Voci della Sanità 29 Settembre 2021 12:14

Giornata mondiale del cuore 2021, nel 2030 i morti saranno 24 milioni l’anno

Il World Heart Day si celebra il 29 settembre di ogni anno. Gli esperti si confrontano su priorità piani e politiche di contrasto alle patologie cardiovascolari

Giornata mondiale del cuore 2021, nel 2030 i morti saranno 24 milioni l’anno

Esiste un’emergenza cuore nel mondo. Le malattie cardio-cerebro vascolari sono la prima causa di morte in molti paesi. In Italia 127.000 donne e 98.000 uomini muoiono ogni anno per le malattie cardio-cerebro vascolari e molte di queste morti si verificano in modo prematuro prima dei 60 anni di età.

Dopo un calo della mortalità negli ultimi decenni, i numeri delle malattie cardiovascolari sono di nuovo in aumento, invertendo anni di progresso sia sul fronte delle cardiopatie ischemiche sia su quello delle malattie cerebrovascolari.

Nel 2030 ci saranno 24 milioni di morti all’anno

E le previsioni sono allarmanti: i morti per cause cardiovascolari raggiungeranno nel 2030 la cifra di 24 milioni di morti all’anno che equivalgono a circa 66.000 decessi al

giorno. È come se ogni giorno scomparisse una città come Massa o Trapani. Un aumento da oggi al 2030 pari al 34%. Dunque, oggi più che mai, la prevenzione cardiovascolare è fondamentale. Da qui, nella Giornata mondiale del Cuore, l’appello per arginare questa nuova emergenza.

Ripensare le strategie di contrasto alle patologie cardiovascolari (Cvd) nel post-Covid, condividendo proposte e priorità per recuperare il ritardo causato dall’emergenza e considerando il territorio quale attuatore di politiche sanitarie efficaci: è l’obiettivo urgente che ha riunito oggi per la prima volta rappresentanti delle società

scientifiche, dei pazienti ed esponenti della società civile, insieme ad istituzioni e settore privato, all’evento “Nuove strategie di prevenzione cardiovascolare nel post-pandemia: la sfida parte dal territorio”, organizzato da Novartis Italia e patrocinato da City Health Institute.

Con la pandemia ridotta il 50 e l’85% dell’attività chirurgica

In questo anno e mezzo – si legge in una nota – la pandemia Covid ha ridotto le prestazioni ai pazienti cardiovascolari, l’attività diagnostica preventiva e fatto aumentare la mortalità in questa popolazione. Si è assistito ad una riduzione tra il 50 e l’85% dell’attività chirurgica, del 55% degli interventi di cardiochirurgia, del 75% degli ecocardiogrammi trans esofagei e delle diagnostiche per cardiopatia ischemica, del 10% di nuove diagnosi di scompenso cardiaco e del 30% di invio allo specialista, e ad un aumento del 20% della mortalità cardiovascolare e di quella generale.

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