare la salute pubblica».

Ma l’antibiotico-resistenza non è l’unico problema con cui devono fare i conti i Sistemi Sanitari Nazionale e Regionali: «Anche la ripartizione delle competenze sarebbero da rivalutare: negli ultimi anni è stato dimostrato che le diversificazioni dei modelli utilizzati a livello regionale non hanno portato ad un miglioramento dell’offerta sanitaria. Le diseguaglianze di servizi offerti – dice l’avvocato – si notano anche all’interno degli stessi Sistemi Sanitari Regionali, i trattamenti possono essere differenti di Asl in Asl, pur se appartenenti alla stessa Regione».

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Anche gli scandali sanitari, ultimo in ordine di tempo quello umbro, sono in grado di indicare la strada maestra: «La politica troppo spesso entra in dinamiche che dovrebbero essere solo di natura sanitaria. La politica – sottolinea Colletti – dovrebbe fare un passo indietro per aiutare il settore ad emergere e a tutelare la salute dei cittadini».

Ci sarebbe, dunque, da ripensare anche alla nomina dei manager? «Certo – risponde il deputato pentastellato – c’è da ripensare ai sistemi di nomina dei manager, ma soprattutto valutare in modo critico i vari modelli utilizzati nelle Regioni per verificare quello più efficace, evitando che in Regioni molto vicine, come lo sono ad esempio Emilia Romagna e Lombardia, si seguano pratiche completamente diverse».

Tornare ad un modello centrale e centralizzato potrebbe essere una soluzione? «Questa è la mia idea. Si può tornare ad un modello centrale e centralizzato con la gestione a livello regionale. Ma per migliorare i nostri sforzi, e considerando che i soldi del sistema non sono infiniti – conclude Colletti – dobbiamo capire qual è il modello migliore e, soprattutto, seguirlo».

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