Voci della Sanità 1 Giugno 2020 11:06

Fibromialgia, Regimenti (Lega): «Ue promuova ricerca per diagnosi precoce»

L’europarlamentare chiede alla Commissione Ue se intende aprire «una consultazione con la comunità scientifica internazionale» per raccogliere dei dati aggiornati ed elaborare delle linee guida per il percorso diagnostico-terapeutico e come intende promuovere la ricerca

«L’Unione europea promuova la ricerca sulla fibromialgia, sindrome caratterizzata da dolore muscolare cronico diffuso associato a rigidità, con l’obiettivo di individuare azioni utili a una sua diagnosi precoce. In Europa, a soffrire di questa patologia sono 14 milioni di persone e sebbene sia stata considerata invalidante nel 2008, ben dodici anni fa, ancora oggi non è stata riconosciuta in tutti i Paesi membri». Lo afferma l’europarlamentare della Lega Luisa Regimenti, che in un’interrogazione alla Commissione chiede di sapere «se intende aprire una consultazione con la comunità scientifica internazionale, al fine di raccogliere dei dati aggiornati ed elaborare delle linee guida per il percorso diagnostico-terapeutico e come intende promuovere la ricerca sulla fibromialgia attraverso i programmi di lavoro del prossimo Programma Salute e i futuri programmi di ricerca».

«Dobbiamo tutelare i malati e avanzare nella realizzazione di studi clinici – prosegue l’esponente leghista – per cui è necessario continuare nella raccolta di dati che possono permettere di avviare interventi finalizzati alla diagnosi precoce e alla previsione di trattamenti medico-sanitari più efficaci, favorendo l’accesso degli operatori sanitari e dei pazienti alle informazioni. Tutto ciò – precisa– nel rispetto della competenza degli Stati membri».

«La fibromialgia, che insorge prevalentemente nelle persone di sesso femminile in età adulta, benché non siano rari i casi in età pediatrica o durante l’adolescenza, è stata finora sottovalutata. Ma si tratta di una sindrome dolorosa cronica, limitante nella vita quotidiana, perciò deve essere affrontata con mezzi adeguati e un lavoro esteso, di collaborazione reciproca tra i Paesi europei, per garantire a tutti i cittadini il diritto alla salute», conclude.

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