OMCeO, Enti e Territori 5 ottobre 2018

Dermatologia e terapia fotodinamica: la luce che guarisce

La terapia fotodinamica è una metodica non invasiva utilizzata per il trattamento di carcinomi cutanei o di forme precancerose, come le cheratosi attiniche, alcune forme di carcinoma basocellulare e la malattia di Bowen, e si basa sull’utilizzo di una sostanza che, posta sotto una specifica fonte luminosa, si attiva provocando la morte delle cellule tumorali […]

La terapia fotodinamica è una metodica non invasiva utilizzata per il trattamento di carcinomi cutanei o di forme precancerose, come le cheratosi attiniche, alcune forme di carcinoma basocellulare e la malattia di Bowen, e si basa sull’utilizzo di una sostanza che, posta sotto una specifica fonte luminosa, si attiva provocando la morte delle cellule tumorali bersaglio. Complessivamente questi tumori colpiscono ogni anno più di 1 milione di italiani.

La terapia fotodinamica che presenta notevoli vantaggi per il paziente, tra cui la più bassa frequenza e più lieve intensità degli effetti collaterali rispetto alla convenzionale, è stata oggetto di aggiornamento in occasione del congresso della SIDeMaST, Società Italiana di Dermatologia e delle Malattie Sessualmente Trasmesse, “Presente e futuro della terapia fotodinamica” che si è svolto a Brescia con il contributo non condizionato di Galderma.

«Una classica applicazione della terapia fotodinamica – ha spiegato Piergiacomo Calzavara Pinton, Presidente SIDeMaST – è il trattamento delle cheratosi attiniche. Una crema contenente metil-aminolevulinato, che viene trasformato dalle cellule tumorali in protoporfirina IX, si attiva quando viene irradiata dalla luce, lampada a raggi rossi o sole, e provoca l’apoptosi delle cellule tumorali e quindi la regressione delle lesioni trattate. I dati di incidenza delle cheratosi attiniche nella popolazione italiana sono scarsi, ma si può osservare che è più alta negli uomini ed aumenta con l’aumentare dell’età. Considerato che tali lesioni sono strettamente dipendenti dall’esposizione solare, chi passa molto tempo all’aria aperta per motivi professionali, ad esempio, vigili, lavoratori edili, giardinieri, bagnini, o chi pratica sport all’aria aperta è da considerarsi un soggetto a maggior rischio».

«Le cheratosi attiniche – ha precisato il presidente -sono classificate come tumori della pelle e per questo il trattamento tempestivo sia delle lesioni sia nelle zone circostanti, il cosiddetto campo di cancerizzazione, è importante per evitarne la progressione in forme tumorali più invasive. Esistono diversi trattamenti per eliminare le cheratosi attiniche, quali terapie ablative, trattamenti farmacologici topici e la terapia fotodinamica. Le terapie ablative consentono di trattare solo le lesioni visibili, mentre gli altri due approcci consentono di trattare anche la cute circostante, prevenendo l’insorgenza di nuove lesioni o di recidive».

Oltre all’ambito oncologico, la terapia fotodinamica può essere utilizzata anche per altre condizioni dermatologiche. «Recentemente – ha illustrato Magda Belmontesi, dermatologa e docente della Scuola Superiore di Medicina Estetica Agorà di Milano – si stanno aprendo nuovi scenari di utilizzo della terapia fotodinamica, oltre le indicazioni terapeutiche di riferimento. Risultati promettenti sono stati infatti ottenuti nella cura dell’acne volgare da moderata a grave e nuove applicazioni si stanno affacciando nel campo estetico. Come trattamento per contrastare i danni da foto-invecchiamento cutaneo, in particolare del volto, la terapia fotodinamica risulta efficace nel miglioramento della texture cutanea, nell’appianamento delle rughe e schiarimento delle macchie della pelle dovute a prolungate esposizioni solari, oltre che nel miglioramento della compattezza e dell’elastosi cutanea grazie agli effetti di rimodellamento del derma».

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