Mondo 6 Aprile 2020

Dall’intervista a Sanità Informazione a Mosca, l’ex direttore sanitario dell’Ats di Bergamo è ora consulente alla corte di Putin

Giuseppe Imbalzano: «Mi hanno chiesto come organizzare l’attività e ridurre il rischio. Prossimo appuntamento con i direttori degli ospedali, nel frattempo sto preparando un documento per i cittadini»

di Federica Bosco
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Contenere l’emergenza Covid-19 in una città con 12 milioni di abitanti come Mosca, cercando di evitare gli errori commessi in Italia. Con questo intento è nato il filo diretto tra Giuseppe Imbalzano, medico, già direttore sanitario delle Asl di Bergamo, Lodi e Milano, e l’amministrazione moscovita. L’occasione è stata l’intervista rilasciata a Sanità Informazione: dopo l’interessamento dello studio legale di Manlio Marino (managing partner del Network professionale ILC Law Firm) e una telefonata ai colleghi russi, per il medico italiano è iniziato il dialogo con il responsabile sanitario designato a Mosca.

«Abbiamo parlato con il medico incaricato da Putin – spiega Imbalzano raggiunto via Skype –, che è il riferimento per tutta la città di Mosca dal punto di vista clinico. Abbiamo discusso la questione insieme a lui, abbiamo affrontato i diversi problemi ed abbiamo orientato alcuni comportamenti, oltre ad aver mandato tutta la documentazione che in questo momento può essere utile per le necessità cliniche ed organizzative delle loro attività».

LEGGI ANCHE: L’EX DIRETTORE SANITARIO DELL’ASL DI BERGAMO SPIEGA PERCHE IL VIRUS E’ DILAGATO IN LOMBARDIA: «COMMESSI DUE ERRORI»

Che tipo di informazioni le hanno chiesto?

«Al primo impatto le loro richieste sono state rivolte a capire come organizzare l’attività e in che modo ridurre il rischio, ma anche come affrontare le carenze che purtroppo il loro sistema sanitario ha. In Russia ci sono ospedali eccezionali, moderni, costruiti recentemente, e una rete che invece risale a venti o trent’anni fa e che ha ben altre caratteristiche, meno europee di quanto  si possa immaginare».

Quali indicazioni ha fornito? 

«Le indicazioni che abbiamo dato sono state di dividere gli ospedali tra quelli unicamente dedicati alle malattie infettive (a Mosca dovrebbero averne due) e gli ospedali generalisti. E se mai dovessero attivare ulteriori ospedali, questi non dovrebbero essere misti, altrimenti succederà quello che è successo da noi in Italia».

La questione tamponi come viene gestito in Russia?

«Sono legati solo a quelli che arrivano in ospedale, perché ancora non fanno indagini epidemiologiche sulle singole persone che hanno avuto la malattia, quindi non risalgono a tutti coloro che sono stati contattati e quindi probabilmente contagiati».

In questo ambito che tipo di consigli ha dato?

«Quello di selezionare tutti i percorsi che hanno fatto queste persone, i contatti che hanno avuto, e a quel punto cominciare da una parte a dare delle indicazioni specifiche sulla malattia e quindi sui tamponi, dall’altra mettere in quarantena, separandoli dalle famiglie, eventuali nuovi casi che possono manifestarsi. L’organizzazione e la prevenzione in questo caso sono essenziali. Tutto il sistema sanitario verrà messo in gioco e non è detto che sia poi in grado di rispondere a tutte le esigenze che una città come Mosca possa avere. Qui siamo su numeri che sono maggiori di una Regione come la Lombardia».

Il prossimo appuntamento è già stato fissato?

«Stiamo preparando un documento che sarà quello dell’informazione ai cittadini, e mi auguro che questo diventi elemento di facilitazione ad evitare le infezioni e soprattutto a tenere le persone più tranquille sapendo come potrebbe esserci l’infezione. Ci saranno incontri con altri direttori di ospedali perché sono tutti interessati a svolgere la loro attività nel modo più tranquillo e sereno. Nel frattempo, hanno la documentazione che dovrebbe aiutarli a gestire e risolvere parte dei problemi che hanno in questo momento. Intanto ringrazio voi perché mi avete messo in contatto con loro e siete voi che avete merito di questa azione. Grazie ancora».

 

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