Voci della Sanità 25 Maggio 2020

Da Senior Italia FederAnziani allarme per 24 milioni di cronici: «Riaprire subito attività specialistica territoriale»

Al via un ciclo di tavole rotonde con i decisori nazionali e locali, le società scientifiche e le organizzazioni dei medici per fare il punto sulla gestione della cronicità sul territorio nella Fase 2

«Siamo fortemente preoccupati per la prolungata chiusura dell’attività specialistica ambulatoriale del territorio e per la conseguente situazione di abbandono in cui versano 24 milioni di malati cronici malgrado i ripetuti appelli dei medici. Per non parlare degli enormi ritardi che stiamo accumulando in termini di prevenzione e nuove diagnosi». Lo dichiara Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani che per affrontare la situazione della cronicità in Italia nella Fase 2 ha istituito un Advisory Board che coinvolge esponenti di alcune tra le più importanti società medico-scientifiche e organizzazioni di medici con l’obiettivo di confrontarsi con i decisori nazionali e locali e accelerare il superamento di questa fase attraverso la riapertura delle attività specialistiche del territorio, per scongiurare pericolosi ritardi nella gestione della cronicità e nelle nuove diagnosi.

LEGGI ANCHE: SENIOR ITALIA FEDERANZIANI: SEMPRE ATTIVO NUMERO VERDE PER SUPPORTO PSICOLOGICO AGLI ANZIANI SOLI

Si è già tenuto il primo appuntamento tra i board e l’Assessore alla Salute della Regione Sardegna Mario Nieddu. Nei prossimi giorni saranno organizzati una Tavola Rotonda Nazionale, una europea e incontri con i rappresentanti delle altre regioni.

«In Italia ci sono 24 milioni di malati cronici che oggi non possono accedere alle cure e nemmeno al monitoraggio delle loro condizioni di salute – si legge nel documento dell’Advisory Board – e la maggior parte di queste persone sono anziani fragili. Vanno bilanciati rischi e benefici di ogni cura, come ci è stato correttamente detto dall’inizio, ma non possiamo ignorare che ogni diagnosi mancata, ogni terapia sospesa equivale a una perdita di opportunità di guarigione o a un più elevato rischio per la salute della persona. I laboratori ormai assicurano solo le prestazioni indifferibili, molte terapie e follow up sono sospesi, le attività mediche e chirurgiche ordinarie sono state azzerate così come gli screening. Persino gli accessi al pronto soccorso sono tracollati, e se questo in molti casi significa azzeramento dei ricorsi impropri in altri purtroppo vuol dire che le persone, di fronte all’insorgenza di sintomi anche gravi, come quelli dell’ictus, preferiscono restare a casa piuttosto che andare in ospedale, con tutto quel che ne consegue in termini di peggioramento della salute e rischio di invalidità.

Se non proponiamo soluzioni nuove ai pazienti, questo stato di sospensione indefinita della gestione delle patologie significherà un enorme perdita di salute collettiva e un costo incalcolabile per il Servizio Sanitario Nazionale. Occorre intervenire immediatamente ripristinando i percorsi assistenziali diagnostici e terapeutici per garantire ai cittadini nuovamente l’accesso alla prevenzione, alla cura, alla diagnosi tempestiva, non ultimo per fronteggiare al meglio l’inevitabile prolungamento dei tempi di attesa accumulatisi in questi mesi.

A tal fine sarà necessario innovare il setting con cui l’assistenza ospedaliera viene offerta, ripensando completamente il percorso intraospedaliero, limitando l’accesso solo ai casi realmente necessari, promuovendo l’utilizzo di innovazioni tecnologiche e organizzative che consentano di ottimizzare il percorso del paziente costretto dalle proprie condizioni a ricorrere ad un ricovero ospedaliero o a un intervento chirurgico, al fine di limitare al massimo la degenza intraospedaliera e l’utilizzo dei letti di Terapia Intensiva. Occorrerà garantire dispositivi di protezione individuale corretti agli operatori e ai pazienti/cittadini, effettuare test specifici agli operatori, prevedere soluzioni quali utilizzo massiccio di termoscanner e investire nel triage dedicato a filtrare gli accessi isolando gli eventuali casi positivi».

Il documento infine afferma che è necessario «investire sul potenziamento della sanità territoriale puntando sul lavoro delle équipe multidisciplinari».

Composizione dell’Advisoy Board:

  • Pierluigi Bartoletti – Vice Segretario Generale Nazionale FIMMG
  • Rossella Costantino – Delegata SIMFER – Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa
  • Fernando De Benedetto – Delegato Società Italiana di Pneumologia (SIP IRS) e del Centro Studi SIP
  • Claudio Ferri – Professore Ordinario in Medicina Interna, Università degli Studi dell’ Aquila
  • Pietro Fiore – Presidente SIMFER – Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa
  • Ciro Indolfi – Presidente SIC Società Italiana di Cardiologia
  • Antonio Magi – Segretario Generale SUMAI-Assoprof – Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria
  • Domenico Mannino – Presidente Fondazione AMD – Associazione Medici Diabetologi
  • Paolo Marchetti – AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica
  • Luca Menabuoni – Presidente A.I.M.O. – Associazione Italiana Medici Oculisti
  • Roberto Messina – Presidente Senior Italia FederAnziani
  • Ugo Oliviero – Responsabile Scientifico A.R.C.A. – Associazioni Regionali Cardiologi Ambulatoriali
  • Eleonora Selvi – Responsabile della Comunicazione Senior Italia FederAnzianI
  • Luigi Sinigaglia –  Presidente SIR – Società Italiana di Reumatologia

 

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