Lavoro 20 settembre 2018

Taglio alle pensioni d’oro, Damiano (Pd): «No al ricalcolo retroattivo: è un principio pericoloso»

«Un contributo di solidarietà temporaneo, della durata di tre anni, sulle pensioni al di sopra dei 4-5 mila euro netti mensili. La Corte Costituzionale lo approverebbe». La proposta dell’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano

di Isabella Faggiano

Taglio delle pensioni d’oro per sostenere quelle da fame? Sì, ma con il giusto metodo. Cesare Damiano, che da ex ministro del Lavoro durante il secondo governo Prodi di pensioni se ne intende, è favorevole al taglio di quelle d’oro, ma contrario al ricalcolo retroattivo. «Mettere in circolo questo principio (quello del ricalcolo retroattivo ) è molto pericoloso  – ha spiegato Damiano – perché oggi si parla solo di pensioni d’oro, ma in futuro, se ci sarà bisogno di fare cassa come già accaduto in passato, ci si rivolgerà alle pensioni di argento, di bronzo, fino a quelle degli operai».

Un’opposizione alle proposte sostenute dal Governo già espressa anche dai sindacati medici. Massimiliano Bucari, coordinatore nazionale Cimo pensionati, le aveva definite «una vera e propria aggressione alla dignità e ai diritti di medici, professionisti, dirigenti pubblici e privati e di tutti coloro che finora hanno pagato correttamente i contributi richiesti per costruire la loro attuale pensione».

Per comprendere il vero nodo della questione per Cesare Damiano è necessaria un’attenta lettura del testo, poiché fermarsi ad un’interpretazione del titolo potrebbe trarre in inganno. «La proposta di legge presentata sull’argomento “pensioni d’oro” dai capigruppo della Camera del M5S e della Lega – ha spiegato l’ex ministro – ha un titolo che parla di “ricalcolo retroattivo dei contributi”. Stando a questi termini – ha sottolineato Damiano – la proposta sarebbe di ricalcolare la pensione a coloro che oggi godono di una pensione alta pur avendo versato pochi contributi. In questo modo l’importo delle pensioni sarebbe rapportato ai reali contributi versati. Ma questo – ha sottolineato l’ex ministro – è solo il titolo. Il corpo, la legge, va in tutt’altra direzione».

«Nel testo – ha aggiunto Cesare Damiano –  si parla di un ricalcolo retroattivo che tiene conto del momento in cui una persona è andata in pensione». Facciamo un esempio: «Se io sono andato in pensione a 60 anni di età, perché all’epoca la normativa lo prevedeva o perché ho cominciato a lavorare a 15 anni – ha spiegato l’ex ministro del Lavoro – dovrei avere una pensione tagliata perché oggi la fissazione del nuovo limite di età per la pensione è di 67 anni. Questa – ha sottolineato Damiano – è una cosa assurda».

LEGGI ANCHE: ENPAM, PENSIONI AL SICURO. IL PRESIDENTE OLIVETI: «COSÌ RESISTEREMO ALL’IMPATTO DEI CAMBIAMENTI DEMOGRAFICI»

La contrarietà di Cesare Damiano a pensioni d’oro e vitalizi non è una novità:  «Quando ero ministro – ha raccontato – sono intervenuto bloccando l’indicizzazione delle pensioni nella parte superiore ai 4mila euro lordi, quindi otto volte il cosiddetto minino di 500 euro. Dunque, sono favorevole a questa pratica. Ma – ha ribadito – non condivido la scelta del Governo di introdurre il ricalcolo retroattivo. È un principio molto pericoloso e, soprattutto, non necessario».

E allora, qual è la strada giusta da seguire? «Un contributo di solidarietà dalle pensioni al di sopra dei 4-5 mila euro netti mensili. – ha detto Damiano – Un contributo temporaneo, della durata di tre anni, non tributario. La Corte Costituzionale lo approverebbe e – ha concluso l’ex ministro del Lavoro –  si otterrebbe lo stesso risultato».

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