Lavoro 14 Marzo 2022 15:40

Violenza fisica e verbale su operatori sanitari: trend in crescita. Patto tra istituzioni, sindacato e aziende ospedaliere

In occasione della prima giornata nazionale contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari, (12 marzo) in Regione Lombardia una tavola rotonda organizzata dal consigliere del Movimento 5 Stelle Gregorio Mammì ha messo a confronto medici, infermieri, sindacati, aziende sanitarie e politica con l’obiettivo di trovare sinergie per ridimensionare il fenomeno

Accrescere la cultura della non violenza, l’ascolto, la gentilezza, ma anche migliorare l’ambiente e la sicurezza sul lavoro e garantire più formazione e assunzioni, sono questi gli obiettivi fissati durante l’incontro organizzato dal movimento 5 Stelle in Regione Lombardia in occasione della giornata nazionale contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari, lo scorso 12 marzo, nell’ottica di un patto comune tra istituzioni, sindacato e aziende ospedaliere.

Regione Lombardia: al via un tavolo tecnico

«Il fenomeno della violenza sugli operatori sanitari è un tema su cui si dibatte ormai da 15 anni, il primo tassello da cui partire è la prevenzione – ha spiegato Enrico Burato, direzione generale Welfare di Regione Lombardia -. Superato il tentativo di dichiarare incostituzionale la legge regionale 15 del 2020 per far fronte alle aggressioni contro gli operatori sanitari, con la sentenza del luglio 2021 il supremo tribunale ha stabilito che la legge è rispettosa della carta costituzionale e dunque la Regione ha istituito un tavolo tecnico che è di prossima formalizzazione. Le azioni saranno volte alla formazione, alla gestione organizzativa delle unità operative, all’analisi del fenomeno continuo, al coinvolgimento degli operatori e degli utenti in una logica di educazione e corretto utilizzo del servizio».

Cause delle aggressioni e reazioni

Secondo le ricerche del Ministero della Salute tra le cause più frequenti che generano episodi di violenza ci sarebbero le lunghe attese nelle aree di emergenza, il ridotto numero di personale durante i momenti di maggiore attività, mancanza formazione del personale nel riconoscere comportamenti ostili e aggressivi, scarsa sicurezza nelle strutture ospedaliere o presenti sul territorio. Alle aggressioni seguirebbero delle reazioni delle vittime che secondo uno studio dell’Università di Tor Vergata di Roma sarebbero di rabbia, (58,8%), di impotenza (42, 3%), di ansia (41.5%), di disgusto (41,4%) e di tristezza (31,2%).

Troppe ancora le aggressioni non denunciate o non percepite come ha evidenziato Giorgio Costantino, Direttore della Medicina d’Urgenza della Fondazione IRCSS Ospedale Maggiore Policlinico di Milano durante il suo intervento. «Abbiamo avviato un progetto sottoponendo un sondaggio ai dipendenti dei reparti più a rischio, ovvero il prontosoccorso e la psichiatria per rilevare, nell’arco di una settimana, gli episodi di violenza verbale o fisica che accadono ai danni di infermieri, medici e Oss e anche tra colleghi. In attesa dei risultati, in ogni caso, abbiamo avviato una serie di iniziative per contrastare la violenza sugli operatori».

 Il Policlinico, l’ospedale gentile

Buone pratiche sono state adottate dal Policlinico di Milano che, a fronte di una media nazionale di aggressioni che si aggirano intorno ai 2500 casi, registra un trend costante di 80 episodi annui «Ancora troppi – ha aggiunto Costantino – per invertire l’escalation della violenza contro gli operatori sanitari abbiamo avviato il progetto dell’ospedale gentile che mira a capire le ragioni di chi mostra un atteggiamento ostile nei confronti del personale sanitario e che nasce in chi non si sente accolto dalla struttura. A questo abbiamo aggiunto dei corsi per riconoscere l’escalation di violenza nei posti più critici, come prontosoccorso, psichiatria e pediatria; abbiamo aperto uno sportello di assistenza psicologica per gli operatori aggrediti per capire quali possano essere le conseguenze sugli operatori che perdono serenità e innescano un circolo vizioso. Quindi l’idea è anche di inserire vigilantes o agenti di sicurezza che siano in grado di rendere meno facile le aggressioni e di fermarle sul nascere».

Onorevole Stefania Mammì: «Necessarie nuove assunzioni e infermieri liberi dal vincolo di esclusività»

I servizi del Policlinico possono essere un primo passo, ma, come hanno sottolineato i rappresentanti del Movimento Cinque Stelle, la deputata Stefania Mammì e il consigliere regionale Gregorio Mammì, per affrontare questa criticità occorre rispondere ad un’altra emergenza, che riguarda la carenza di personale: «C’è una emorragia importante sul territorio, in particolare tra gli infermieri. In questa direzione si può pensare di eliminare il vincolo di esclusività che permetterebbe di avere a disposizione maggior risorse – ha detto Stefania Mammì -. Bisogna intervenire però investendo in formazione e nelle assunzioni, cercando di dare uniformità all’assistenza su tutto il territorio nazionale». Anche il numero dei medici di medicina generale è insufficiente e con i pensionamenti previsti nei prossimi due anni la voragine sarà ancora più profonda. A sollevare il tema in ambito regionale è stato il consigliere Gregorio Mammì, segretario della commissione sanità e fratello della deputata Stefania Mammì «Va rivisto il ruolo della medicina di base, perché non possiamo pensare che in pochi anni si possa colmare la carenza di medici che è il frutto di un sistema sbagliato degli ultimi 20 anni. Abbiamo una grande occasione dal PNRR con gli ingenti investimenti in ambito territoriale, ma occorre stare attenti a non esaurire i fondi con operazioni immobiliari anziché puntare sulle risorse di lavoro».

La voce di medici e infermieri: «Non lasciateci soli»

I protagonisti presenti hanno raccontato di minacce di morte, sequestri, insulti e discriminazioni subite, testimonianze che hanno toccato il cuore dei presenti e portato al tavolo della politica e delle istituzioni una richiesta unanime «Non lasciateci soli». Proposte sono arrivate anche dal Movimento Oss Italia che vorrebbe essere parte dell’osservatorio istituito lo scorso mese di gennaio e nuove realtà di aggregazione come Orgogliosamente infermieri, voce e cuore di tanti professionisti che chiedono alle aziende sanitarie più tutela.

«Il rischio che molti colleghi abbandonino la professione è alta e in questo momento storico non possiamo permettercelo – ha lanciato l’allarme Gabriella Scrinieri, coordinatore del movimento Orgogliosamente infermieri – dobbiamo fare in modo che l’infermiere si senta capito e supportato dall’azienda per far sì che determinati episodi, qualora dovessero ancora verificarsi, quanto meno vengano affrontati in maniera diversa». «È importante che ci sia anche una maggiore attenzione da parte della comunicazione e della formazione accademica – ha sottolineato Giovanni Mutillo, dirigente dell’ASL di Teramo -. Proprio in questa direzione abbiamo fatto uno studio di ricerca con l’università di Genova e dell’Aquila, per capire quanto è profondo il fenomeno. È emerso che esiste un disagio che deve essere monitorato e su quei dati dobbiamo lavorare per prevenire il fenomeno e creare condizioni di benessere all’interno delle strutture». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Enrico Marsella, Presidente dell’Ordine delle Professioni infermieristiche di Cremona che ha posto l’accento sulla necessità di una maggiore tutela giuridica degli operatori sanitari vittime di aggressione.

 

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